Pensieri e parole

QUEL CHE RESTA

Lei abbarbicata all’amore

Ogni cellula viva e pulsante

Ogni goccia di questa passione

Se la beve seduta stante

Lui con il sogno in testa

L’armatura sul cuore

Vuole solo parole e tempo

Per credere all’amore

Lei azione emozione pianto

Lui sogni parole schianto

Una corda di note li unirà.

Forse per un giorno,

Forse per l’eternità.

E quel che resta è ancora

AMORE,

lasciatecelo almeno per un’ora!

ALZA LA GONNA

Alzi la gonna

Sulle cosce sode

Per correre libera.

Per far passare l’aria

Di una vita immobile.

Perché i piedi ballino

Anche se la pioggia schizza.

Alzi la gonna

Per scoprire

Un desiderio antico,

Un serpente scolpito

Nella distanza tra la roccia

E l’azzurro dello sguardo.

Alza la gonna.

Che aspetti?

In un alito di sogno

Tutto finisce, bambina.

Che’ tu non rimanga

Con le pieghe degli anni

Incollate

Fra le dita.

PROSPETTIVE AD ALI SPIEGATE

C’era ancora tanto da dire

Ma la bocca

Mi si era seccata di fango.

E le crepe asciutte come mille rughe

Percorrevano un viso gonfio

Del rancore che punge.

Una guaina per salvarmi

Dal disconosciuto.

C’era tanto da dire

E stavo zitta.

In bocca ancora il fango deluso

Di chi ha creduto

E poi, ceduto.

Ma ora sputo il fango:

sa di muffa e parole stantie.

Sciacquo l’anima nella lavanda silenziosa.

Ricomincio a respirare il buono.

Prospettive ad ali spiegate.

POST-IT

Strappi di anima

In questi giorni stanchi.

E le parole le appiccico

Come post-it per dirtele.

Ma poi le stacco. E le mastico.

Con la rabbia di un rifiuto

Inspiegabile.

“Mi manchi”

Ultimo post-it

Scollato.

LIBERTÀ

Le mie mani e i miei piedi non si lasciano scrivere

Dal tuo desiderio di controllo.

I miei capelli volano brucianti di libertà.

Mi scruti per capire.

Ma vedi solo un vuoto involucro.

Io sono ormai

Altrove.

ARRIVERA’

Arriverà il tempo delle ali

Che varcano cancelli di ferro.

Arriverà il tempo dei sogni

Che creano la realtà.

Arriverà il tempo della vita

Da respirare e mangiare lentamente.

Quel tempo è già nei miei occhi.

Già lo vivo.

Il resto…dettagli da ufficio.

ROMEO

E torno a scrivere

Al mio Romeo immaginario.

Giulietta senza crinoline.

Senza sogni a lieto fine.

Un’emozione mi basta

Per questo cuore sonnolento.

Sveglialo a scossoni, Romeo.

E poi un fiore e una parola giusta.

Per farmi bruciare. Ancora.

Prendimi e potrai andartene.

Lasciarmi consumare di nostalgia.

Romeo.

Mi sento viva. Anche sola.

PIOVE

E l’impotenza

Ci paralizza,

Sotto una pioggia

Che sa quasi di sangue.

Piccoli di fronte alla natura offesa.

Spazzati via come margherite trasparenti.

Ci restano fede e volontà.

Conficcate

nelle unghie sporche di fango.

SASSI

Pilastri

Che affondano nella terra.

Per le mie gambe impaurite.

Per il cuore greve di sassi.

Sassi di un fiume che viola.

Ed io, persa,

Piango sassi di lacrime.

Già asciutte.

A CASA

Ho scritto di te.

E così ho scritto di me.

Della sicurezza.

Della pioggia sul tetto.

Del silenzio profumato.

Di quanto amo te e me.

Insieme.

Di quanto tu sei me

E il tesoro del mio tempo

Sospeso.

Ti ricorderò così.

Ora che la libertà è violata.

Che l’intimità è rotta.

Che è giunta l’ora di dividerci.

Perché entrambe

Possiamo assumere nuove forme.

SPERARE SENZA DISPERARE

E intanto devo mettere qui

Il mio dolore.

Che preme e chiede il passo.

La delusione dell’aspettativa.

Ancora cerco affannosa

La strada. Buio cieco.

Solo le mie mani mi aiutano.

Mani di speranza.

Mani che lavoreranno il futuro

Come plastilina.

Rialziamoci.

C’è del lavoro da fare.

NOTE D’UFFICIO

Costruisco di amari mattoni

Il recinto del distacco.

Per arginare:

– Fughe di gioia estrema

– Una bambina che sa ancora giocare

– Attacchi di creatività compulsiva

– I cocci delle maschere ormai smesse

– La lingua tagliente della verità.

Nel girone infernale di polvere e carta

L’unica musica è il tic-tac dei tasti furibondi.

Non vi appartengo.

NON SCRIVO PIÙ’ D’AMORE

Non scrivo più d’amore

Amor mio.

Perché l’universo

Ha dato voce al mio richiamo.

Ed ha intessuto

Di libertà e rispetto

Ogni mia fibra.

Perché ha spento l’ossessione

E reso la solitudine amica.

Non scrivo più d’amore

Amor mio.

Perché, distratta dal vento dell’arte,

L’ho seguito fino a te.

E nel bello

ci siamo incontrati.

E amati.

Scrivo ancora d’amore

Amor mio.

Ma in silenzio.

Perché questo amore,

Lo vivo.

SENZA TITOLO

Perché

contenermi,

etichettarmi,

incanalarmi?

sono lava rovente

che si raffredda, se serve.

ma la vita che scorre in me

non si spegne,

il mio entusiasmo trabocca.

danzo bambina sotto il sole e la pioggia.

rido fino alle lacrime libera da costrizioni.

sopra ogni sofferenza e dolore.

che esistono e feriscono.

ma la gioia è più grande

AMORE È

Amore è

Che esisti solo tu

Che gli altri sono manichini trasparenti

Che ogni voce è la tua

Che sei in ogni minuto del tempo

Solo tu, sopra tutto.

Non voglio niente di meno.

E so che non chiedo troppo.

SENZA TITOLO

Ci brillano gli occhi.

Tremo nel dirlo,

Al buio.

Taccio e proteggo

Magie e nuove alchimie.

E il mio corpo bruciante

Alimenta la nostra luce.

E il tuo silenzio di velluto

Adorna il nostro amore,

Color lavanda.

MOSTRATI

Mostrati

Senza maschera

Mio cavaliere!

Solo

L’autenticità dei tuoi gesti

La fermezza delle tue idee

L’indipendenza del tuo spirito

Sapranno farmi tua.

Vano è il tentativo

Di nascondersi e compiacere.

Perché la verità vince, sempre.

E il coraggio si nasconde

Dietro trame

Di fragile

Roccia

Calcarea.

CERTI DONI

Certi doni

Giungono inattesi.

Pacchetti del destino.

Quando la speranza

È in riserva.

Quando l’occhio

Guarda altrove

Stanco di attendere.

Allora suonano

Alla porta,timidi.

E prorompono

Fiumi in tumulto.

Albeggia,

Sulle nostre mani

Intrecciate.

DIMMI IL TUO NOME

Sei

Il silenzio pieno

Che ho sempre voluto

Accanto.

La parola nascosta

Che entra nelle pieghe

Della mia ritrosia.

Il velluto di una voce

Che sussurra

Per non spezzare magie.

L’anello di congiunzione

Tra la mia aria

E la tua terra.

Lo specchio implacabile

Nel quale vedere

Le mie ombre, e amarle.

La mano coraggiosa

Che temevo tardasse

Troppo

A farmi sua.

Dimmi il tuo nome.

Forse sara’ infine

La chiave della mia anima.

DICI CHE C’E’ ANCORA TEMPO

Dici che c’e’ ancora tempo

amore

Per conoscerci e perderci

In fondo a un sentiero di polvere e baci?

Dici che c’e’ ancora tempo

amore

Per affondare gli occhi nella pelle

E lasciar parlare i silenzi pregni?

Dici che c’e’ ancora tempo

amore

Per una casa di saldi mattoni

Dove maschere e falsari sono banditi?

Dici che c’e’ sempre tempo

amore

Per l’Amore?

Quello di cui sai da sempre. Quello che non sprecheresti mai.

Il tempo divora i miei riccioli neri.

E il mio cuore batte sempre

Più lesto.

FIUME ROSSO

Stasera ho urlato il tuo nome

In mezzo al fiume rosso.

E tu eri li’, muto.

Ad accendere fuochi.

A guardarmi lento.

Mentre le fiamme mangiavano

La mia pelle riarsa.

E i tuoi occhi erano le fiamme.

E la mia pelle e’ diventata fiume.

E il tuo nome l’eco del mio desiderio.

Non mi sono mai spenta

In mezzo al fiume rosso.

Solo trasformata.

URGENZA

Nemmeno l’aria

Passerà

Tra i nostri corpi.

Stretti.

Abbarbicati .

L’uno all’altro.

Come se nessun altro modo

Di esistere

Fosse possibile.

LA PELLE

La pelle cerca

i baci del sole

Il tocco del vento

Si spoglia di ogni indumento.

Veloce. Prima che il tempo

La eroda.

Pronta per l’amore rapido.

Bruciante. Necessario. Pratico.

Eppure.

Le labbra del sole e il morso del vento

Pungono come un tormento.

Perché già troppo la pelle

E’ rimasta in gabbia.

Lontana dalle tue mani

Avide. Sapienti.

Belle.

FAMIGLIA

Ho conosciuto l’amore del clan.

La gioia del fare tanto in tanti.

La confusione adorabile degli incontri.

L’infanzia affollata dei pomeriggi estivi.

I mille regali sotto l’albero per i mille cugini.

Ho conosciuto lo strazio della famiglia interrotta.

Del dolore improvviso.

Delle guerre intestine.

Dell’odio tra fratelli.

Della perdita.

Della solitudine.

Ma nessuno e nulla cancelleranno i ricordi. E i luoghi del cuore.

E ciò che per me e’ famiglia.

PAZZE REITERAZIONI

Le cose che finiscono

Lasciano sbavature

Appiccicose, lente a sbiadire.

Per lavarle,

Raschio il tessuto del cuore.

Mappa di rosse cicatrici.

Su cui traccio nuovi percorsi.

Pazze reiterazioni.

SCADENZE

È tempo di mogli.

Non di amanti.

È tempo di cose fatte a modo.

Non di lenzuola lacere di desiderio.

È tempo di sorrisi infiocchettati e di coscienze immacolate.

Non di baci strappati a morsi e colpe soffocate da grida di piacere.

È tempo di sopravvivere nascosti.

Non di vivere la verità urlante dell’essere.

Ormai quel tempo è scaduto.

STELLA

non un falena

che muoia nella luce

della mia stella

ma un’altra stella

luminosa

che mi aiuti a brillare

FUGA

Fuggi

Dal mio dolore allo specchio.

Mi speravi leggera.

Ma ricamo piombo

E fuliggine

Con filo di cioccolato bianco

E sudore solidificato

Dall’attesa.

Una voce

Bambina

Ripete identico

L’amore

La realtà

Adulta

Stronca ogni palpito

Di illuse ali

Ramingo il cuore. In sospeso.

“Nonpossosmetteredibattere”. Dice.

SIAMO

Mescoliamo sangue sputo spavento

Nella giostra impazzita del nostro amore

Pronti ad essere scaraventati

Nell’ignoto

Di un dolore inevitabile,

di una passione ineffabile,

di un nodo ormai inscindibile.

Noi siamo, oltre ogni tempo.

ADIEU

Non hanno più quel sapore

Di rose e nebbia

I tuoi occhi.

Li hai velati di distanza.

I capelli al vento

Odorano della polvere

Di un rosso sipario di velluto stanco.

Non li potrò pettinare di baci.

Nostalgia. Encore une fois.

Di cose mai state.

Che si sgretolano prima di essere.

HO CANTATO

Ho cantato col tuo sguardo addosso

Stasera.

E mi facevi sentire bella.

Ho respirato col tuo respiro tra i capelli

Stasera.

E mi pettinavi con dolcezza.

Ho dormito con le tue mani nelle mie

Stasera.

E non voglio più lasciarle.

Sei presente. In questa assenza

Dai contorni pronti a sfumare

In un unico tratto.

Aspetto domani.

SPAZI

Mi insegni gli ampi spazi

Nel tuo girovagare

Tra parole e silenzi.

Distanze che piano

Si fanno piccole increspature.

L’occhio poco allenato

D’un tratto libero

Di spaziare osserva

Un mondo che prende forma.

E non basta quasi

Per tutto ciò che ci aspetta.

VOLUTE

Qui stelle. Cielo. E vento.

E il silenzio di inespressi amanti.

Che schiavi dell’assenza

Non sanno usare il prezioso tempo

Della parola viva.

E tu. Dove nascondi le tue frecce

Pungenti, amor mio?

Le hai riposte nella custodia

Timide, insieme al tuo archetto di seta.

E restiamo qui.

Tra stelle. Cielo. E vento.

A contemplare le lente volute

Del fumo del nostro amore

Mai stato.

Dormi!

Che e’ già mattino.

CENERE

Spento è l’incendio improvviso.

Alimentato prima dal vento delle idee

E poi dal legno dei sensi.

Tutto ha travolto.

E poi

Ogni scintilla si è arresa.

Cenere,

resta.

Buona per la terra. Ma fredda.

LEI, LUPO

Nel bosco, mi faccio preda.

Dalla montagna

Scendi, curioso.

Nel chiarore mi dipingi.

Annusi. Indaghi.

Passi oltre.

Resta un giaciglio intonso.

E una preda nell’oscurità.

NODI

Pettinando i lunghi capelli del tempo

La spazzola incontra un nodo inestricabile.

Incespico. Mi graffio. Urlo di rabbia.

Il nodo resta. Non sta a me scioglierlo.

Le cose accadono e i nodi si sfrangiano.

Nulla mi è mai stato promesso.

ATTESA

Baci non dati

E carezze interrotte

Assaporo, voluttuosamente,

Sulla pelle arrossata

Dalle tue parole di zenzero.

Con una mano

Sfioro distanze ravvicinate.

Con l’altra cerco il dolce

Piacere

Nell’istante condiviso.

Diluisco i miei sensi

Su una tavolozza di impazienza.

TREMO

Non vedo che te.

E mi confondo .

Perché non hai volto

Ancora.

Hai il volto dei miei desideri

Gli occhi del verde che dipingo

Le mani che suonano i miei tasti.

Non sei tu.

Mera proiezione olografica

Di ciò che voglio, affannosamente.

Ti faccio combaciare

Con i miei confini.

Ma tu sei lupo. Roccia scoscesa. Selva oscura.

Perché contenerti?

E non abbattere obsoleti recinti?

E sbriciolare fossili pregiudizi?

Per poter saziarmi di ciò che lungamente

Ho braccato.

Ora è qui. E tremo.

OLTRE IL DESIDERIO

Potrei mangiarti.

Divorarti.

Saziarmi della tua carne.

Occhi fissi nei tuoi.

Ogni cellula pronta

all’amplesso,

costringo il desiderio

oltre il vetro della misura.

Per non morir di nostalgia.

Di non averti avuto.

E non aver saputo attendere.

Patteggio con la frustrazione.

TORTURA

Il contatto casuale dei corpi

Apre uno squarcio nell’armatura di indifferenza

Il sorriso all’unisono che scocca

Accende un bisogno rimosso di dolce condivisione

Un tocco lieve, mano con mano,

Scatena desideri dimenticati, sotto un velo di polvere.

La fine dell’incontro lascia pero’ scoperto

L’ardente desiderio di dare e ricevere,

Sollecitato ma non saziato.

La dolce tortura del gioco amoroso.

Crudele, perchè non mi vuoi.

E allora perchè torturarmi?

SICURA

Sei come un vecchio maglione

Che conserva storie vissute

E m’avvolge caldo, rassicurante.

Eppure sei nuovo,

Perché fuggi e alimenti

Desideri possenti.

I tuoi occhi scolpiti nel cuore,

rincorro sogni. Forse muti, e incompiuti.

È tra le tue braccia che voglio tornare.

E restarci. Felice.

Ora basta.

Ora solo caldo tepore.

LANA E CORAGGIO

Un misero intreccio

Di lana e polvere.

Il maglione di un lunedì sospeso

Tra tristezza, slancio e deluse attese.

Ricalco i miei passi all’indietro.

Ritorno dietro le mura

Delle sicurezze.

Ogni volta è più difficile uscire.

Intreccio lana e coraggio, soffio via la polvere.

PAURA

nemmeno dai il tempo al fuoco di accendersi

con le tue secchiate grondanti paura

paura

del mio magma ribollente

paura

di perderti per sentieri nuovi

paura

di una fine senza un senso

condivido

identiche paure

ma

assaggio, provo, vivo

conscia del tempo vibrante

che mi attraversa.

QUESTO AMORE

Voglio questo amore

Che freme tra le dita

E tace sulle labbra

Nel timore di svelarsi

Ginocchia nervose

Parole interrotte

Da un bacio furtivo

Un desiderio diviso

Tra paranoia e liberta’

L’unico modo di essere.

Senza alternative.

L’AMORE E LA MASCHERA

Giù giù giù

Giù la maschera!

Via queste facce di plastica

I sorrisi scolpiti

I denti falsamente bianchi

La voce costretta

I gesti monchi

Chi sono?

Cosa vedete?

Riuscite a perforare questa armatura di voglia di compiacere?

Questa armatura che protegge dalle frecce di ironie fuori luogo.

Dalle affamate cannucce dei moderni vampiri energetici

Che succhiano succhiano succhiano senza ritegno

E lasciano vuoti come bottiglie di birra sui marciapiedi.

E i ruoli?

Tanti cappelli di diversa foggia e colore

Adatti ad ogni occasione

Cambiarli è facile, ma stanca

E quando avrò il ruolo di me stessa? E basta?

Non figlia, non amica, non impiegata, non artista, non insegnante, non fidanzata…

Ma solo IO IO IO!

Nella solitudine……?

No, non ci sto. Non voglio crederci. Voglio essere me con voi, qui ed ora!

Senza fronzoli, senza orpelli, senza vesti, senza pelle, solo cuore, cervello, spirito e voce!

Qui. Ai vostri piedi. A implorare amore. A implorare ascolto. A implorare attenzione.

Solo per ciò che sono, imperfetta e meravigliosa. Nuda.

Ed ora, dopo tante parole….silenziosa.

SENZA TITOLO

voglia di semplicità.

di sentieri in discesa.

di parole spoglie.

di mani intrecciate che parlano.

di silenzi saturi.

gli occhi negli occhi.

e sole, a condire il silenzio.

MASCHERE E INCONTRI

Calcio in porta

Il pallone di stracci

Di una delusione

Che puzza di noia.

Ad ogni incontro

Stacco un pezzo

Dell’ultima maschera

E lo ingoio.

Sapore di lacrime.

Per te

Che arriverai

L’ultimo pezzo.

Conservalo.

Per non annegare

Nel mare del mio se’.

CONTROLLO

quando pensi di avere il controllo

qualcosa sfugge

non un dettaglio!

è il sassolino che completa la montagna

e le tue braccia sono troppo deboli

per sostenerla

e allora aspetti,

sorridendo,

che arrivi il vento

a fortificare le tue spalle

che splenda l’aurora

a infonderti coraggio

che scocchi un sorriso

a risvegliare l’amore nel tuo cuore.

benda il controllo

con nera stoffa profumata di cera

e siedi nel sole

ad attendere di scorrere di nuovo,

con la vita.

CONFORTANTI TOCCHI

Stringo le tue lacrime

Tra polpastrelli leggeri.

Per amarle

Delicatamente.

Cullo il tuo broncio

Con paziente

Lentezza, lieve.

So che sorriderai,

Presto.

Lasciami fare.

Lasciami amare.

Voglio entrare in te.

Ma nel tempo che e’ tuo.

FIORI

Raccolgo fiori colorati

Nel sole pomeridiano

Piccoli doni sparsi qua e là

Che mi hai lasciato stanotte

Sognandomi.

CORAGGIO

Mi guardo allo specchio

Appannato di lacrime

Paura.

Che l’amore non bussi

Che la vita non cambi

Che il tempo si fermi qui

E io li’ ad aspettare

Un treno soppresso.

Vorrei sgocciolare via

In rigagnoli invisibili

E dissolvermi.

E invece raccolgo

Le scarpe pesanti

Dove ho nascosto il coraggio.

E cammino.

2013 JOIE-DE-VIVRE

Addio 2012

Di grandi raccolti

Fatiche ricompensate

Lavoro incessante

Soddisfazione grande.

Addio 2012

Addio al dolore

Alle ferite del cuore

Al poco amore

E alle tante illusioni

E delusioni

Qui restano i pensieri neri

Te li lascio!

Porto con me il mio amore

Grande

Per la vita e le persone.

E il mio raccolto di fatica.

Perchè sono io

Che vado avanti, anno dopo anno

Crescendo.

E oggi tu muori

E rinasce in me

Il germoglio,sopito

Della speranza.

2013 – Joie-de-vivre

MAL-DE-TOI

Mi manchi

In queste sere silenziose

In cui ogni parola risparmiata

Viene cacciata

Dolorosamente

In gola.

Mi manca il tuo sorriso

Che si trasforma in smorfia

E non so quale prendere

Nell’incertezza, nella paura

Di un tuo no.

Mi manca l’odore

Di amore svelto

Quasi rubato ma necessario.

Che non capisco ma prendo

Perchè mi disseta, per poco.

Mi mancano le parole

Ruvide. Schiaffi, quasi.

Non so perchè le accetto.

Ma so il vuoto com’e’

Ora.

Voglio di più. Altro.

E allora perchè tu sei li’?

ILLUSIONI COLOR LILLA’

Vomito

Fiumi di illusioni

Che si contorcono

Sulla mia bacchetta

Magica

Color lillà.

Senza, sembro non vivere.

Senza, vivrei

Nella purezza

Onesta

Della realtà.

IL FIORE DEL DISTACCO

il fiore del distacco

è quello che porto tra le dita

verde

a ricordare l’amore

senza confini e giudizio.

quello che ti guarda

dritto

negli occhi. e sai che c’è.

giallo

a ricordare il progetto,

che si stila senza sapere

anche per poche ore

di intimità.

rosso

a ricordare la nebbia

di un’alchimia fisica

senza parole,

che divampa.

e infine il vetro.

che racchiude il fiore.

il vetro freddo, che brucia.

che ci divide, ormai.

lo porto tra le dita.

aspetto un nuovo getto.

SENZA TITOLO

Aiuto.

Sono fottuta.

Il rischio ha fatto breccia.

E sotto

Sono nuda. E mi infrango.

Come le dolci parole

Che mi rapiscono,

Contro il mio cuore sciocco.

LABBRA

Labbra calde

Appoggiate al vetro

Di neve

Del tuo desiderio

Prosciugano

Ad uno ad uno

I rivoli di una timidezza

Ormai in disuso

Inglobano

Lettere casuali

Di silenziose dichiarazioni

D’amore

Espirano

Volute lente

Del fumo profumato

Di pelle

Risucchiano

I pensieri pensanti

Per trasformarli

In passione senza realtà

Tu sai il loro nome.

E stai per sussurrarlo.

ANCORA NO

E dopo il pieno

Torna il vuoto,

Allagato

Da torrenti di pioggia.

Senza fine.

Ancora non sei tu

Che mi rimbocchi

Le coperte

Dimenticate

Della tenerezza

Ancora non sei tu

A cui la mia armatura

Si arrende

Sbriciolandosi in fiumi di piacere

Ancora non sei tu

Che mi ami e basta,

E mi abbracci,

Senza le scorie di passati dolori.

Mattina di bilancio

Freddo e solitario.

Da scaldare con le pietre

Roventi

Del mio amore

Per la vita.

TROPPO

Immobile e’ il desiderio

Per non spezzare

Fondamenta di cristallo

Se fossi qui

Come tempesta furiosa

Ti avvolgerei

Come fiamma danzante

Ti cingerei

Come onda possente

Ti prenderei

E poi dolce di miele

Mi lascerei trasportare

Dalle tue braccia

Temo pero’

Di essere

Troppo.

ARIA

Pioggia. Lavami quest’anima illusa.

Fango. Sporca la mia perfezione fasulla.

Vento. Denudami da desideri sciocchi.

Fatemi volare alto. Perdermi nel tutto.

Quaggiù e’ difficile essere aria

MINUETTO

Baciami e ancora baciami

Mentre mi accoccolo ai tuoi piedi.

Stringimi, ancora. A te.

Con dolcezza. Proteggimi.

Dal mondo. Dalla durezza.

Con le tue mani ruvide.

Che suonano pelle e legno.

Sorridi. Ridi. Fammi volare

Tra scoppi di risa, e note mute,

E baci. in levare.

E parole usate per riempire.

Che’ il silenzio avvicina.

E noi ancora distiamo

Un metro di sorriso rubato.

Ti rincorro sul filo dell’etere.

In mano lettere virtuali.

Nel cuore paura di vivere.

In tasca voglia di osare.

Prendimi e ancora prendimi.

Senza farmi accorgere.

E tua saro’. Se vorrai.

OBELISCHI

Cadono le foglie delle illusioni

Cadono i capelli dei mezzi incontri

Cade la neve dell’Amore

A coprire gli errori

E poi via,

Acqua gelida

Che lava il dolore.

Resta , In piedi

L’obelisco imperituro

Granitico, nel sole della giusta via.

Solo. Scruta l’orizzonte.

Fino a scorgere il suo gemello.

SENZA TITOLO

Le sorprese non aspettano.

Irrompono nella certezza

E prendono il timone.

Non importa per dove.

Non puoi

Che seguirle.

Con gioia.

NOTTURNAZIONE

Lunghe ore distese

Rapita da incubi grevi

Lavano grumi di paura

Lunghe ore silenziose

Chiuse le ferite

Di pelle ora intatta

Pulita

Sveglio un corpo

Rinato vuoto.

La pace avvolge

Me

Pronta alla vita.

PIUME

Le parole

Fanno delle emozioni

Piume leggere.

Aiutami a mettere

In versi

Angoscia

E pianto

E piume

Nere e grigie

Pacificheranno

La pena del mio petto.

Forse, allora,

Ci sarà posto

Per colori

Di luce.

TI LEGGEREI

Ti leggerei “adaltavoce”

Tutti i libri del mondo

Per entrare nel tuo,

Quando stai per dormire.

Ma piu’ di tutto,

Ti leggerei d’amore

Fino a farne trasudare

Ogni nostra cellula.

Per emozionarci….encore une fois!

AMAMI

Amami

Per come sorprendo i sorrisi

Ascoltami

Nei fiumi in piena che travolgono

Abbracciami

Nei miei vestiti più estremi

Guardami

Come la prima donna del creato

Prendimi, amore, prendimi

Con coraggio.

Pungo.

Ma oltre le spine posticce

Solo miele succulento.

Goccia a goccia, sulla pelle.

CASA

Rientro a piedi nudi

Nel caldo tepore

Delle sicurezze.

“Oggi rischio!”

Ho rischiato. Ho trovato.

Ho riportato.

Cosa? Cosa? Cosa?

Scaccio domande

Armata di piumini d’oca.

Raschio timori in fondo

Alla botte dell’anima.

Assaporo ricordi

In note muschiate.

Allaccio i sandali della terra

Ai miei piedi alati. Ancora nudi.

Piove. Anche qui, ora.

Qui tutto arriva tardi.

Spero anche i tuoi baci.

Che domani possa coglierli,

Appena sveglia.

TACCIO

Taccio

Perché e’ di te

Che voglio sapere.

Perché sono i tuoi slanci

Che mi incantano

E i tuoi versi

Che mi incendiano.

Taccio

Che’ il vuoto

Crea spazio

A nuove trame.

Che’ il ritmo

Sconosciuto,

Lento,

Mi avvince, piano.

Taccio

Per essere pronta

A ricevere

E a restituire in baci lievi

Il fremito fugace

Dei tuoi pensieri.

Taccio. E gioisco

Del silenzio

Di noi due.

ASPETTATIVE

E le bianche ali

Delle aspettative

Si sporcano ancora

Del nerofumo

Di delusi amanti.

È perché la perfezione

Ha ali nere e bianche

Che ti cerco

Senza ragione

Senza speranza

Senza ritegno.

E senza fine

Ti respiro appieno.

SABATO POMERIGGIO

Sabato pomeriggio pigro.

Ora di fare l’amore.

Di coccole lente.

Di pensieri leggeri.

E voler far durare le ore

come quando si tira la pasta fatta in casa.

Infinite e infinite volte.

Cosi’ vorrei passarlo

con te.

VOLA

Vola silenziosa

Colomba dell’anima

Nella pace dell’ incanto

Perfetto

Nel tremore delle corde

In musica

Tinta dal mistero

Di nuove ali.

Non sabbia

Non grano

Non piombo

Ma solo leggera lanugine

A riempire

Il cesto trasparente

Delle tue speranze.

Appena rinate.

CRISTALLO

Un muro di cristallo

Ripara il cuore

Da amore e odio.

E quanto poco ci vuole per romperlo….

DURA

Oggi dura.

Dura la schiena, e rigide le gambe

Perché il corpo si stanca subito a rinascere.

Dura la giornata da portare a sera

Perché l’umore ha toni di grigio.

Dura a lungo, a lungo, a lungo

Questa solitudine

Ed è davvero dura, dura, durissima

Da inghiottire.

Oggi pietra, dura. In attesa di morbidezza.

ATTIMO

Nei fiumi di parole

E nei versi scarni

D’amore

Ti ho cercato.

Pause di silenzio

Sono rimbalzate

Tra le mie braccia

Nelle lacrime commosse

E nelle canzoni

Tristi

Ti ho cercato.

La pace serena

Ha rintoccato

Nel mio cuore.

Con gesti inconsulti

E lettere

Compulsive

Ti ho voluto.

Stasi e fermezza

Mi hanno afferrato

I polsi dolenti.

E poi una sera

Alla porta c’eri tu.

Fermo.

Sereno.

Muto.

E dentro di me calma gioiosa.

E polvere sulle corse

Affannose.

E solo quello, il giusto

Attimo.

Ferma. Serena. Muta.

Mi hai fatta tua.

AMORE CHIAMA AMORE

Amore chiama amore!

Rispondimi veloce!

Ho qui una lista

Di cose che mi faranno

Felice

Non vedo l’ora

Di stracciarla

Insieme a te…

ODORI

Il mare, il sale

Come il legno

E la paglia nei capelli

Odorano da sempre così.

Li ritrovo nei tuoi occhi

Neri.

Perforano il mio essere.

Mi nascondo, nuda.

E le tue mani

Piccole

Cercano e racchiudono

Il seme del mio vuoto.

Non fuggirò per sempre….

DOLCEMENTE

Dolcemente mi vince

La pastosita’ della voce

Dolcemente mi culla

La spalla di roccia calcarea

Dolcemente mi guidano

Occhi trasparenti e attenti.

Dolcemente mi arrendo

A lenti passi.

Niente urgenza.

Nulla da dimostrare.

Solo essere.

E nuovamente

Amare.

STASI

Lenti sguardi

Colano nella luce

Su corpi nudi, sotto i vestiti.

Ferme mani

Si stringono d’ansia

E di desiderio scolpito.

Dilagano timori

Ad ampie ondate

Di trattenuta impazienza.

E tu ti mordi incerto un labbro

E io assaggio la piccola goccia

Del sangue del tuo amore.

Aspetto il coraggio. Domani.

COULEURS – COLORI

Il cuore ha piccoli sussulti

Che la ragione non vuole registrare.

Osserva il tuo corpo dipinto

Con il sorriso ironico

Di chi crede di conoscere ogni risposta.

Ma il cuore prende i tuoi colori

Per tatuarli

Sul mistero

Di nuove alchimie.

È TEMPO

Ad occhi chiusi

Sogno l’abbraccio

Del pianto dei grilli

Della lavanda inebriante

Di un’estate inesplosa

Di un amore sconosciuto

Che bussa tre volte.

Ora e’ tempo

Di sciogliere le trecce

In un mare di pece

E lenzuola rosse.

Ora e’ tempo. Amami.

SOLA

Bianco come un foglio

Il nulla che la circonda

Pianta senza concime,

Che allunga le mani di foglie

E afferra sbuffi di aria rovente.

Copri di spine le foglie

Annerite!

E fai di una sola goccia

Nutrimento eterno.

COSA RESTA DI UN ABBRACCIO

Cosa resta di un abbraccio?

Il calore della stretta

Che toglie il respiro.

Il profumo di pelle straniera

A lungo sospeso.

L’illusione

Di potersi stringere

Ancora e ancora.

Un solco vuoto,

Che non sa

Quando potrà colmarsi

Encore une fois.

DIMENTICO

Stasera

Rapita dai grilli

la mia voce ipnotica

Si e’ fusa al canto

dell’ultima sola cicala.

Seduta

Sul ciglio di un viottolo

Gli occhi del sonno

E il cuore leggero

Hanno danzato

Un valzer lento

Dal tempo

Indecifrabile.

Tutto immobile

Nel concerto infinito

Della giungla del meriggio.

L’ordine delle cose. Cosi’ perfetto.

Io. Cosi’ imperfetta eppure

Completa.

Dimentico.

SPECCHIO

A volte scrivi per timore che i tuoi pensieri, nel silenzio della solitudine, resteranno lì, senza che mai nessuno li possa vedere, come sospesi.

Si ha bisogno di un pubblico, che legga, ascolti, capisca. Per non sentirci trasparenti, come volute di fumo, che al primo alito di vento, svanisce.

Perché se non mi vedo riflessa negli occhi dell’altro, come faccio a sapere che esisto?

18 maggio 2012

Mi hanno chiesto che cosa voglio fare con la musica, quale strada percorrere, quali scelte stilistiche fare….

ma come! è la musica che sceglierà cosa farmi fare! è la mia voce interiore che sceglierà la mia strada. è la vita che traccerà il mio cammino. io dovrò solo assecondarle….restando in ascolto, ma restando fluida!

DONNA INTERROTTA

Donna interrotta nell’amore

Resisto e non so dipingerti

Scrivo anima e parole

Ma la tua anima mi morde

Ricoperto di lustrini e petali

Il tuo profilo si confonde

Spezzato dagli eventi e dal dolore

Di non sapere ricongiungere

Il dolce il buono e la purezza

A cio’ che perfetto non scorre

Perche’ sei una donna completa

Di bianco e anche nero scolpita

Tra lacrime tese

Parole taciute

Gesti bloccati

Sguardi deviati

Ti lascio affiorare

Donna interrotta

Ti guardo negli occhi

E dichiaro sconfitta

Sei tu sulla tela che prendi la forma

Sei tu dentro me che urli rotonda

Sei tu che mostrarti desideri ora

E altro non faccio, dipingo di getto

Dipingo me e te, donna interrotta

Sperando che il tratto unisca i confini

Nell’unico amore dove confine

Non c’e’.

DECISIONI

Quando il dono cambia colore

Quando l’amore muta d’abito

Quando le parole rimbalzano

Quando si prende e non si rende

Il nulla grigiastro

Come tornado

Soffoca i fiori del prato

Ma il giardiniere sa

Che solo pochi rami

Vanno recisi

E dal vuoto improvviso

Nuovi colori fioriranno

Solo silenzio e luce

Solo solitudine e pace

Lucidano la vista e il cuore

Per sapere quali rami

Cadranno

JE CHANTE

Je chante.

Canto.

Nel corpo sole fiori brezza e sangue.

Nella mente silenzio.

Nel cuore amore e musica.

E’ tutto perfetto. E azzurro puro

contro la roccia innevata.

CALDONAZZO

Non lo vedo nel suo abbraccio scuro

che mi stringe al muro di roccia greve.

Ma i suoi mille occhi di luce

mi accompagnano

nel ventre della terra

fino a casa.

Attraverso i piloni della cattedrale

solenne e muta.

Con il rispetto di chi manca da tempo.

Respiro legno e fuoco.

Qui tutto e’ aspro

ma a me caro.

Qui io forgio nuovamente il mio scudo.

QUANTA FRETTA

Quanta fretta

Di scappare

Quanta smania

Di gustare

Quanta voglia

Di cambiare

Senza prima

Masticare

L’unico sapore

Il vero motore

Il gusto fugace

Che resta scolpito

Nell’attimo dato.

La pace non ama

Gli scoppi improvvisi

Le onde emotive

Le mani sudate.

La pace reclama

Il sussurro di onde

Il giallo del sole

Stormire di fronde.

La pace ti addenta

L’animo in fiamme

E dolce lo porta

Tra mille domande

Al dolce silenzio

Che placa la corsa.

Ed ora mi arresto.

Mi fermo, non parlo.

Di più non so dire.

Ormai per spiegare

Parole non ho.

Solo abbandono

Sussurri e sorrisi

Nel mio paniere

Cucire potrò.

Ormai appagata

Mi godo l’ondata

Di suoni colori

Voci sapori

Che gioiosa, la vita

Donarmi saprà.

EQUILIBRIO

Qual e’ il segreto equilibrio tra passione e noia? Tra paura e abbandono? Mi interrogo e osservo la vita di chi amo. E vi trovo ironia. Dolore. Tormento. E l’estasi dell’attimo. E l’universo batte la sua dura legge nel pendolo dell’ineluttabile.

UNIONI

Il sole disegna

di piccole dita di luce

l’abbraccio senza fine

di due anime frantumate.

Sospese nel silenzio

riuniscono i frammenti

di rosso pianto

nel sorriso del bosco

e fondono profumi stranieri

nell’unica essenza che sa sempre di buono.

A cui non possono negarsi.

venerdì 23 marzo 2012

È quella spinta che ti prende, che inizia piano e poi diventa una valanga senza freno. Il cuore inizia a battere forte, la mente si offusca, il pensiero si fissa…e arriva l’ossessione. E mi chiedo se sia la noia, l’insoddisfazione di un lavoro di routine senza il quale il mutuo non si paga, oppure l’eterno tormento del mio cuore di ascendente scorpione. Lo scorpione si deve tormentare, altrimenti che scorpione è? Ci dovevo nascere scorpione. Grazie al cielo sono nata un mese prima e ho solo l’ascendente. Ma anche molte cattive abitudini, tra cui l’estrema abilità nel ruminare. Mi prendo in giro da sola, razionalizzo. Ma poi mi ritrovo sempre lì. Con lo stesso pensiero. E tutti i segnali del mondo, stranamente eh?, sembrano riportarti lì! Ma allora è una persecuzione!!! Vado in bagno a respirare e meditare….un attimo di sollievo e poi ci ricasco. È il vuoto santo. È un vortice che come un enorme buco nero mi assorbe e mi prende in ostaggio. È il mio bisogno compulsivo di amore. E di innamorarmi. Possibilmente della persona giusta. Dopo una sfilza di omini di carta, ormai accartocciati sul lato destro della ghirlanda della vita. Ecco, anche questo è passato. Avanti il prossimo! E a chi mi dice che sfarfallo, rispondo: e chi vorrebbe sfarfallare di fiore in fiore se ci fosse un fiore su cui stare davvero bene? Un fiore che dà buon nettare, nutriente, dolce, succoso. Oggi è venerdì, domani ospito trenta persone a casa (mamma santa!!) e sarà una serata stupenda. Chissà se la finirò piangendo o ridendo. Come dice P., siamo 50-50.

ORMEGGI

Ciò che non può,

Non ha da essere

E vano è il tentativo

Di far sì che accada.

Molla gli ormeggi,

marinaio dell’anima!

Libera l’ancora

Di una zavorra ormai

Inutile

E lascia la tua nave

Alla deriva.

All’orizzonte

Confuse forme

Di un porto amico

Alle spalle

Il peso del passato

Nero di pece

Che lento………. si disintegra!

BUCHI

Buchi.

Nell’acqua di un brivido

A senso unico.

Buchi.

Di vuoto costante

Da riempire.

Buchi.

Nella trama di un tessuto

Difettato.

Buchi.

Spazi vuoti di silenzio

Tra le note,

Che lasci in sospeso.

Buchi.

Nelle zolle di terra fertile,

Ma ancora priva di un seme.

Buchi.

Linee interrotte della mia poesia d’amore

Mai scritta.

LENTO LENTO LENTO, IL TEMPO

Sciocca attesa

Che unge gli ingranaggi

Del desiderio!

Il tempo cola,

lento lento lento,

Goccia a goccia,

Rallentato dal cuore

Affannato,

Che spera che

Tramonto E alba

Si fondano nell’ora,

Dando luce istantanea

Al nostro giorno!

Nella mia pazzia

Osservo

Le gocce, lente lente lente.

E aspetto,

Per potermi perdere

In musica,

Tra le tue dita.

AMORE

prendi ogni centimetro di me

per poi lasciarmi scivolare

tra le dita

e volare via

sapendo che tornerò

sempre

a posarmi sulla tua mano

ARANCIA ROSSA

Sbuccio un’arancia rossa.

Pezzo a pezzo la sbuccio,

E lascio cadere i frammenti

Odorosi

Sul tappeto della vita.

Ogni pezzo un pensiero

Che mi abbandona

Senza rumore

Ogni pezzo scopre

La mia nudità

Di essere puro

Leggera, mi osservo.

Essenziale di fronte al mondo.

Pronta ad accogliere.

STAMPELLE

Taci ansia martellante!

Calmati cuore rabbioso!

Fermati mano!

Voglio restare

Nel tempo eterno.

Cullarmi nel sole,

Solo piume addosso.

Il troppo volere

Consuma i minuti

Della pacata serenità.

Ma la rinuncia

Alle mie stampelle

È ancora nascosta

Da un muro

Di rossi mattoni.

VERDE SOLITUDINE

Come la solitudine dipingerò la mia tela, verde, di un verde pastoso, pieno di lustrini stanchi, di un verde amico, che mi strizza l’occhio vedendomi triste, di un verde sporco, come la mia coscienza delusa, di un verde spento, come la mia energia svuotata. Gli occhi secchi guardano giù, nel baratro. Stanca di attendere, guardo il bianco intonso della tela. Unica amica stasera. Il suo vuoto verrà colmato da spatole affamate di colore, da dita ansiose di fondersi al colore, e presto il bianco sparirà. Come vorrei che anche il vuoto della mia anima sparisse, colmato dai colori vividi dell’amore vero. Nemmeno attendere ha più significato, ormai. Colore, lacrime, e nulla più.

SENZA VOLTO

A te vorrei scrivere

Del mio amore

Dilagante, come fiume

In piena

A te vorrei mostrare

Il cuore infinito

Dove ha un posto

Ogni tenero pensiero

A te vorrei dire

Quanto amo la vita

E la verità nel cuore

Di chi sa sorridere

A te vorrei dare

Le carezze più dolci

Scaturite da mani

Calde e amorevoli

Ma tu non hai volto,

Amor mio

E se mai ti vedrò

Tremo,

Al pensiero

Di non riconoscerti.

SENZA TITOLO

Tutto sfugge

E ogni pensiero puro si contamina.

Questo è il momento di sbarrare. Ogni porta.

Di serrare gli occhi. Di lasciarsi cadere a terra,

come un sacco di iuta inutile.

Niente consolazione. Troppa stanchezza.

Unica medicina. L’amore.

Quello degli angeli. Quello che profuma di giacinto.

Quello impalpabile che fa sorridere, e anche starnutire,

ridendo.

Nessun altro amore può dissetare

La sete ardente delle mani rapaci

Che graffiano e fagocitano ogni scampolo di cielo.

Luce abbagliante, giallo ocra. Ti chiamo urlando il tuo nome.

Inonda ogni pertugio, e satura ogni indecisione, mia salvezza.

E DOPO

E dopo

Il vuoto che

Strappa

A piccoli morsi

Ogni lustrino.

E subito

Lei, madame solitude

Mi afferra la mano

E sorride

Alle mie preghiere

D’amore.

Come scoglio

Nudo e tremante

Resto.

Tra onde di silenzio

E strascichi di nera spuma

Mentre il sipario

Inesorabile

Serra le palpebre.

VIGILIA

Dio, quante lacrime, quanta nebbia, quanta stanca paura in questa solitudine.

Anche i pensieri rallentano. Annebbiati e assonnati. Raggelati dal terrore. Intorpiditi dal sonno.

Non voglio fermare tutto, ma anche farlo, sì! Far tacere tutti. Ascoltare solo il rumore del vento e di una goccia che cade. Goccia salata, dai miei occhi arrossati. Sul mio pavimento lucidato a specchio.

Domani sarò vostra, domani mi potrete spogliare e deridere. Domani mi darò ancora una volta tutta al mondo. E di me non resterà niente. Solo lacrime asciutte, e un mucchietto di ossa e pelle secca. Che cercherà un posto dove potersi in parte ricomporre, per ricominciare la danza inesorabile degli appuntamenti.

Preda dell’autocommiserazione, solo la routine mi salva, nell’inesorabile scandirsi degli eventi inutili e vuoti che sorreggono come pilastri di cartone questa mia vita funambolica. Amen.

GIORNO FASULLO

Giorno fasullo

Che trascini arazzi sbiaditi

Lungo pareti trasparenti

Al ritmo di stanchi zoccoli

Che scalpitano nel petto

Senza direzione.

Giorno fasullo,

il dolore suona alla mia porta,

devo aprire!

Sgrana le tue ore

e concedimi un nero sonno,

per dimenticare anche il mio nome.

L’UOMO DEI FIOCCHI DI NEVE

Dove sei

Uomo dei fiocchi di neve?

Solo la pace

Conosce il tuo nome

Solo i bianchi cristalli

Vedono la tua casa

Tu solo

Sai il tuo tempo.

Un tempo amico

Di sguardi rivelatori

E parole brevi e pregne

Che gettano ponti

Che mai crolleranno.

Davanti al tuo specchio

Attendi quel tempo

Per tendere le dita,

Oltre il vetro,

Ad incontrare

Le mie.

STRASCICO

Scorre

lo strascico della rabbia

scivolando

sulle assi sconnesse

delle certezze effimere

sulla ghiaia rovente

dei pensieri ossessivi

tra le dita tremanti

che non sanno resisterle.

scorre. e passa.

sa sparire d’un tratto.

disvelando ciò che c’era

che invano

tra le pieghe rosse

si celava

e che ora punge

ancora

a sangue

l’incastro perfetto

della mia vita.

CHE FOSSE AMORE

Che fosse un bacio lento

Vorrei

Quello che mi dai

Con gli occhi

Attraverso un mare di facce

Senza volto

Che fosse una carezza

Di tenera follia

Vorrei

Quella fugace

Nel buio di una sala

Che sa di vecchi film

Che fosse amore vero

Vorrei

Quel filo che sempre

Ci lega, teso

Ma forse troppo

Fragile.

Quel filo che tengo

Ora

Tra le dita,

Spezzato.

SENZA TITOLO

Non le preghiere

che puzzano di solitudine

Non gli occhi fissi

in mute domande

Non le carezze

che si interrogano vili

Non i baci

che implorano risposta

Metterò nel mio cesto, oggi.

Oggi conduco la mia barca

al centro del lago.

E lascio

i remi

lentamente

scivolare

nelle nere voragini

gelate.

Immobile mi ricopro

Di cristalli di brina

E canto odi di sirena

Dimenticata.

TRE QUARTI

Sciocca farfalla

Vestita di nubi

Gira e volteggia

In un vaso impazzita

Conscia oramai

Di esser segnata

Da un fato oltraggioso

Che la dà per finita.

Sente lo sguardo

Di occhi curiosi

Sente l’angoscia

Frenarle le ali

Memore di albe

Di arancio infuocate

Cerca la strada

In un cielo caduto.

Come le ali

Di questa farfalla

Fluttuano i cocci,

Pensieri distratti

Nel lago salato

Sporcato di rosso,

Un rosso corposo

Che sa di sconfitta.

SENZA TITOLO

Oggi è quel giorno in cui la poesia

si posa come morbido cotone nel mio cuore dolente,

per cantargli una ninna nanna silenziosa,

che scorre nelle pagine di carta gialla.

MI SORPRENDI

Mi sorprendi

Con la tua apparente stasi

Che all’improvviso esplode

Silenziosa

Nei disegni pirotecnici notturni

Fai breccia

Nelle aspettative scontate

Scoprendo a poco a poco

Gemme ancora vergini

Dal valore inatteso.

Lentamente

Assaporo

Un tassello dopo l’altro

Rallentando

Una corsa sfrenata

Dal sapore di fuga.

Poche parole

E silenzi pregni

Per spiegarmi il senso

Del ritmo lento

Di una bossa argentina

Sfumata nel pigro indugiare

Della domenica.

Pochi gesti

Per far crollare

I miei muri di dolore.

CINEREA CONFUSIONE

Crisalide

Avviluppata

In grigi filamenti

Di energia mentale

Stantia,

La creatività

È morta!

La speranza,

Congelata!

Nello specchio

Il riflesso del nulla

Più feroce

Gioca a carte

Puntando

E perdendo

Ogni singola certezza.

Qui nessuno

Vince

Finché tutti

Non punteranno

Sulla libertà della luce.

Per ora il fumo

Confonde i contorni,

Con spietata,

Rovente

Morbidezza.

ECCOMI DI NUOVO

eccomi di nuovo a scrivere

di dolore e confusione

di incertezza e nebbia

di recinti spazzati

di muri sfondati

di sentieri perduti

di amori svaniti

di rimpiazzi trovati

poi d’un tratto gettati

eccomi di nuovo ad osservare

immagini speculari appannate

lenzuola umide abbandonate

gesti da sonnambuli diurni

occhi spenti di amanti fasulli

poi stancamente cancellati

eccomi di nuovo a non vivere

il giallo pieno dell’amore sereno

il rumore secco di un passo ardito

il sapore acre delle mani sudate

il profumo nudo della lavanda sul collo

poi inevitabilmente macchiati

oggi siamo chiusi

oggi non pensiamo

oggi la lucidità

è solo una spugna nera

che imbratta

le mie scarpe da sposa

ormai rotte

OLANDA. MUSICA. PIOGGIA. E SOLITUDINE.

<em>Eerste dag/primo giorno</em>

Mi ritrovo dopo mesi sola e lontana. Uno stato a lungo vagheggiato. Ma nella quotidianità sembra quasi impossibile fuggire anche solo due giorni dal mondo, per stare con me. E’ stato necessario comprare un biglietto. Pianificare la fuga. Arrivare allo stremo per riuscire a buttare troppe cose in valigia e salire prima sulla macchina e poi sull’aereo. Ma ce l’ho fatta. Pochi giorni ma miei. Domani fuggiro’ ancora più lontano dove non dovro’ rendere conto a nessuno se non ad una sconosciuta ospite olandese e ai miei sogni. Cosa ci faccio qui? Il richiamo e’ sempre forte. Ma non e’ più quello della famiglia adottiva. Il mio cuore ha già fatto il pieno di amore familiare nella mia terra rocciosa e fredda. E io stessa…. e’ come se riuscissi a nutrire quel vuoto incommensurabile vecchio di quasi due decenni in modo autonomo. Forse ho trovato la ricetta. Quello che mi ha spinto fin qui e’ la voglia di avventura. Di evasione dal si deve. Di ritorno alla spensieratezza di quella studentessa che apprende e che conosce la cultura del posto. Forse spensieratezza che non ho mai avuto del tutto qui in olanda. Riconosco ogni angolo ormai. E amsterdam non fara’ eccezione. Ma questa volta rincorro il sogno della musica. Del poter trovare una nuova strada di ispirazione qui nell’umido freddo olandese. Nell’illusione che qui si dia diverso peso al linguaggio artistico. Ma non e’ tutto oro quello che luccica. Forse me ne tornero’ con lo zaino colmo di delusione. O forse no. Dal momento che cerco di non nutrire aspettative troppo grandi. Vorrei pero’ tornare con la libertà scolpita nel cuore. La libertà di continuare ad esprimermi cosi’ come sono e nonostante tutto. Di chiudere la porta quando sono satura e voglio solo me. Di essere anche dolorosamente fedele a me stessa nell’attimo che fugge.

Distanza. Dal mondo. Tutto. Solo questo Sento. Nel rumore delle ali metalliche. Nei sorrisi attorno al tavolo delle feste. Nell’aria nuova e vecchia di posti lontani ma noti al cuore. Nel mio zaino di sogni. Nel mio viaggio in treno verso la città pulsante. Solo io. E le mille possibilità della vita. Sola, perché il noi qui non esiste. Non ancora.

&nbsp;

<em>Tweede dag/secondo giorno</em>

Passi soffocati nella moquette Scale strette da fare a memoria Sapori familiari e come sempre deliziosi nella loro eccessiva abbondanza. Eccomi nel solito posto dove poter trovare le cose ogni volta, sempre li’, come quattordici anni fa. Ma stavolta la voglia di diverso, di nuovo e’ in me. Scappo. Arrivo dove non so. Condivido con facce mai viste. Esploro canali silenziosi e fatati, bagnati qua e la’ dalla fievole luce gialla di timidi lampioni. Poi la vita notturna chiassosa. Non stasera. Stasera e’ solo un tram nella notte che sferraglia. Un’ultima passeggiata solitaria. Un letto in prestito di una rosa spagnola che forse mai vedro’. Vivo la vita dell’Irene ventenne che non ha mai osato. Mai rischiato. Casuale. Non pianificata. Dove le lingue si mescolano in una perfezione totalmente caotica ma perfettamente accordata. Dove i quadri sono sparsi ovunque. Dove si respira arte e bellezza pur nel silenzio dell’assenza. Chiudo gli occhi avvinghiata alla mia coperta. Ultimo baluardo di una sicurezza ormai inutile. Libera di decidere tutto e niente.

&nbsp;

<em>Derde dag/terzo giorno</em>

Sembra latte Che gocciola Attraverso le righe Delle veneziane semichiuse

Il risveglio e’ morbido. Lento. Promettente ma pigro. Un’altalena che ritmicamente ma molto lentamente alterna stasi e movimento. Fuori fa freddo. Si vede. Dai rami spogli dell’albero di fronte. Dal vento che sbatte sui vetri impolverati. La colazione aspetta dall’altro lato della strada. Conto lo sbattere di ali nella pace lattiginosa mentre la città condivide il suo sordo brontolio lontano. Tra poco….vado.

Ripercorro strade che i miei piedi già sanno. Non serve guardare la carta. I nomi sulle insegne mi accompagnano verso un lontano Natale e verso una famiglia che non c’e’ più. Ormai solo due su tre restano. E lontani. Ma i ricordi pesano come fosse ieri. E i visi. E gli occhi stretti e sfuggenti. Resta la mia voglia di pane al vapore ripieno di crema gialla e dolce e l’incapacita’ di ordinarlo perche’ non ne ho mai saputo il nome. La cena stasera e’ dolceamara. E le lacrime premono, aiutate dalle emozioni in versi francesi e olandesi assaporate in una biblioteca imponente quanto e più del palazzo della regina Trix.

Ultima notte nel caos di questa citta’ del mondo. Fiumi di folla. Occhi sgranati e sguardi allucinati per le strade. Odori forti dai coffee shop. I canali hanno perduto quella timidezza soave e io fuggo nella pace del mio rifugio in prestito. Il mio spirito rivuole silenzio e spazi aperti. Il mio essere reclama la roccia originaria. Ah….legami potenti della terra!!! Eppure disfo la tela di penelope questa notte. Per rallentare il mio rientro alla vita che corre. Al si deve. All’alterita’. Ora che ci siamo solo io e me. Ora che questo stato mi soddisfa pur nel dolore di qualche istante.

Gusto ogni istante e non temo, se non le catene del possesso.

&nbsp;

<em>Vierde dag/quarto giorno</em>

Noia? No. Ma quasi. Apatia forse. Per me equivale a sentirmi riposata. Stasi. Non mi e’ familiare. Ma ne ho bisogno. E silenzio. Quanto bisogno di entrambi? Fermati Irene. Stai. Osserva. Concediti il niente. L’inattivita’. Il vuoto. Vedrai come si riempie. Di bene. E l’amore? L’amore e’ sparito lungo i fianchi della collina. All’improvviso. E’ uscito dalla mia visuale. E qui ora ci sono solo pianure sconfinate interrotte dai pali d’acciaio di moderni mulini a vento. Che succede? Non voglio aggiungere una nuova forma alla mia ghirlanda di carta. No. Eppure ora mi appare come un gesto ineluttabile. La stanchezza pesante mi invade. Le parole scorrono prive di traccia, la puntina del giradischi continua ad incepparsi. La delusione cocente e’ in ogni nota. Manca poco ormai e la mia tela di certo non vuole compiersi. Un ultimo giorno di aria pura, poi di nuovo le catene? E di chi? E di cosa? Anche le domande si accumulano, come la polvere, nell’impalpabile solco del vinile.

&nbsp;

<em>Vijfde dag/quinto giorno</em>

Ancora umore cupo. Malessere. Incertezze e confusione. Domani rientro. E rientro col turbo. Cosa temo di quell’atterraggio? Dentro solo domande. Le risposte domani. Forse.

Wat is gebeurd Irene????? Cosa e’ successo???? Resistenze. Steccati invalicabili. Silenzio opprimente. Chiudo male. Chissà…. Wie weet? La mia terra mi chiama. Stavolta casa non e’ ovunque. O almeno non qui.

&nbsp;

<em>Sesde dag/sesto giorno</em>

Non so neppure se ho dormito. Gli occhi erano chiusi. Ma la mente….era come un disco che non smetteva di girare a vuoto. Vorticosamente. E i rumori. E il caldo. E l’aria che mancava. E i volti sgraditi dietro le palpebre. Notte agitata. In attesa del risveglio buio. Dell’addio assonnato. Delle ali metalliche del ritorno. Onrustig. Senza tregua. Un finale inaspettatamente stonato. Tagliente. Dal sapore di avocado amaro. Dal colore grigiastro. E gli amici a casa per la prima volta non sollevano l’animo. O forse, spero, non ancora. Gli occhi cercano il sonno. Ora posso chiuderli e fare tabula rasa. Posso. Se voglio.

ALI

Spicco il volo

Forte

Di ali gialle,

Umide di cera pastosa,

Intessute del tuo amore

E della nostra libertà.

Il vuoto

Si affolla di ignote mani

E dita ricurve,

Che afferrano

E imprigionano,

Avide.

Sguscio.

Sfuggo.

Scappo.

Strappo

Ogni appiglio.

Fisso lo sguardo

Nei tuoi pensieri.

Salda nel volo.

Libera nell’abbandono.

Mi fido del non-so

Che tutto avvolge

E mi libro alta nel sole.

Finalmente leggera.

NAVIGHIAMO

Poco a poco

Una pellicola di

Densa

Tempera verde

Allaga ogni spazio

Il corpo,

Nella liquidità

Appagante,

Fluttua

Ogni confine è sciolto.

Ogni pensiero ridondante.

Ogni parola muta.

Solo mani

Si intrecciano,

A sostenersi,

Sul mare di verde,

increspato dal sussurro

di un “ti amo”,

non ancora pronunciato.

Navighiamo, perdendoci.

ENCORE UNE FOIS

Due spiriti

Incrociano il sentiero

<em>Encore une fois</em>

Aggiunta una forma

Alla ghirlanda dei ricordi

<em>Encore une fois</em>

Quale il senso

Dell’accaduto e non vissuto?

<em>Encore une fois</em>

Sguardo puntato

Su nuove emozioni

<em>Encore une fois</em>

Castelli di carte

Che si sgretolano?

<em>Encore et encore…..</em>

Forme stampate a ripetizione

<em>Encore et encore….</em>

Catena di montaggio ricorrente

<em>Encore et encore……</em>

<em>ARRETEZ-VOUS !</em>

Une fois, seule.

Pour nous rendre à l’amour !

PULIZIA

Sgorgano lacrime dorate

Dagli occhi stanchi

Dello spettatore che vede e soffre

I sogni della ballerina

Di tulle rosso e bianco

Si spezzano

In un arabesque di ghiaccio

Nulla più.

Lasciatemi cadere

In un oblio dolce

Ove la corsa dei minuti

Si confonda con la foschia

Densa

Del nuovo mattino.

SENZA TITOLO

Dolce e pastoso

È l’appagamento dell’anima

Che trova il proprio sentiero.

Non chiede altro

Se non camminare

Verso una luce

Ormai

Abbagliante!

L’AMORE CHE HAI DENTRO

È bello l’amore che hai dentro

Che arrossa la pelle

Che pizzica i polpastrelli

Che abbraccia l’universo

Fino a dissolversi nel silenzio.

È dolce e sano

Come una pianta di stevia

È forte e odoroso

Come un tappeto di muschio

È leggero e dorato

Come le ali del macaone.

Timido e silenzioso

Posa un bacio di neve

Sulla mia fronte

Mentre un tremito indaco

Inonda

Ogni spazio vuoto

E sazia la fame antica

Di serena pienezza.

<h4>VORREI</h4> Vorrei poterti scrivere ogni istante per vedere spuntare un tuo messaggio

Vorrei poter sentire la tua voce che risuona nel mio corpo per calmare i battiti inarrestabili

Vorrei poterti vedere e sorriderti perché so che i tuoi occhi riderebbero imbarazzati

Vorrei poterti stare vicino, in silenzio, ascoltando il tuo silenzio, annusando il tuo lieve profumo

Vorrei poterti sfiorare con le dita e sciogliermi nelle tue mani forti

Vorrei poter accarezzare i tuoi muscoli tesi, fino a farli scivolare nel silenzio

Vorrei che le mie labbra si avvicinassero alle tue, lievi, per poterti annusare da vicino

Poi non so cos’altro vorrei. Perdermi. Questo sì. Dimenticarmi del mondo.

E avvolgermi in un intimo abbraccio con la tua anima. Due diventano uno.

Ecco cosa vorrei.

FOLGORAZIONE

Bomba.

Esplode

Spazzando via

Ogni blocco

Finalmente liberi

I cavalli dell’es

Galoppano

Trascinandomi,

Tutta

Dentro

Come fuori.

In trasparenza,

Accecante

Chi osa guardare

Il mio fulgore?

Libera

Di ballare

Nella pioggia,

Urlo di gioia.

PERDERSI

Non so più che fare

Quando il cuore corre

E vorrei stringerti

Non so più se chiedere

Le domande scomode

E la verità spigolosa

Mi trovo nella grigia

Palude

Dell’inconsistenza

E dei dubbi

Mai tanta incertezza

Ha vestito i miei gesti.

Cerco il mio faro d’amore

Tra canneti bui

E foschia densa

Ma forse

È solo il momento

Di attendere nell’oscurità.

MIE EMOZIONI

Chiedete ascolto

E negarvelo

Accresce

L’impazienza

Vi osservo

Scorrere come torrenti

Inconsulti

E mi chiedo il perché

Di tanta fretta

Eppure so

Che solo con voi

Tocco le vette dell’arte

Che solo in voi

Vedo i colori giusti

Per la mia tela

Che solo da voi

Ricevo le note

Del mio mantra segreto

E allora a voi,

mie emozioni,

mi dono ora,

in un bagno di vapore

e lacrime e risa,

che lascia gocce

luminescenti

sulla pelle umida,

come piccoli tatuaggi

da trasferire in musica.

STELLE

Lacrime che ridono

Scivolano lungo

Fianchi lattei

Pronti all’amore

Sono gioia e vento

Sono sesso e canto

Canto d’amore,

Sospinta

Dalla voglia di te

E dalle innumerevoli stelle

Di un firmamento interrotto,

Chiedendomi

Se anche questa stella

Si spezzera’ tra le dita

META

Il mio essere gioisce

Nell’appagamento più puro

Perché cio’ che e’ stato dato

Ora e’ reso, adorno

di fulgide collane di fiori

E del nero desiderio dei tuoi occhi

FUOCO

Entro nuda

Nel cerchio di fiammelle

Palpitanti

Avvolta da

Un buio di mani

Soffici

Aspetto.

Il tuo braccio

Forte

Per cingere

Il mio ventre di femminilità.

La tua bocca

Solida

Per mormorare

Sillabe che fanno vibrare la pelle arancio

I tuoi occhi

Sicuri

Per abbracciare

L’immagine della dea voluttuosa che brucia

Poi soffio e l’oscurità ci fa da fresco cuscino….

CONVERSAZIONE

Persa tra parole risonanti

e vibrazioni luminose

Sfoglio il mio dizionario

Nella tua voce.

Magia, eros. Qui ed ora.

È da tempo immemore

Che conosco

Ogni tua lettera.

È da sempre e da mai

che ti ho dentro.

Completamento

Della mia voluttuosa

Divinità.

SEI LUCE

Sei luce

E rischiari

Sei luce

E riscaldi

Sei luce

E mi guardi

E i miei occhi

Ridono di piccoli

Frammenti

Argentei .

Perché

Quando mi guardi

Brillano le mie

Vecchie lacrime

Dolenti,

Per poi evaporare,

Leggere.

Sei luce, la mia.

SENZA TITOLO

E le anime pure

Seppur lontane

Sanno trovarsi

In una cascata

Di fuochi d’artificio

Silenziosi

Siamo qui a condividere.

Emozioni.

CERTI INCONTRI

Restano sospesi

Nella condensa

Dei finestrini

Certi incontri

Recano sensazioni

Tattili mute e

tracce di materia

Indelebile

Certi racconti

Aggiungono bellezza

Alla biblioteca

Selezionata

Di anime pure

Certi sguardi

E certe parole

Lievitano

E nutrono

Fino ad unire

Due pensieri

Godiamo

Dell’incontro perfetto

All’ombra del

Gigantesco

Profilo calcareo

Del destino

CARTAPESTA

Delusa

Mi ritraggo

Nel cieco guscio

Di solitudine,

Pioggia

Di lacrime stanche

Attorno tutto

Inesorabile

Crolla,

Tessere

Del domino

Del destino

Forse per rinascere

Dal fumo di polvere?

Forse per apprendere

Nuovi schemi di gioco?

Forse per forgiare

Armature di diamante?

Attonita sto.

Senza risposta.

Una regina

Il cui regno

Si scioglie

Come cartapesta,

Al calore della fiamma

Arancione.

NO EMOZIONI

Osservo con pietà

Il sangue che filtra

Goccia a goccia

Dal labbro spaccato e dolente

Rincorro

Sciocca

Un aquilone che ormai

È senza filo

E non può essere afferrato

Lo stomaco si stringe

La nausea mi assale

Come un artiglio

Adunco

Che mi afferra alla gola

Il gusto ferrigno

Delle lacrime

Si ferma sulla lingua

Il sale rappreso sulle guance

Gli occhi spenti

Mentre l’anima pesante

Trova a fatica

Gli spazi quotidiani

Il nulla sarebbe

Un sollievo

Il buio mi darebbe

Riposo

Mi spoglierei

Di ogni strato di vita

Getterei tutto a terra

Inonderei di lacrime

L’urna di cenere

E mi lascerei galleggiare

Sul pelo dell’acqua salata

La mente vuota

Il dolore sopito

No emozioni no emozioni no emozioni

No emozioni no emozioni no emozioni

Rinuncio a tutto

Pur di trovare

Uno strappo di cielo stellato

SILENZIO

Il lamento serrato

Dei grilli

Intesse un tappeto

Infinito

Per il corpo

Dolente

I fili

di lana grezza

si annodano

ai miei pensieri

colorando

la pagina bianca

di sfumature leggere

serena

mi lascio baciare

dai raggi lunghi

del pomeriggio assolato

mentre il buio

doloroso

scivola al mio fianco

dove lo posso

semplicemente

guardare

LEGGEREZZA

La testa piena di piume

Che svolazzano lievi

E si posano nel cuore

Per poi essere

Nuovamente scosse

Come i miei pensieri

Che senza peso

Saltellano casuali

Rotolano

Disordinati

E finalmente

Quieti

Galleggiano

Sul pelo dell’acqua.

Sono la barchetta

Che serena

Attende il vento

Per spiegare le vele,

la ciliegia ancora rosea

che solo il sole

farà polposa,

il timido narciso

ancora saldamente

serrato che schiuderà

il suo aroma

inebriante.

Resto lieve

Nella leggerezza dell’attesa

Cullandomi

Nell’unico momento

FREDDO

Batte il cuore

Al vedere il tuo nome

Ma cigola

La porta dell’anima

Perché teme

La gelida indifferenza

Di cui esso

Si veste

Odiami

Colpiscimi

Con il tuo pugno

Graffiami

Con parole d’artiglio

Ma non guardarmi

Come se i tuoi occhi

Si posassero su

Un trasparente nulla

Non so perché

Ma il mio cuore,

Nido di tenero tepore,

Non merita questo freddo

Ghiaccio affilato

Che scotta la pelle

Prego l’universo

Di essere roccia

Per non cadere

Nuovamente

Frantumandomi

Ai tuoi piedi

DIN DON DAN…

È passato

Distruttivo e letale

L’uragano

Dell’emozione

Arando

Di solchi sanguinanti

L’anima

Ed ora

Resta il silenzio

Intontito

Saturo di foschia

Un nulla ovattato

Dove i suoni

Rimbalzano

Dove tutto è

Coperto

Da una pellicola

Protettiva

Qui

Ritrovo

Il contatto

Dondolando

Al suono liquido

Delle campane

Di bronzo

Che lava il dolore

E quieta le grida

Della mente

Non sento

E mi chiedo

Se vivo

Se respiro

In questo nulla

Quando invece è proprio

Questo

Il mio centro Stabile

Dove tornare

Dopo la tempesta

MOLLO

Mollo

Mollo tutto

Mollo il controllo

Mollo gli ormeggi

Mollo il peso del mondo

Mollo l’attesa

Mollo ogni aspettativa

Mollo i muscoli tesi

Mollo i tendini contratti

Mollo le emozioni tese

Mollo la lacrime salate

Mollo la voce urlata

Mollo la rabbia repressa

Mollo il dolore dimenticato

Mollo il cuore al galoppo

Mollo la corazza indurita

Mollo il bisogno di essere apprezzata

Mollo il buco nero che ho dentro

Mollo le redini dei cavalli del piacere

Mollo

Mollo tutto

Ma non mollo

La presa

Sul mio nucleo

Di silenzioso

Indomito

Amore

ECCOMI

Brucia

Il cuore

La superficie

graffiata

sento sale

sulla ferita

E un caldo dolore

Nel petto

Che martellante

Non cede.

La tristezza

Prende a morsi

I pensieri

Li fagocita

Li avvolge

In una rete oleosa

Senza via d’uscita.

Il rifiuto

Pesa

Come un blocco

Di marmo gelido

Che soffoca

Ogni alito di speranza.

L’indifferenza

Ferisce

Con la sua lancia

Appuntita

Laddove il sale continua

A bruciare.

Sono

come la foglia

Caduta dal ramo

Che volteggia nell’aria

Cupa

Sapendo

Che l’attende

Solo il buio tappeto

D’oblio

DESIDERO SENZA AVERE

Il corpo

È un fremito

Di ala di libellula

L’energia

Bollente

Scorre elettrica

Ogni cellula

Pulsa

Girando su sé stessa

I brividi

nella pelle

Come onde irregolari

Il desiderio

Mi agguanta

Mi fa sua

E mi sento schiava

Delle sue mani

Sapienti

Non posso che volere

Mani sulla mia pelle

Arrossata

Baci sulle mie labbra

Dischiuse

Dita tra i miei capelli

Spettinati

Unghie sulla mia schiena

Senza confini

Poi mi fermo

Come superficie liquida immota

Ma so che basta un attimo

Del tuo blu attonito

Per far espandere

Il mio desiderio

Fino quasi al dolore

GIOIA

Oggi la gioia mi danza nel cuore

E gli occhi brillano

Di mille pagliuzze dorate

E ridono

E osservano le cose

Come nuove

Con lo stupore

Della prima volta

Mi sento una bambina

Vestita di bianco

Che corre sulla sabbia

E si bagna i piedi nella

Schiuma salmastra

Qualche piccola conchiglia

Pizzica i suoi piedi nudi

Ma lei ride, incurante

I riccioli neri

Che ondeggiano

Come serpentelli ribelli

Che gioia indicibile

Che sereno sollievo

Nel petto.

Tutto è leggero

Tutto è possibile

Tutto sarà

Come dovrà venire

E così sarà

perfetto

AAA. PRINCIPE AZZURRO CERCASI

Aspetto colui che

con coraggio si avvicinerà

Aspetto colui che

Della passione farà la sua fiera lancia

Aspetto colui che

Con paura si interrogherà

E i suoi mille dubbi

Saprà condividere

Colui che saprà cadere

Sotto il peso delle circostanze

Per rialzarsi dolente

Ma forte perché stringerà la mia mano

Colui che saprà piangere

E ridere

Colui che mi infiammerà

Di desiderio

E colui che accanto a me

Saprà dormire sereno

Colui che vorrà

Camminare con me

Per un pezzettino di strada

Prendendomi la mano

E pur lasciandola a tratti

Saprà come trovarla

Alla cieca

Forse aspetterò invano

Ma nell’attesa

Curerò con amore

E dedizione

il mio giardino

Delle farfalle

SONO TRE DONNE

Sono tre donne

Innamorate

Fragili

Forti

Nel cuore sogni coraggiosi

Tra loro affini i desideri

Stessa lotta

Stesse cadute

Stesse lacrime taglienti

La prima si specchia

in un piccolo lago vulcanico

La superficie calma

Il nucleo che ribolle

Al contatto con

Il magma della passione

La fibra tenace

L’abbraccio come miele

L’altra è riflessa in un fiume

Che scorre

Paziente

Dolcemente fluisce

Materno accoglie

Chi giunge a lui

E dona la sua saggezza

Al mare

Sciogliendosi in un incontro

Dolce e salato

La terza e’ un fresco torrente

D’alta montagna

Che suona argentino

tra rocce appuntite

prorompente e frettoloso

Ride tra gli schizzi

Di una gioia pura

Trascina con forza i guizzi

Argentei

Infonde il coraggio

Di giungere a valle

Sono tre donne

Diverse ma

uguali

Amano sincere

Soffrono amare

Piangono mute

Si rialzano forti

Aspettano

L’amore

A fronte alta

Nuclei di speranza

In un’alba di promesse

NELL’ARIA

Il cuore

È in tumulto

perso

nei tuoi occhi

e nel pensiero di te

Il respiro è corto

I pensieri leggeri

Guizzano

in piccoli refoli d’aria

Scompigliando

I tuoi capelli

Spettinati

Provo sensazioni

Nuove

E vecchie

Dimenticate da tempo

Impolverate

Nel cuore

Sei come il sole

Che entra all’improvviso

E scaccia la polvere e il buio

Portando l’odore di buono

Il profumo dell’aria

Fresca

Dopo il temporale

Confusa

Non posso che

Avvicinarmi

A te

Come il ferro

Al magnete

Facendomi vincere

Da una dolce impotenza

MARE NOSTRUM

Filamenti del destino

Come tentacoli del polpo

Che fluttuano lenti nella luce azzurrina

Immersa nella fluidità

Del processo

Seguo gli eventi

dietro un binocolo

Ma con guizzo

Rapido

riemergo

E mi fondo alla spuma

Delle emozioni

Sbattuta qua e là

Sapendo che

In un istante

Posso tornare

Alla pace sottomarina

Ma che amo i marosi

E il vento forte

Tanto quanto

La calma azzurra del sè

SEI TU

Ti guardo da lontano

Sei tu

Stesso abito

Stessi occhi spaventati

Stessa voce incerta

Eri fuggito, nel cuore un terrore

Che nemmeno tu sapevi ammettere

Paura di me

Di vivere

Di cambiare.

Ed ero rimasta

qui

Tra le lacrime

Prima senza poter capire

Poi fingendo di dimenticare

Poi il tempo, i giorni, i mesi

Ed ora il vento ti ha riportato

E sei sempre lì, incastonato dentro

Dove sei sempre stato

anche se ne ero

A tratti

Ignara.

E la dolce nostalgia è la mia compagna

Perché il mio cuore, chiedendosi perché

Ancora

T’ama

SENZA TITOLO

Guardo

I tasselli della nostra storia

Scorrere

Domandandomi perché

Gli ingranaggi del destino

Abbiano stritolato

Il nostro soffice

Amore

Che sapeva di burro

E farina

SENZA TITOLO

Lotto con i muscoli

Perché fermino la mia mano

Lotto con i miei occhi

Perché guardino oltre

Con il cuore

Che non voli troppo alto

Per non dover cadere e

Infrangersi

Con le labbra

Che si schiudono

In un bacio non dato

Vorrei accedere

Al tuo nucleo

Ma mi sento soltanto

Un elettrone respinto

Dalla forza prorompente

Della tua, della mia paura

Che non si distinguono

E tengono separato ciò che

Per caso

Si e’ trovato

Lotto con la necessita’

Di fare, di assaggiare, di toccare

Subito. Per Paura del tempo.

Della delusione. Di restare

Nuovamente

Sola

Con i cocci di un nuovo sogno

Infranto

SENZA TITOLO

Chiusa dentro una stanza bianca

Urlo senza emettere suono

La paura di essere senza nome

Senza identità

Mi sveglio e mi sento

Cassa di risonanza della tua

Paura

LETTERE LEGGERE

Irene: Cosa si dice di nuovo da quelle parti? Marco: ho deciso di costruire un castello di sabbia per poter scrivere lettere leggere. Irene: E cosa dicono quelle lettere? Marco: Parlano dei sogni mai realizzati, delle speranze che conservo sul fondo del cassetto, delle emozioni inespresse. Irene: E cosa è successo a quelle lettere? Marco: Un passante le ha lette, poi il vento ha soffiato per diversi giorni e diverse notti, e quando sono tornato a vedere il castello di sabbia, ciò che avevo scritto si era modificato. Irene: Davvero? Marco: Sì. All’improvviso ho potuto leggere quello che sarebbe successo se io avessi realizzato i miei sogni, nutrito le mie speranze ed espresso le mie emozioni. Irene: E cosa hai provato? Marco: Ho sentito che la mia vita stava cambiando in quel momento, che il mio cuore si riempiva di speranza e che mi sentivo forte e capace di fare cose nuove e coraggiose. Irene: è una cosa bella quella che mi racconti e dona una goccia di speranza anche al mio cuore ormai seccato dal vento del deserto. Ti ringrazio! Arrivederci a presto!

LUCE

Ardente desiderio

Di luce abbagliante

Di sole muto

Di calma fluida

Fermo l’istante

Nella bolla di luce

Dove tutto è quiete

Le mani roventi d’amore puro

Non più schiava

Del divenire emotivo

Colgo il silenzio vivo

Di presenze inanimate

Mi sento invadere

Dalla luce anelata

Da sempre incastonata

Nel mio essere universo

Disfo la tessitura della rosa

Spargendone i petali

Per farne giaciglio

Di pace odorosa

Sto nell’infinito dell’essere

SILENZIO

Varco il muro

che confina con il silenzio

Scavalco ogni rumore

Grida che graffiano l’aria

Gorgoglio di motori impazziti

Ticchettio martellante di dita nervose

E penetro nel gommoso

Abbraccio del candido nulla sonoro

All’improvviso la coscienza

Si amplifica

Il vuoto si spalanca

Come nera voragine

Dal fondo dorato.

Salto spavalda e impavida,

Trapezista flessuosa

Che si lancia come freccia

Senza rete di protezione

Atterro senza posare i piedi

Accolta dall’ospite

Che riceve ed è ricevuta

E finalmente

Tutto è fermo

Nell’oscillante tepore

Della scintilla primigenia.

Mai così dolce m’è stata

La solitudine

Mai così ho goduto

Del mio nucleo pulsante

IMPRESSIONI DOPO IL CONCERTO

Nella luce soffusa del sole calante

Che bagna il bosco antico di sassi dolenti

Il richiamo nostalgico della fisa

Si confonde con il battito rapido

Del cuore leggero

E di piedi impazienti

Nella danza immobile

Acrobati sospesi nello slancio

Sculture di plastica semoventi

Colonne metalliche che toccano il cielo

Un brontolio lontano che

Saluta i presenti

E poi solo il canto della natura

E della brezza serale…gioia pura…

Un incontro inatteso risveglia

Vibrazioni sopite

Il desiderio rinato, in punta di piedi,

Svolge come gomitolo di lana

Sorrisi e sguardi sul sentiero

Socchiudendo la porta

Al pensiero ardito di baci

E tocchi leggeri

Sulla pelle resta il marchio

Dell’aroma avvolgente

Di un timido abbraccio

Di risate nuove e cose mai dette.

Resto vibrante nell’attesa

Di un non-so-che

Ormai vicino

CAPOLINEA

Amico caro,

Parlarti era come

tornare a casa.

Sostenevi

Ogni mia scelta.

Infondevi coraggio

al mio canto.

Incontravo il tuo sguardo

nelle emozioni in musica.

Avevi un pezzo di me

Nonostante i dubbi

Che avevo voluto

Spazzare via.

Ma i dubbi hanno vinto.

Il legame è spezzato.

Ogni riferimento

Perduto.

L’affetto vaga solitario

Nel cuore

Mentre le lacrime

Lavano il suo cammino

Dolente.

Questo è il prezzo

Dell’amara ma necessaria onestà.

IL SERPENTE È TORNATO

Il serpente è tornato.

Affila la sua lingua

Pronto a svolgere le spire

Per serrarmi nel

Desiderio più puro.

Annuso odori volatili

nella brezza dei ricordi

Assaggio il sapore di te

Sulle labbra ancora intatte

Percepisco i corpi vicini

Nella lontananza del tempo

Seduta sulla riva opposta

Del fiume della vita

Vedo il corpo scosso

Dai fremiti del piacere.

Solcherò presto le acque

Per unirmi a lui, lo so.

Ma la certezza di me

Resterà dall’altra parte

Del fiume

Dove posso tornare

Ad ogni istante.

SENZA TITOLO

Oh amica della sera

Sciogli le mani gonfie

Nel mio grembo di neve

Che’ il mattino ti trovi pronta

Vesti i piedi dolenti

Dei miei calzari alati

Che’ tu possa scoprire

Sempre nuovi mondi

Osservo il tuo tormento

Con gli occhi della chioccia

Che protegge e tutela

Ma non oso

Insegnare al piede

Una via per lui

Non tracciata.

IN PUNTA DI PIEDI

Sei leggero e discreto

Come la prima pioggia autunnale

Che rinfresca le brevi notti

Settembrine

Entri in punta di piedi

Nel mio castello fortificato

Scivolandovi lieve

Come piumino di pioppo

Le tue mani belle

Delicate come un tappeto erboso

Accendono pensieri arditi

Che custodisco gelosa

Nel silenzioso gioire dei fiori di tiglio

Il mio sentire è forte

E fragile al contempo

Ma contenuto,

Come dolce nettare in fondo

Alla coppa del desiderio,

Che scorgi ma che

non vuoi, ancora,

Sorbire.

CANTO DI GUERRA

Oggi ha inizio la guerra.

Trepidante affilo la lama

Medito nel silenzio

Focalizzo l’obiettivo

Non esistono battaglie semplici.

Il dolore e la fatica

Appesantiranno

La mia armatura.

La paura getterà

La sua ombra

Sul cuore

E mi farà dubitare

Del perché lotto.

Se saprò stare

Nel momento

Se saprò essere luce

Anche nel buio

Se saprò vedere

Il mio amore splendere

Se saprò tornare sempre

A casa, nella sicurezza

Della mia essenza

Allora qualunque

Sarà l’esito

Sarò una grande guerriera.

CONFUSA IDENTITÀ

Vago,

Persa nella nebbia

Delle contraddizioni

Umida raminga senza scarpe

Che conosce la strada

Ma non muove un passo

Disegno il mio profilo

Nella polvere

Per fissare

La mia identità

Ma violente pennellate bianche

Cancellano il tratto fumoso

Confondendo le linee

Chi sono? Chiedo al lamento del vento

Dove vado? E interrogo i piedi scalzi.

Non odo nessuna voce

In risposta.

E tremo

Al pensiero di una panchina vuota

In fondo all’attesa

COME IBIS

Il soffio di un alito

Di vento

Riesce a rubare

L’anima leggera

Che danza

Spensierata controluce

È come se nulla

Pesasse

È come se nulla

Contasse

I piedi si radicano

Granitici

Nell’umida terra

E il cuore si libra come ibis

Sopra il canneto,

Denso di luce.

La perfezione dondola

Sull’altalena

Dell’ assoluta incertezza

INCOMPIUTO

Che ne sarà di questo amore piccolo

Appena rinato e già consumato?

Forse tornerà nei ricordi

Proprio da dove è giunto,

Inatteso.

Forse era solo un cerchio

Che doveva essere compiuto

Una parola sospesa

Da pronunciare

Un gesto trattenuto a lungo

E mai mostrato

Resta il gusto amaro

Dell’incompiutezza,

Per me.

Ma non per te.

Altrimenti

Qui

Al mio portone

Ti vedrei, deciso.

Altrimenti

La tua voce

Sul mio cuscino

Sussurrerebbe.

Altrimenti

Le mani affonderesti

Nel blu acrilico

Della mia tela.

BASTA!!

La rabbia attraversa il corpo

Con un tam tam primordiale

Lotto per me sola ormai

Ché ciò che ha da essere sarà

Che i fili arrotolati trovino

Da soli

La strada di casa

Starò ad osservarli

Dopo che avrò urlato nel vento

Le mie ragioni

Dopo che la delusione funerea

Avrà creato chilometri

Di bianco nulla

Basta!!

Non così sciocca

Da restare con

Le mani

Che filtrano

sale di lacrima

Vivo e guerreggio

E costruisco la mia casa

Di solidi mattoni colorati

Di vita.

SEGNALI

Eventi casuali?

Non a caso

I sentieri si incrociano

Non a caso

Agiamo nella vita degli altri

Siamo pedine senza fili

Di una comune coscienza

Riceviamo bonus

Che restano

Inutilizzati

Non cogliamo

Il filo rosso che tutto unisce

Siamo ciechi

Ai miracoli dell’universo

Impegnati a scalare

I gradini della superbia

Mentre l’ascensore

Dell’umiltà

Schizza fra le stelle.

LA NOTTE DI SAN ZUAN

Sono tornata a cercare la luna

dopo i tristi canti d’amore

della notte di San Zuan

ma il cielo stasera, purtroppo,

e’ scudo impenetrabile.

Sospesa come foschia

avvolgo il cuore nella coperta

consunta

della tristezza.

INFINITO

Aspra la costa

Del promontorio

Incontra il mare

Due mondi

Uniti da antiche origini

Accennano un appuntamento

Di sguardi

Le parole sgorgano

E scivolano

Mescolandosi

Al caffè e alle campane

Del duomo

Non c’e’ inizio e

Non c’e’ fine

E siamo li’ a volere

L’eterno minuto

Concentrato

In un raggio di luce densa

Ancora e ancora

Voglio guardare

I tuoi occhi ridere

Perché sanno di me

Ancor prima di te

Altro non voglio

Se non perdermi

Con te

Nell’infinito attimo

CANTO DI STELLE

Voglia di contatto

Stasera,

Della tua voce

Di un tuo cenno.

Perché aspettare?

Come macigno

Incombe

Il rifiuto,

L’incertezza di un inizio

Forse solo mio.

Eccomi dunque

A scrivere al mondo

Cio’ che vorrei

Per te solo

Cantare.

Un canto

Di ciclamino e di ribes

Di seta e di sole

Che sale silenzioso

Nel cielo stellato

Per poi planare

Sulle rive aguzze

Del tuo mare

COME SPUMA DI MARE

Mare

Vento

Sale tra i capelli

Danza il respiro nel petto

Non apro gli occhi

Temo di vederti sparire

Sei una misura perfetta di note

Legate da una armonia unica

Che scandisce il tempo

Del mio battito

Parole, parole

È forse solo questo

Che voglio di te

Oltre alla tua presenza

Silenziosa

Al tuo capo chino

Al mare dorato dei tuoi capelli

Alle mani lievi sui tasti

Solo guardarti

Mi basta

Solo il suono di parole

Gioiose e leggere

Riesce a cullarmi

Nel mio oggi frenetico

Aspettare

Solo questo posso

Fare

E sognarti

E sperare

Che non sia solo

Il sogno

Della mente che inganna

Il mare mi porta a te

Attraverso la roccia tagliente

E in quel mare

Perdo ogni controllo

E mi sciolgo nella spuma

Della speranza

Fino ad incontrare

I tuoi piedi nudi

Ancora e ancora

PASSI

Passi lenti sull’asfalto bagnato

Nell’odore silenzioso di pioggia

Della notte estiva

Passi di amanti a ritmo di tango

Tra i filari muti

Di grappoli acerbi

Passi fieri nella casa sognata

E finalmente tua

Dopo lunghe fatiche

Passi incerti

Di chi da poco cammina

E cade, ridendo e piangendo

Passi che si incontrano

Per un abbraccio affettuoso

Di calda amicizia e intesa

Passi che echeggiano

Sulla riva di un mare vicino

Ma lontano dal cuore

Passi di vita

Su una strada difficile

Ma sempre sorprendente

Mai i miei passi si arresteranno

I piedi procederanno

Uno davanti all’altro

Oltre ogni deviazione

Sul sentiero perfetto

Che mi è stato assegnato

RITORNO AL FORTE

Dalla fortezza

Scivola la strada

Nell’incertezza del domani

Tra le fronde oscure

Del sogno incompiuto

E l’attesa di quel

Non-so-che

Che…forse tarda ad arrivare?

Echeggiano le voci,

Punti interrogativi

Sparsi

Come indizi

Di una caccia al tesoro

Dimenticata

Le lacrime premono

Ansiose

Di compiere la loro corsa

Ma l’immobilita’ vince

In ogni rintocco di campana

LA MIA ATTESA

L’attesa scotta

Come sabbia tra le dita

L’attesa brulica

Di piccoli insetti rossi

L’attesa ostenta

La sicurezza dell’eroe

L’attesa nasconde

Le incertezze sotto le scarpe

L’attesa è rossetto

Passato di nascosto sulle labbra

E’ un vestito pronto da giorni

Per essere indossato

E’ il filo di speranza sottile,

Come la pioggia

Che rinfresca

Il mio trepidante

Fermento

IL MIO FIORE

I sogni si accavallano

Rotolano uno sull’altro

Si confondono come

Immagini trasparenti

Dello stesso fiore

Stretta nell’immobile

Paura di vivere

L’allodola freme

Senza sapere

Ma lascia scorrere

Lunghi inverni solitari

Rinunciando

Al calore dell’estate

Instancabile

La rondine vola

E ricerca nuovi tetti

Per il suo nido

Ora qua, ora là

Temendo che il tempo

Le manchi

Per costruire la nuova

Famiglia

Non voglio essere allodola

Né rondine

Voglio guardare

Il mio destino

Negli occhi

E riconoscere il contorno

Definito

Del mio fiore

PARTENZA

Mi fido a metà

Ma il cuore freme

Per amare

E schiocca rapido le dita

Al pensiero di ritrovarti

Chissà se il tuo

Si aprirà all’amore

Se saprai donare

E goderne

Abbandonato fra le mie

Braccia

Ora parti

E porti

Me

Con te

Come profumo sulla pelle

Come un segno che non si cancella

Come immagine che appare ad occhi chiusi

Come certezza di presenza interiore

Parti e lasci domande

A cui hai forse già risposto

DOMENICA, ORE 20.00

Rientro sola

Al punto di partenza

Senza il coraggio

Di abbandonare

L’ultimo oggetto

Che mi lega

Al mondo esterno

Aspetto

Immobile

Lasciando che entri

Dal finestrino aperto

L’aria carica di pioggia caduta

E frinire di grilli

E note festose

Aspetto

Che il coraggio guidi

I miei passi

Nell’ascesa verso

Il mio nucleo solitario

Che stasera ho scelto

So

Che la malinconia

Mangera’ al mio tavolo

Stasera

E che le lacrime

Avranno il sapore

Di un avocado amaro

Ma accolgo il silenzio

Spezzato dai rintocchi amici

Con il coraggio folle

Di una visione audace

Di luce splendente

IL RIPOSO DEL GUERRIERO FERITO

E se stessi sbagliando?

Perché non posso saperlo ora?

Perché la tessitura del mio processo

Non può disvelarsi prima del futuro?

Ho la testa che pulsa di domande

Senza risposta.

Sono spossata, disillusa.

Stanca di lottare.

Io, la guerriera, la valchiria, ho deposto

Lo scudo e la spada.

Arriva il giorno in cui

È necessario ritirarsi

In solitudine e meditazione.

In cui la debolezza sotto l’armatura

Si mostra nella sua interezza

E ci sommerge

Facendoci sentire profondamente

Inadeguati.

Sono stanca di cercare e restare

Ferita

Ma non riesco a fermarmi.

Prego l’universo di darmi

La forza

Di stare nella stasi.

Di curare solo il mio

Giardino delle farfalle.

Di non essere rondine,

senza essere allodola.

Vorrei solo immergermi nella luce

Dell’amore e restarci.

Posso farlo. È dentro di me.

È sempre lì per me.

Non c’è nulla da cercare fuori, mi dico.

Che sia solo la mente

Che mi spinge verso l’altro,

verso la ricerca frenetica dell’amore?

Sento che è un mio bisogno intrinseco

Che non mi fa accontentare

Dell’amore meraviglioso che ho dentro.

Forse tra qualche tempo

Come per altre cose capite a distanza

Di tempo

Capirò con estrema chiarezza

Il perché

Di tutto questo.

Ora resto con le mie domande,

il mio tormento. I muscoli stanchi

del guerriero che ha lottato

e perso la sua battaglia.

Rientro all’accampamento.

Curo le ferite. Riposo. Medito. Sto.

SENZA TITOLO

La musica è la mia droga.

L’altra è l’amore.

E l’universo mi ha donato

Una finestra con vista panoramica

Su entrambi.

RITORNO A CASA

Le pareti di roccia mi guardano

sporgendosi curiose

mentre attraverso la cattedrale

sospesa sull’Adige,

Quasi ad accogliermi

Con familiare cenno

in questa terra dura

Ma pulsante.

Come in un tempio muto

riscopro le antiche radici

e saluto le montagne

della cui roccia e’ fatta la mia armatura,

E le mele rosse quasi mature

Dolci e polpose

Nel cui succo si bagna il mio nucleo.

Sono al punto di partenza.

IMMOBILI EMOZIONI

I muscoli percorsi

Da onde d’energia

Non sanno più

Contrarsi

E abbandonano il corpo

Su un letto di emozioni,

Impotente.Paure,

Pensieri,

Parole

Fluiscono con l’energia emotiva

Senza fermarsi

Seppur fissi in questa

Immobilità senza tempo.

E il cuore…. Il cuore

Si e’ ormai sciolto

Nell’impasto emozionale.

Fuori controllo

Aspetta, contando le ore,

Il momento in cui potrà

Risuonare sul tuo.

La mente tenta invano

Di capire

Frenare

Predicare

Ma si perde nel vento.

Ricerco il mio centro

Per cogliere

La segreta tonalità

Del mio desiderio.

Non voglio confondere

Nella luce incerta del crepuscolo

I segni profondi del

Mio Sentiero.

Forse un giorno,

voltandomi,

Scorgero’

I segni dei tuoi

Passi

Accanto ai miei

E sentiro’ la tua mano

Che cinge il mio fianco

DIARIO DI UNA VACANZA SOLITARIA

<em>14 agosto</em>

Il mare e’ meraviglioso. Aspetto che il rumore delle onde rimanga l’unico suono udibile mentre il sole pomeridiano cala lentamente oltre la penisola, baciando il lato a me ignoto. Forse domani andro’ a scoprirlo. Forse no. Il mio coraggio di cose nuove e’ come un tubetto di dentifricio quasi finito. Ma forse decidero’ di spremerlo bene e di cercare nuovi luoghi silenziosi nella confusione del ferragosto. Stasera restero’ a lungo nella pineta. Ad ascoltare le onde ed i grilli. Il mare di pomeriggio e’ la carezza del sole sulle onde fresche. E’ il momento più bello.

Prendimi per mano sirena delle onde

Portami dolcemente oltre quel mare che

Scorge il mio sguardo

Su un promontorio

Dove il tempo non esiste

Dove posso immergermi

Nell’assoluta bellezza

E nel silenzio del momento

Eterno

Il meriggiare e’ pigro

E ha il rumore delle onde

Che si accalcano contro le rocce

Tormentate

Ha il sapore del sale

Che chiazza irregolare la pelle,

Come farina.

Ha l’odore della resina ricca

E degli aghi di pino

È il ricordo di stagioni passate

E il rimpianto di un abbandono,

Mai vissuto,

Che con dolce insistenza

Sbatte contro la riva

Della mia anima.

La solitudine

Siede a un tavolo

Con la tovaglia a scacchi

Bianchi e rossi.

Beve da un calice

Acqua di fonte

Osserva con distacco

Gli sguardi persi

Nel vuoto

Di chi ha poco

Da dirsi

Accarezza amorevole

I gesti di un bimbo

Che gioca intento

Accompagna

Pacata

Il mio lento desinare

&nbsp;

<em>15 agosto</em>

Non ho mai visto premantura cosi’ affollata. Cosi’ ho deciso di scegliere un pezzo di scoglio inspitale e battuto dal vento e da onde arrabbiate, disturbate dai motoscafi dei cosiddetti sportivi. Unica compagnia qualche silenzioso bagnante nudista. Il sole e’ abbacinante. Non c’e’ riparo dai suoi raggi bollenti come ferro liquefatto. Dietro di me la pineta aspetta, pronta ad accogliermi in un riposo ristoratore. Stamattina allo specchio ho visto un viso disteso. Sereno. Il mio sonno e’ stato lungo e dolce. Mi sento come se ogni parte del mio corpo fosse stata forgiata con questa terra rossa e ricca, con questa roccia aguzza e grigia, con questo mare freddo e trasparente. Mi sento tutt’uno con questo posto e mi lascio risucchiare dalla corrente nel suo nucleo.

Ecco l’oleandro fucsia

Si staglia contro il crepuscolo

Mentre le vecchie canzoni

Si diffondono stanche

Coprendo il tintinnio

Di molteplici cene.

Si accendono le luci

Le risate crescono

Ma nel mio cuore

Silenzio

Calma

Come mare piatto.

Dov’e’ quell’amore

Che rincorro senza posa?

Aspetto la luna,

E una risposta.

Stasera la mia cena era una tovaglia a scacchi arancioni e salmone. Mi sono viziata. Pesce. Ora il gelato di un gelataio dongiovanni. Una sigaretta. Due passi per guardare la gente e il paese dalle strade strette e dalle case addossate l’una all’altra. Il turismo lo ha invaso. Ma i miei occhi vedono oltre il fiume umano e si posano sulle pietre consunte del campanile, per riposare un attimo e cercare il loro silenzio, che mi parla.

&nbsp;

<em>16 agosto</em>

Il vento. Vento dell’est. Fresco, quasi freddo per me che sto all’ombra della pineta. Vento ingannatore che attenua il calore dei raggi. Vento purificatore che scaccia le nubi e riporta il sereno. Vento saggio che porta via il superfluo. Ciò che resta sono solo le colonne della vita e noi nudi, davanti alla verità, non possiamo più nasconderci.

Sto per lasciare queste fronde profumate di resina, questo scorcio amato del porticciolo, questo mare perfetto. So che inevitabilmente tornerò perché questo luogo mi aspetta. Ma questa volta c’eravamo solo noi, e ci siamo sentiti profondamente. Arrivederci Premantura, tornerò presto!

Passata a Parenzo per un’iniezione di mosaici nella basilica eufrasiana. Capossela mi accompagna nell’infinito serpente di macchine. Incredibile come i suoi versi siano evocatori di ricordi tristi e lieti e anche mai vissuti.

Finisco il mio viaggio solitario con un senso di familiarità’ e dolcezza. E’ stato (forse inaspettatamente?) bello stare in compagnia della persona più’ importante della mia vita.

In effetti si puo’ essere a casa ovunque.

ADIEU!

Il ricordo brucia

Nella ferita

Ancora non chiusa

La testa

Gira

Come instancabile

Ballerina

Mentre le tue parole

Acuminate

Fluttuano

Nel silenzio

Assordante

Dell’assenza

Voglio solo

Richiudere

Il grande libro

Della memoria

E tornare

All’inconsistente vuoto

Di bianco cotone

In cui ero immersa

Adieu!

FINE E INIZIO

Le lettere di cemento gelido

Non hanno saputo

Cancellare

La bellezza

La perfezione

E l’unico coinvolgimento

Del tempo

Che fu nostro

Ora colleziono incontri

Come ghirlande

di omini di carta

trafitti dallo spago

E addossati

In un’unica forma

Lentamente

il tuo volto svanirà

dal quaderno

del cuore

piano piano

lasciando fra le righe

bianche

tracce di zucchero

amaro

voglio essere

di nuovo

vestita di nuvole

baciata da gialle labbra

per volare con ali

impastate di cera

e di vero amore

PIOGGIA

Pioggia che scende

Con rumore amico

Tutt’uno con

Il respiro

Pioggia che sbatte

Decisa e costante

Sugli abbaini trasparenti

Del cuore

Mi sento sicura

Avvolta nella tenda

Bagnata

Che circonda i muri alti.

Il cuore colmo

Di silenziosa liquidita’

Passeggia

Tra una pozzanghera e l’altra

Saltellando

Tra schizzi di gioia e fango.

La quiete riposa

Sul cuscino

Intessuto di pioggia

OCCHI

Occhi bordati da ciglia di velluto

Occhi che ridono di mille pagliuzze

Occhi che si perdono nel nero baratro della voluttà

Occhi chiusi che annegano nel sapore di baci immemori

Occhi tristi se colpiti repentinamente nella loro fragilità

Occhi….i tuoi. E io tremo di desiderio.

CONDIVISIONE

Chiuse le strade delle parole?

Forse la gioia rende muti?

O forse è solo la coscienza

Che fa assaporare ogni istante

Vissuto come l’ultimo fiato

Di una strada in salita

Fra timidi fiori di montagna

E morbido silenzio?

Divido l’anima in mille

Frammenti brillanti

Da lanciare in aria

Perché ciascuno

Ne raccolga

Uno.

NUOVE STAGIONI

Il tuo dolore

Trafigge i pensieri

Pesa sul respiro

Scivolando

Come lacrima non versataPerché accettare?

Perché non urlare

L’ingiustizia

Al cielo plumbeo

Che piange indifferente?

Perché tutto ha

Inizio

e

Fine.

La nuova stagione è carica

Del tempo della propria morte.

Lascia che i tuoi occhi

Umidi

Si volgano

Verso orizzonti vergini

Con il coraggio

Di nuova vita,

Le mie mani calde

Posate

Sul tuo cuore.

CARPE DIEM

Sono sabbia

Carezzata

Da dita di onde

Orlate di bianco merletto

Sono mare

Abbracciato

Dall’occhio avido

Di eterni fuggiaschi

Sono fili d’erba

Calpestati

Da piccoli piedi liberi

Che giocano rotolando

Sono pura energia

Assorbita

Da corpi esausti

Che ritrovano un perché

Afferrami! Stringimi!

Per non perdere

Il tempo del cambiamento

LA MIA RABBIA

Ulula tra porte

Che sbattono

E piatti che si

Frantumano

Contro muri di

Risentimento

La mia rabbia.

Prorompe in grida

Che rimbalzano

Su giostre impazzite

E scaraventano

Buonsenso

Oltre il parapetto

Dell’autocontrollo

La mia rabbia.

La osservo,

Fluido che riempie

I tortuosi alambicchi

Pensanti.

So che

In un dato attimo

Evaporerà

In una nube nerastra,

Perdendosi

Tra gli alti cipressi.

ISOLAMENTO

Tra lacrime

E polvere

Affannata sollevo

Il ponte levatoio

Dell’anima

Mai come oggi

Comprendo

Che il dolore

Mi ha reso

Faro solitario

E che ci sono

Palizzate

Invalicabili

Per chi non conosce

L’amarezza

Circola nelle vene

Ammorbando

I fluidi vitali

Ma

Mi guardo

Mi ascolto

E so chi sono

E mi basta

FRAGILE

Fragile

Basta un tocco

Per spezzare

Il guscio vitreo

Delle certezze

Denudando

L’immensa fragilità

Del nucleo

Basta una mano

Per raccogliere

I frantumi dolenti

Delle paure

Ricucendo

L’indomita forza

Della valchiria

Siamo persi

Nella spirale misteriosa

Della vita

Per ritrovarci

Unicamente

Uomini

TI SCRIVO…

Sei inaspettata

Come ali di farfalla

Che solleticano il nasoProrompente

Come onde sulle rocce

Nelle notti rabbiose

Morbida

Come la nuova pelle

Guarita dal tormento del fuoco

Ma

Troppo dolore

Vedo brillare nel

baratro scuro

dei tuoi occhi

E

troppa rincorsa

Di amore e sensi

Vedo evaporare dalla

Buccia

Del tuo desiderio

Non posso rischiare

di perdermi

nell’abisso

del tuo amore

VUOTO

Riempio

Il vuoto

Insaziabile

E so

Che è non-fine

Nutrimento

Apparenza

Amore

Tutto sparisce

Ingurgitato

Ciò che resta

È ancora lui

Nemico invisibile

Specchio riflettente

Compagno costante

Baratro infinito

E ancora mi

Perdo

Tra i suoi umidi gradini

Foderati di muschio

E lacrime.

RAGNATELA

Al centro

Di una fitta rete

Di raggi di energia,

Ragno della coscienza,

Diffondo luce

E suono

Spengo

Il divenire

E mi adagio

Nella tenue alcova

Del tutto

Né domande

Né risposte

Solo pace

Sgocciolante

INNOMINATA

Arranco

Su un ponte infinito

Coperto di neve

E sangue

E scarpe troppo grandi

Incespicano

Su assi

Di legno insensibile.

La bufera rabbiosa

Cela il destino

E i cristalli acuminati

Feriscono

Un cuore ormai

Trasudante

Dolore.

Persa, vago.

Solo nulla bianco.

DI NUOVO

Sei di nuovo

Ovunque

Come il sole che allaga

La stanza

Chiusa di sogni

Sei la mano

Che alza d’improvviso

Il lenzuolo bianco

Dell’oblio

E soffia essenze

Cancellate ma incancellabili

Come posso scalzare

La pietra lucente

Dall’incastonatura?

Forse fuggo, forse sogno

Ma confusa, attendo.

DOMANDE

Sembra

Che la verità

Bruci come

Olio bollente

Sembra

Che la trasparenza

Sia una strega

Da cancellare sul rogo

Sembra

Che la forza d’animo

Graffi arcigna

Anime troppo sensibili.

Ma non è forse

Il coraggio

Che è scomparso

Davanti ad un muro

Di mantelli ululanti

Color grigiofumo?

NOTTE SILENTE

Il peso del silenzio dilatato

Opprime il respiro

E schiaccia i muscoli,

Stancamente all’erta.

Intesso filamenti

Di pensieri foschi

Senza saper cogliere

Il senso ultimo e saggio

Di questa solitaria tenzone.

NEL TUTTO

Infinite ragnatele

Tessono trame

D’unione

Tra palpiti di

Quarzo e opaleCuori diversi

Rintoccano all’unisono,

Un’unica linea scarlatta

A scioglierli

Assieme

Poche lucciole di coscienza

Che ammiccano

Nel buio immenso

Del disordine….

Stille di coraggio!

Pensieri e parole

QUEL CHE RESTA

Lei abbarbicata all’amore

Ogni cellula viva e pulsante

Ogni goccia di questa passione

Se la beve seduta stante

Lui con il sogno in testa

L’armatura sul cuore

Vuole solo parole e tempo

Per credere all’amore

Lei azione emozione pianto

Lui sogni parole schianto

Una corda di note li unirà.

Forse per un giorno,

Forse per l’eternità.

E quel che resta è ancora

AMORE,

lasciatecelo almeno per un’ora!

ALZA LA GONNA

Alzi la gonna

Sulle cosce sode

Per correre libera.

Per far passare l’aria

Di una vita immobile.

Perché i piedi ballino

Anche se la pioggia schizza.

Alzi la gonna

Per scoprire

Un desiderio antico,

Un serpente scolpito

Nella distanza tra la roccia

E l’azzurro dello sguardo.

Alza la gonna.

Che aspetti?

In un alito di sogno

Tutto finisce, bambina.

Che’ tu non rimanga

Con le pieghe degli anni

Incollate

Fra le dita.

PROSPETTIVE AD ALI SPIEGATE

C’era ancora tanto da dire

Ma la bocca

Mi si era seccata di fango.

E le crepe asciutte come mille rughe

Percorrevano un viso gonfio

Del rancore che punge.

Una guaina per salvarmi

Dal disconosciuto.

C’era tanto da dire

E stavo zitta.

In bocca ancora il fango deluso

Di chi ha creduto

E poi, ceduto.

Ma ora sputo il fango:

sa di muffa e parole stantie.

Sciacquo l’anima nella lavanda silenziosa.

Ricomincio a respirare il buono.

Prospettive ad ali spiegate.

POST-IT

Strappi di anima

In questi giorni stanchi.

E le parole le appiccico

Come post-it per dirtele.

Ma poi le stacco. E le mastico.

Con la rabbia di un rifiuto

Inspiegabile.

“Mi manchi”

Ultimo post-it

Scollato.

LIBERTÀ

Le mie mani e i miei piedi non si lasciano scrivere

Dal tuo desiderio di controllo.

I miei capelli volano brucianti di libertà.

Mi scruti per capire.

Ma vedi solo un vuoto involucro.

Io sono ormai

Altrove.

ARRIVERA’

Arriverà il tempo delle ali

Che varcano cancelli di ferro.

Arriverà il tempo dei sogni

Che creano la realtà.

Arriverà il tempo della vita

Da respirare e mangiare lentamente.

Quel tempo è già nei miei occhi.

Già lo vivo.

Il resto…dettagli da ufficio.

ROMEO

E torno a scrivere

Al mio Romeo immaginario.

Giulietta senza crinoline.

Senza sogni a lieto fine.

Un’emozione mi basta

Per questo cuore sonnolento.

Sveglialo a scossoni, Romeo.

E poi un fiore e una parola giusta.

Per farmi bruciare. Ancora.

Prendimi e potrai andartene.

Lasciarmi consumare di nostalgia.

Romeo.

Mi sento viva. Anche sola.

PIOVE

E l’impotenza

Ci paralizza,

Sotto una pioggia

Che sa quasi di sangue.

Piccoli di fronte alla natura offesa.

Spazzati via come margherite trasparenti.

Ci restano fede e volontà.

Conficcate

nelle unghie sporche di fango.

SASSI

Pilastri

Che affondano nella terra.

Per le mie gambe impaurite.

Per il cuore greve di sassi.

Sassi di un fiume che viola.

Ed io, persa,

Piango sassi di lacrime.

Già asciutte.

A CASA

Ho scritto di te.

E così ho scritto di me.

Della sicurezza.

Della pioggia sul tetto.

Del silenzio profumato.

Di quanto amo te e me.

Insieme.

Di quanto tu sei me

E il tesoro del mio tempo

Sospeso.

Ti ricorderò così.

Ora che la libertà è violata.

Che l’intimità è rotta.

Che è giunta l’ora di dividerci.

Perché entrambe

Possiamo assumere nuove forme.

SPERARE SENZA DISPERARE

E intanto devo mettere qui

Il mio dolore.

Che preme e chiede il passo.

La delusione dell’aspettativa.

Ancora cerco affannosa

La strada. Buio cieco.

Solo le mie mani mi aiutano.

Mani di speranza.

Mani che lavoreranno il futuro

Come plastilina.

Rialziamoci.

C’è del lavoro da fare.

NOTE D’UFFICIO

Costruisco di amari mattoni

Il recinto del distacco.

Per arginare:

– Fughe di gioia estrema

– Una bambina che sa ancora giocare

– Attacchi di creatività compulsiva

– I cocci delle maschere ormai smesse

– La lingua tagliente della verità.

Nel girone infernale di polvere e carta

L’unica musica è il tic-tac dei tasti furibondi.

Non vi appartengo.

NON SCRIVO PIÙ’ D’AMORE

Non scrivo più d’amore

Amor mio.

Perché l’universo

Ha dato voce al mio richiamo.

Ed ha intessuto

Di libertà e rispetto

Ogni mia fibra.

Perché ha spento l’ossessione

E reso la solitudine amica.

Non scrivo più d’amore

Amor mio.

Perché, distratta dal vento dell’arte,

L’ho seguito fino a te.

E nel bello

ci siamo incontrati.

E amati.

Scrivo ancora d’amore

Amor mio.

Ma in silenzio.

Perché questo amore,

Lo vivo.

SENZA TITOLO

Perché

contenermi,

etichettarmi,

incanalarmi?

sono lava rovente

che si raffredda, se serve.

ma la vita che scorre in me

non si spegne,

il mio entusiasmo trabocca.

danzo bambina sotto il sole e la pioggia.

rido fino alle lacrime libera da costrizioni.

sopra ogni sofferenza e dolore.

che esistono e feriscono.

ma la gioia è più grande

AMORE È

Amore è

Che esisti solo tu

Che gli altri sono manichini trasparenti

Che ogni voce è la tua

Che sei in ogni minuto del tempo

Solo tu, sopra tutto.

Non voglio niente di meno.

E so che non chiedo troppo.

SENZA TITOLO

Ci brillano gli occhi.

Tremo nel dirlo,

Al buio.

Taccio e proteggo

Magie e nuove alchimie.

E il mio corpo bruciante

Alimenta la nostra luce.

E il tuo silenzio di velluto

Adorna il nostro amore,

Color lavanda.

MOSTRATI

Mostrati

Senza maschera

Mio cavaliere!

Solo

L’autenticità dei tuoi gesti

La fermezza delle tue idee

L’indipendenza del tuo spirito

Sapranno farmi tua.

Vano è il tentativo

Di nascondersi e compiacere.

Perché la verità vince, sempre.

E il coraggio si nasconde

Dietro trame

Di fragile

Roccia

Calcarea.

CERTI DONI

Certi doni

Giungono inattesi.

Pacchetti del destino.

Quando la speranza

È in riserva.

Quando l’occhio

Guarda altrove

Stanco di attendere.

Allora suonano

Alla porta,timidi.

E prorompono

Fiumi in tumulto.

Albeggia,

Sulle nostre mani

Intrecciate.

DIMMI IL TUO NOME

Sei

Il silenzio pieno

Che ho sempre voluto

Accanto.

La parola nascosta

Che entra nelle pieghe

Della mia ritrosia.

Il velluto di una voce

Che sussurra

Per non spezzare magie.

L’anello di congiunzione

Tra la mia aria

E la tua terra.

Lo specchio implacabile

Nel quale vedere

Le mie ombre, e amarle.

La mano coraggiosa

Che temevo tardasse

Troppo

A farmi sua.

Dimmi il tuo nome.

Forse sara’ infine

La chiave della mia anima.

DICI CHE C’E’ ANCORA TEMPO

Dici che c’e’ ancora tempo

amore

Per conoscerci e perderci

In fondo a un sentiero di polvere e baci?

Dici che c’e’ ancora tempo

amore

Per affondare gli occhi nella pelle

E lasciar parlare i silenzi pregni?

Dici che c’e’ ancora tempo

amore

Per una casa di saldi mattoni

Dove maschere e falsari sono banditi?

Dici che c’e’ sempre tempo

amore

Per l’Amore?

Quello di cui sai da sempre. Quello che non sprecheresti mai.

Il tempo divora i miei riccioli neri.

E il mio cuore batte sempre

Più lesto.

FIUME ROSSO

Stasera ho urlato il tuo nome

In mezzo al fiume rosso.

E tu eri li’, muto.

Ad accendere fuochi.

A guardarmi lento.

Mentre le fiamme mangiavano

La mia pelle riarsa.

E i tuoi occhi erano le fiamme.

E la mia pelle e’ diventata fiume.

E il tuo nome l’eco del mio desiderio.

Non mi sono mai spenta

In mezzo al fiume rosso.

Solo trasformata.

URGENZA

Nemmeno l’aria

Passerà

Tra i nostri corpi.

Stretti.

Abbarbicati .

L’uno all’altro.

Come se nessun altro modo

Di esistere

Fosse possibile.

LA PELLE

La pelle cerca

i baci del sole

Il tocco del vento

Si spoglia di ogni indumento.

Veloce. Prima che il tempo

La eroda.

Pronta per l’amore rapido.

Bruciante. Necessario. Pratico.

Eppure.

Le labbra del sole e il morso del vento

Pungono come un tormento.

Perché già troppo la pelle

E’ rimasta in gabbia.

Lontana dalle tue mani

Avide. Sapienti.

Belle.

FAMIGLIA

Ho conosciuto l’amore del clan.

La gioia del fare tanto in tanti.

La confusione adorabile degli incontri.

L’infanzia affollata dei pomeriggi estivi.

I mille regali sotto l’albero per i mille cugini.

Ho conosciuto lo strazio della famiglia interrotta.

Del dolore improvviso.

Delle guerre intestine.

Dell’odio tra fratelli.

Della perdita.

Della solitudine.

Ma nessuno e nulla cancelleranno i ricordi. E i luoghi del cuore.

E ciò che per me e’ famiglia.

PAZZE REITERAZIONI

Le cose che finiscono

Lasciano sbavature

Appiccicose, lente a sbiadire.

Per lavarle,

Raschio il tessuto del cuore.

Mappa di rosse cicatrici.

Su cui traccio nuovi percorsi.

Pazze reiterazioni.

SCADENZE

È tempo di mogli.

Non di amanti.

È tempo di cose fatte a modo.

Non di lenzuola lacere di desiderio.

È tempo di sorrisi infiocchettati e di coscienze immacolate.

Non di baci strappati a morsi e colpe soffocate da grida di piacere.

È tempo di sopravvivere nascosti.

Non di vivere la verità urlante dell’essere.

Ormai quel tempo è scaduto.

STELLA

non un falena

che muoia nella luce

della mia stella

ma un’altra stella

luminosa

che mi aiuti a brillare

FUGA

Fuggi

Dal mio dolore allo specchio.

Mi speravi leggera.

Ma ricamo piombo

E fuliggine

Con filo di cioccolato bianco

E sudore solidificato

Dall’attesa.

Una voce

Bambina

Ripete identico

L’amore

La realtà

Adulta

Stronca ogni palpito

Di illuse ali

Ramingo il cuore. In sospeso.

“Nonpossosmetteredibattere”. Dice.

SIAMO

Mescoliamo sangue sputo spavento

Nella giostra impazzita del nostro amore

Pronti ad essere scaraventati

Nell’ignoto

Di un dolore inevitabile,

di una passione ineffabile,

di un nodo ormai inscindibile.

Noi siamo, oltre ogni tempo.

ADIEU

Non hanno più quel sapore

Di rose e nebbia

I tuoi occhi.

Li hai velati di distanza.

I capelli al vento

Odorano della polvere

Di un rosso sipario di velluto stanco.

Non li potrò pettinare di baci.

Nostalgia. Encore une fois.

Di cose mai state.

Che si sgretolano prima di essere.

HO CANTATO

Ho cantato col tuo sguardo addosso

Stasera.

E mi facevi sentire bella.

Ho respirato col tuo respiro tra i capelli

Stasera.

E mi pettinavi con dolcezza.

Ho dormito con le tue mani nelle mie

Stasera.

E non voglio più lasciarle.

Sei presente. In questa assenza

Dai contorni pronti a sfumare

In un unico tratto.

Aspetto domani.

SPAZI

Mi insegni gli ampi spazi

Nel tuo girovagare

Tra parole e silenzi.

Distanze che piano

Si fanno piccole increspature.

L’occhio poco allenato

D’un tratto libero

Di spaziare osserva

Un mondo che prende forma.

E non basta quasi

Per tutto ciò che ci aspetta.

VOLUTE

Qui stelle. Cielo. E vento.

E il silenzio di inespressi amanti.

Che schiavi dell’assenza

Non sanno usare il prezioso tempo

Della parola viva.

E tu. Dove nascondi le tue frecce

Pungenti, amor mio?

Le hai riposte nella custodia

Timide, insieme al tuo archetto di seta.

E restiamo qui.

Tra stelle. Cielo. E vento.

A contemplare le lente volute

Del fumo del nostro amore

Mai stato.

Dormi!

Che e’ già mattino.

CENERE

Spento è l’incendio improvviso.

Alimentato prima dal vento delle idee

E poi dal legno dei sensi.

Tutto ha travolto.

E poi

Ogni scintilla si è arresa.

Cenere,

resta.

Buona per la terra. Ma fredda.

LEI, LUPO

Nel bosco, mi faccio preda.

Dalla montagna

Scendi, curioso.

Nel chiarore mi dipingi.

Annusi. Indaghi.

Passi oltre.

Resta un giaciglio intonso.

E una preda nell’oscurità.

NODI

Pettinando i lunghi capelli del tempo

La spazzola incontra un nodo inestricabile.

Incespico. Mi graffio. Urlo di rabbia.

Il nodo resta. Non sta a me scioglierlo.

Le cose accadono e i nodi si sfrangiano.

Nulla mi è mai stato promesso.

ATTESA

Baci non dati

E carezze interrotte

Assaporo, voluttuosamente,

Sulla pelle arrossata

Dalle tue parole di zenzero.

Con una mano

Sfioro distanze ravvicinate.

Con l’altra cerco il dolce

Piacere

Nell’istante condiviso.

Diluisco i miei sensi

Su una tavolozza di impazienza.

TREMO

Non vedo che te.

E mi confondo .

Perché non hai volto

Ancora.

Hai il volto dei miei desideri

Gli occhi del verde che dipingo

Le mani che suonano i miei tasti.

Non sei tu.

Mera proiezione olografica

Di ciò che voglio, affannosamente.

Ti faccio combaciare

Con i miei confini.

Ma tu sei lupo. Roccia scoscesa. Selva oscura.

Perché contenerti?

E non abbattere obsoleti recinti?

E sbriciolare fossili pregiudizi?

Per poter saziarmi di ciò che lungamente

Ho braccato.

Ora è qui. E tremo.

OLTRE IL DESIDERIO

Potrei mangiarti.

Divorarti.

Saziarmi della tua carne.

Occhi fissi nei tuoi.

Ogni cellula pronta

all’amplesso,

costringo il desiderio

oltre il vetro della misura.

Per non morir di nostalgia.

Di non averti avuto.

E non aver saputo attendere.

Patteggio con la frustrazione.

TORTURA

Il contatto casuale dei corpi

Apre uno squarcio nell’armatura di indifferenza

Il sorriso all’unisono che scocca

Accende un bisogno rimosso di dolce condivisione

Un tocco lieve, mano con mano,

Scatena desideri dimenticati, sotto un velo di polvere.

La fine dell’incontro lascia pero’ scoperto

L’ardente desiderio di dare e ricevere,

Sollecitato ma non saziato.

La dolce tortura del gioco amoroso.

Crudele, perchè non mi vuoi.

E allora perchè torturarmi?

SICURA

Sei come un vecchio maglione

Che conserva storie vissute

E m’avvolge caldo, rassicurante.

Eppure sei nuovo,

Perché fuggi e alimenti

Desideri possenti.

I tuoi occhi scolpiti nel cuore,

rincorro sogni. Forse muti, e incompiuti.

È tra le tue braccia che voglio tornare.

E restarci. Felice.

Ora basta.

Ora solo caldo tepore.

LANA E CORAGGIO

Un misero intreccio

Di lana e polvere.

Il maglione di un lunedì sospeso

Tra tristezza, slancio e deluse attese.

Ricalco i miei passi all’indietro.

Ritorno dietro le mura

Delle sicurezze.

Ogni volta è più difficile uscire.

Intreccio lana e coraggio, soffio via la polvere.

PAURA

nemmeno dai il tempo al fuoco di accendersi

con le tue secchiate grondanti paura

paura

del mio magma ribollente

paura

di perderti per sentieri nuovi

paura

di una fine senza un senso

condivido

identiche paure

ma

assaggio, provo, vivo

conscia del tempo vibrante

che mi attraversa.

QUESTO AMORE

Voglio questo amore

Che freme tra le dita

E tace sulle labbra

Nel timore di svelarsi

Ginocchia nervose

Parole interrotte

Da un bacio furtivo

Un desiderio diviso

Tra paranoia e liberta’

L’unico modo di essere.

Senza alternative.

L’AMORE E LA MASCHERA

Giù giù giù

Giù la maschera!

Via queste facce di plastica

I sorrisi scolpiti

I denti falsamente bianchi

La voce costretta

I gesti monchi

Chi sono?

Cosa vedete?

Riuscite a perforare questa armatura di voglia di compiacere?

Questa armatura che protegge dalle frecce di ironie fuori luogo.

Dalle affamate cannucce dei moderni vampiri energetici

Che succhiano succhiano succhiano senza ritegno

E lasciano vuoti come bottiglie di birra sui marciapiedi.

E i ruoli?

Tanti cappelli di diversa foggia e colore

Adatti ad ogni occasione

Cambiarli è facile, ma stanca

E quando avrò il ruolo di me stessa? E basta?

Non figlia, non amica, non impiegata, non artista, non insegnante, non fidanzata…

Ma solo IO IO IO!

Nella solitudine……?

No, non ci sto. Non voglio crederci. Voglio essere me con voi, qui ed ora!

Senza fronzoli, senza orpelli, senza vesti, senza pelle, solo cuore, cervello, spirito e voce!

Qui. Ai vostri piedi. A implorare amore. A implorare ascolto. A implorare attenzione.

Solo per ciò che sono, imperfetta e meravigliosa. Nuda.

Ed ora, dopo tante parole….silenziosa.

SENZA TITOLO

voglia di semplicità.

di sentieri in discesa.

di parole spoglie.

di mani intrecciate che parlano.

di silenzi saturi.

gli occhi negli occhi.

e sole, a condire il silenzio.

MASCHERE E INCONTRI

Calcio in porta

Il pallone di stracci

Di una delusione

Che puzza di noia.

Ad ogni incontro

Stacco un pezzo

Dell’ultima maschera

E lo ingoio.

Sapore di lacrime.

Per te

Che arriverai

L’ultimo pezzo.

Conservalo.

Per non annegare

Nel mare del mio se’.

CONTROLLO

quando pensi di avere il controllo

qualcosa sfugge

non un dettaglio!

è il sassolino che completa la montagna

e le tue braccia sono troppo deboli

per sostenerla

e allora aspetti,

sorridendo,

che arrivi il vento

a fortificare le tue spalle

che splenda l’aurora

a infonderti coraggio

che scocchi un sorriso

a risvegliare l’amore nel tuo cuore.

benda il controllo

con nera stoffa profumata di cera

e siedi nel sole

ad attendere di scorrere di nuovo,

con la vita.

CONFORTANTI TOCCHI

Stringo le tue lacrime

Tra polpastrelli leggeri.

Per amarle

Delicatamente.

Cullo il tuo broncio

Con paziente

Lentezza, lieve.

So che sorriderai,

Presto.

Lasciami fare.

Lasciami amare.

Voglio entrare in te.

Ma nel tempo che e’ tuo.

FIORI

Raccolgo fiori colorati

Nel sole pomeridiano

Piccoli doni sparsi qua e là

Che mi hai lasciato stanotte

Sognandomi.

CORAGGIO

Mi guardo allo specchio

Appannato di lacrime

Paura.

Che l’amore non bussi

Che la vita non cambi

Che il tempo si fermi qui

E io li’ ad aspettare

Un treno soppresso.

Vorrei sgocciolare via

In rigagnoli invisibili

E dissolvermi.

E invece raccolgo

Le scarpe pesanti

Dove ho nascosto il coraggio.

E cammino.

2013 JOIE-DE-VIVRE

Addio 2012

Di grandi raccolti

Fatiche ricompensate

Lavoro incessante

Soddisfazione grande.

Addio 2012

Addio al dolore

Alle ferite del cuore

Al poco amore

E alle tante illusioni

E delusioni

Qui restano i pensieri neri

Te li lascio!

Porto con me il mio amore

Grande

Per la vita e le persone.

E il mio raccolto di fatica.

Perchè sono io

Che vado avanti, anno dopo anno

Crescendo.

E oggi tu muori

E rinasce in me

Il germoglio,sopito

Della speranza.

2013 – Joie-de-vivre

MAL-DE-TOI

Mi manchi

In queste sere silenziose

In cui ogni parola risparmiata

Viene cacciata

Dolorosamente

In gola.

Mi manca il tuo sorriso

Che si trasforma in smorfia

E non so quale prendere

Nell’incertezza, nella paura

Di un tuo no.

Mi manca l’odore

Di amore svelto

Quasi rubato ma necessario.

Che non capisco ma prendo

Perchè mi disseta, per poco.

Mi mancano le parole

Ruvide. Schiaffi, quasi.

Non so perchè le accetto.

Ma so il vuoto com’e’

Ora.

Voglio di più. Altro.

E allora perchè tu sei li’?

ILLUSIONI COLOR LILLA’

Vomito

Fiumi di illusioni

Che si contorcono

Sulla mia bacchetta

Magica

Color lillà.

Senza, sembro non vivere.

Senza, vivrei

Nella purezza

Onesta

Della realtà.

IL FIORE DEL DISTACCO

il fiore del distacco

è quello che porto tra le dita

verde

a ricordare l’amore

senza confini e giudizio.

quello che ti guarda

dritto

negli occhi. e sai che c’è.

giallo

a ricordare il progetto,

che si stila senza sapere

anche per poche ore

di intimità.

rosso

a ricordare la nebbia

di un’alchimia fisica

senza parole,

che divampa.

e infine il vetro.

che racchiude il fiore.

il vetro freddo, che brucia.

che ci divide, ormai.

lo porto tra le dita.

aspetto un nuovo getto.

SENZA TITOLO

Aiuto.

Sono fottuta.

Il rischio ha fatto breccia.

E sotto

Sono nuda. E mi infrango.

Come le dolci parole

Che mi rapiscono,

Contro il mio cuore sciocco.

LABBRA

Labbra calde

Appoggiate al vetro

Di neve

Del tuo desiderio

Prosciugano

Ad uno ad uno

I rivoli di una timidezza

Ormai in disuso

Inglobano

Lettere casuali

Di silenziose dichiarazioni

D’amore

Espirano

Volute lente

Del fumo profumato

Di pelle

Risucchiano

I pensieri pensanti

Per trasformarli

In passione senza realtà

Tu sai il loro nome.

E stai per sussurrarlo.

ANCORA NO

E dopo il pieno

Torna il vuoto,

Allagato

Da torrenti di pioggia.

Senza fine.

Ancora non sei tu

Che mi rimbocchi

Le coperte

Dimenticate

Della tenerezza

Ancora non sei tu

A cui la mia armatura

Si arrende

Sbriciolandosi in fiumi di piacere

Ancora non sei tu

Che mi ami e basta,

E mi abbracci,

Senza le scorie di passati dolori.

Mattina di bilancio

Freddo e solitario.

Da scaldare con le pietre

Roventi

Del mio amore

Per la vita.

TROPPO

Immobile e’ il desiderio

Per non spezzare

Fondamenta di cristallo

Se fossi qui

Come tempesta furiosa

Ti avvolgerei

Come fiamma danzante

Ti cingerei

Come onda possente

Ti prenderei

E poi dolce di miele

Mi lascerei trasportare

Dalle tue braccia

Temo pero’

Di essere

Troppo.

ARIA

Pioggia. Lavami quest’anima illusa.

Fango. Sporca la mia perfezione fasulla.

Vento. Denudami da desideri sciocchi.

Fatemi volare alto. Perdermi nel tutto.

Quaggiù e’ difficile essere aria

MINUETTO

Baciami e ancora baciami

Mentre mi accoccolo ai tuoi piedi.

Stringimi, ancora. A te.

Con dolcezza. Proteggimi.

Dal mondo. Dalla durezza.

Con le tue mani ruvide.

Che suonano pelle e legno.

Sorridi. Ridi. Fammi volare

Tra scoppi di risa, e note mute,

E baci. in levare.

E parole usate per riempire.

Che’ il silenzio avvicina.

E noi ancora distiamo

Un metro di sorriso rubato.

Ti rincorro sul filo dell’etere.

In mano lettere virtuali.

Nel cuore paura di vivere.

In tasca voglia di osare.

Prendimi e ancora prendimi.

Senza farmi accorgere.

E tua saro’. Se vorrai.

OBELISCHI

Cadono le foglie delle illusioni

Cadono i capelli dei mezzi incontri

Cade la neve dell’Amore

A coprire gli errori

E poi via,

Acqua gelida

Che lava il dolore.

Resta , In piedi

L’obelisco imperituro

Granitico, nel sole della giusta via.

Solo. Scruta l’orizzonte.

Fino a scorgere il suo gemello.

SENZA TITOLO

Le sorprese non aspettano.

Irrompono nella certezza

E prendono il timone.

Non importa per dove.

Non puoi

Che seguirle.

Con gioia.

NOTTURNAZIONE

Lunghe ore distese

Rapita da incubi grevi

Lavano grumi di paura

Lunghe ore silenziose

Chiuse le ferite

Di pelle ora intatta

Pulita

Sveglio un corpo

Rinato vuoto.

La pace avvolge

Me

Pronta alla vita.

PIUME

Le parole

Fanno delle emozioni

Piume leggere.

Aiutami a mettere

In versi

Angoscia

E pianto

E piume

Nere e grigie

Pacificheranno

La pena del mio petto.

Forse, allora,

Ci sarà posto

Per colori

Di luce.

TI LEGGEREI

Ti leggerei “adaltavoce”

Tutti i libri del mondo

Per entrare nel tuo,

Quando stai per dormire.

Ma piu’ di tutto,

Ti leggerei d’amore

Fino a farne trasudare

Ogni nostra cellula.

Per emozionarci….encore une fois!

AMAMI

Amami

Per come sorprendo i sorrisi

Ascoltami

Nei fiumi in piena che travolgono

Abbracciami

Nei miei vestiti più estremi

Guardami

Come la prima donna del creato

Prendimi, amore, prendimi

Con coraggio.

Pungo.

Ma oltre le spine posticce

Solo miele succulento.

Goccia a goccia, sulla pelle.

CASA

Rientro a piedi nudi

Nel caldo tepore

Delle sicurezze.

“Oggi rischio!”

Ho rischiato. Ho trovato.

Ho riportato.

Cosa? Cosa? Cosa?

Scaccio domande

Armata di piumini d’oca.

Raschio timori in fondo

Alla botte dell’anima.

Assaporo ricordi

In note muschiate.

Allaccio i sandali della terra

Ai miei piedi alati. Ancora nudi.

Piove. Anche qui, ora.

Qui tutto arriva tardi.

Spero anche i tuoi baci.

Che domani possa coglierli,

Appena sveglia.

TACCIO

Taccio

Perché e’ di te

Che voglio sapere.

Perché sono i tuoi slanci

Che mi incantano

E i tuoi versi

Che mi incendiano.

Taccio

Che’ il vuoto

Crea spazio

A nuove trame.

Che’ il ritmo

Sconosciuto,

Lento,

Mi avvince, piano.

Taccio

Per essere pronta

A ricevere

E a restituire in baci lievi

Il fremito fugace

Dei tuoi pensieri.

Taccio. E gioisco

Del silenzio

Di noi due.

ASPETTATIVE

E le bianche ali

Delle aspettative

Si sporcano ancora

Del nerofumo

Di delusi amanti.

È perché la perfezione

Ha ali nere e bianche

Che ti cerco

Senza ragione

Senza speranza

Senza ritegno.

E senza fine

Ti respiro appieno.

SABATO POMERIGGIO

Sabato pomeriggio pigro.

Ora di fare l’amore.

Di coccole lente.

Di pensieri leggeri.

E voler far durare le ore

come quando si tira la pasta fatta in casa.

Infinite e infinite volte.

Cosi’ vorrei passarlo

con te.

VOLA

Vola silenziosa

Colomba dell’anima

Nella pace dell’ incanto

Perfetto

Nel tremore delle corde

In musica

Tinta dal mistero

Di nuove ali.

Non sabbia

Non grano

Non piombo

Ma solo leggera lanugine

A riempire

Il cesto trasparente

Delle tue speranze.

Appena rinate.

CRISTALLO

Un muro di cristallo

Ripara il cuore

Da amore e odio.

E quanto poco ci vuole per romperlo….

DURA

Oggi dura.

Dura la schiena, e rigide le gambe

Perché il corpo si stanca subito a rinascere.

Dura la giornata da portare a sera

Perché l’umore ha toni di grigio.

Dura a lungo, a lungo, a lungo

Questa solitudine

Ed è davvero dura, dura, durissima

Da inghiottire.

Oggi pietra, dura. In attesa di morbidezza.

ATTIMO

Nei fiumi di parole

E nei versi scarni

D’amore

Ti ho cercato.

Pause di silenzio

Sono rimbalzate

Tra le mie braccia

Nelle lacrime commosse

E nelle canzoni

Tristi

Ti ho cercato.

La pace serena

Ha rintoccato

Nel mio cuore.

Con gesti inconsulti

E lettere

Compulsive

Ti ho voluto.

Stasi e fermezza

Mi hanno afferrato

I polsi dolenti.

E poi una sera

Alla porta c’eri tu.

Fermo.

Sereno.

Muto.

E dentro di me calma gioiosa.

E polvere sulle corse

Affannose.

E solo quello, il giusto

Attimo.

Ferma. Serena. Muta.

Mi hai fatta tua.

AMORE CHIAMA AMORE

Amore chiama amore!

Rispondimi veloce!

Ho qui una lista

Di cose che mi faranno

Felice

Non vedo l’ora

Di stracciarla

Insieme a te…

ODORI

Il mare, il sale

Come il legno

E la paglia nei capelli

Odorano da sempre così.

Li ritrovo nei tuoi occhi

Neri.

Perforano il mio essere.

Mi nascondo, nuda.

E le tue mani

Piccole

Cercano e racchiudono

Il seme del mio vuoto.

Non fuggirò per sempre….

DOLCEMENTE

Dolcemente mi vince

La pastosita’ della voce

Dolcemente mi culla

La spalla di roccia calcarea

Dolcemente mi guidano

Occhi trasparenti e attenti.

Dolcemente mi arrendo

A lenti passi.

Niente urgenza.

Nulla da dimostrare.

Solo essere.

E nuovamente

Amare.

STASI

Lenti sguardi

Colano nella luce

Su corpi nudi, sotto i vestiti.

Ferme mani

Si stringono d’ansia

E di desiderio scolpito.

Dilagano timori

Ad ampie ondate

Di trattenuta impazienza.

E tu ti mordi incerto un labbro

E io assaggio la piccola goccia

Del sangue del tuo amore.

Aspetto il coraggio. Domani.

COULEURS – COLORI

Il cuore ha piccoli sussulti

Che la ragione non vuole registrare.

Osserva il tuo corpo dipinto

Con il sorriso ironico

Di chi crede di conoscere ogni risposta.

Ma il cuore prende i tuoi colori

Per tatuarli

Sul mistero

Di nuove alchimie.

È TEMPO

Ad occhi chiusi

Sogno l’abbraccio

Del pianto dei grilli

Della lavanda inebriante

Di un’estate inesplosa

Di un amore sconosciuto

Che bussa tre volte.

Ora e’ tempo

Di sciogliere le trecce

In un mare di pece

E lenzuola rosse.

Ora e’ tempo. Amami.

SOLA

Bianco come un foglio

Il nulla che la circonda

Pianta senza concime,

Che allunga le mani di foglie

E afferra sbuffi di aria rovente.

Copri di spine le foglie

Annerite!

E fai di una sola goccia

Nutrimento eterno.

COSA RESTA DI UN ABBRACCIO

Cosa resta di un abbraccio?

Il calore della stretta

Che toglie il respiro.

Il profumo di pelle straniera

A lungo sospeso.

L’illusione

Di potersi stringere

Ancora e ancora.

Un solco vuoto,

Che non sa

Quando potrà colmarsi

Encore une fois.

DIMENTICO

Stasera

Rapita dai grilli

la mia voce ipnotica

Si e’ fusa al canto

dell’ultima sola cicala.

Seduta

Sul ciglio di un viottolo

Gli occhi del sonno

E il cuore leggero

Hanno danzato

Un valzer lento

Dal tempo

Indecifrabile.

Tutto immobile

Nel concerto infinito

Della giungla del meriggio.

L’ordine delle cose. Cosi’ perfetto.

Io. Cosi’ imperfetta eppure

Completa.

Dimentico.

SPECCHIO

A volte scrivi per timore che i tuoi pensieri, nel silenzio della solitudine, resteranno lì, senza che mai nessuno li possa vedere, come sospesi.

Si ha bisogno di un pubblico, che legga, ascolti, capisca. Per non sentirci trasparenti, come volute di fumo, che al primo alito di vento, svanisce.

Perché se non mi vedo riflessa negli occhi dell’altro, come faccio a sapere che esisto?

18 maggio 2012

Mi hanno chiesto che cosa voglio fare con la musica, quale strada percorrere, quali scelte stilistiche fare….

ma come! è la musica che sceglierà cosa farmi fare! è la mia voce interiore che sceglierà la mia strada. è la vita che traccerà il mio cammino. io dovrò solo assecondarle….restando in ascolto, ma restando fluida!

DONNA INTERROTTA

Donna interrotta nell’amore

Resisto e non so dipingerti

Scrivo anima e parole

Ma la tua anima mi morde

Ricoperto di lustrini e petali

Il tuo profilo si confonde

Spezzato dagli eventi e dal dolore

Di non sapere ricongiungere

Il dolce il buono e la purezza

A cio’ che perfetto non scorre

Perche’ sei una donna completa

Di bianco e anche nero scolpita

Tra lacrime tese

Parole taciute

Gesti bloccati

Sguardi deviati

Ti lascio affiorare

Donna interrotta

Ti guardo negli occhi

E dichiaro sconfitta

Sei tu sulla tela che prendi la forma

Sei tu dentro me che urli rotonda

Sei tu che mostrarti desideri ora

E altro non faccio, dipingo di getto

Dipingo me e te, donna interrotta

Sperando che il tratto unisca i confini

Nell’unico amore dove confine

Non c’e’.

DECISIONI

Quando il dono cambia colore

Quando l’amore muta d’abito

Quando le parole rimbalzano

Quando si prende e non si rende

Il nulla grigiastro

Come tornado

Soffoca i fiori del prato

Ma il giardiniere sa

Che solo pochi rami

Vanno recisi

E dal vuoto improvviso

Nuovi colori fioriranno

Solo silenzio e luce

Solo solitudine e pace

Lucidano la vista e il cuore

Per sapere quali rami

Cadranno

JE CHANTE

Je chante.

Canto.

Nel corpo sole fiori brezza e sangue.

Nella mente silenzio.

Nel cuore amore e musica.

E’ tutto perfetto. E azzurro puro

contro la roccia innevata.

CALDONAZZO

Non lo vedo nel suo abbraccio scuro

che mi stringe al muro di roccia greve.

Ma i suoi mille occhi di luce

mi accompagnano

nel ventre della terra

fino a casa.

Attraverso i piloni della cattedrale

solenne e muta.

Con il rispetto di chi manca da tempo.

Respiro legno e fuoco.

Qui tutto e’ aspro

ma a me caro.

Qui io forgio nuovamente il mio scudo.

QUANTA FRETTA

Quanta fretta

Di scappare

Quanta smania

Di gustare

Quanta voglia

Di cambiare

Senza prima

Masticare

L’unico sapore

Il vero motore

Il gusto fugace

Che resta scolpito

Nell’attimo dato.

La pace non ama

Gli scoppi improvvisi

Le onde emotive

Le mani sudate.

La pace reclama

Il sussurro di onde

Il giallo del sole

Stormire di fronde.

La pace ti addenta

L’animo in fiamme

E dolce lo porta

Tra mille domande

Al dolce silenzio

Che placa la corsa.

Ed ora mi arresto.

Mi fermo, non parlo.

Di più non so dire.

Ormai per spiegare

Parole non ho.

Solo abbandono

Sussurri e sorrisi

Nel mio paniere

Cucire potrò.

Ormai appagata

Mi godo l’ondata

Di suoni colori

Voci sapori

Che gioiosa, la vita

Donarmi saprà.

EQUILIBRIO

Qual e’ il segreto equilibrio tra passione e noia? Tra paura e abbandono? Mi interrogo e osservo la vita di chi amo. E vi trovo ironia. Dolore. Tormento. E l’estasi dell’attimo. E l’universo batte la sua dura legge nel pendolo dell’ineluttabile.

UNIONI

Il sole disegna

di piccole dita di luce

l’abbraccio senza fine

di due anime frantumate.

Sospese nel silenzio

riuniscono i frammenti

di rosso pianto

nel sorriso del bosco

e fondono profumi stranieri

nell’unica essenza che sa sempre di buono.

A cui non possono negarsi.

venerdì 23 marzo 2012

È quella spinta che ti prende, che inizia piano e poi diventa una valanga senza freno. Il cuore inizia a battere forte, la mente si offusca, il pensiero si fissa…e arriva l’ossessione. E mi chiedo se sia la noia, l’insoddisfazione di un lavoro di routine senza il quale il mutuo non si paga, oppure l’eterno tormento del mio cuore di ascendente scorpione. Lo scorpione si deve tormentare, altrimenti che scorpione è? Ci dovevo nascere scorpione. Grazie al cielo sono nata un mese prima e ho solo l’ascendente. Ma anche molte cattive abitudini, tra cui l’estrema abilità nel ruminare. Mi prendo in giro da sola, razionalizzo. Ma poi mi ritrovo sempre lì. Con lo stesso pensiero. E tutti i segnali del mondo, stranamente eh?, sembrano riportarti lì! Ma allora è una persecuzione!!! Vado in bagno a respirare e meditare….un attimo di sollievo e poi ci ricasco. È il vuoto santo. È un vortice che come un enorme buco nero mi assorbe e mi prende in ostaggio. È il mio bisogno compulsivo di amore. E di innamorarmi. Possibilmente della persona giusta. Dopo una sfilza di omini di carta, ormai accartocciati sul lato destro della ghirlanda della vita. Ecco, anche questo è passato. Avanti il prossimo! E a chi mi dice che sfarfallo, rispondo: e chi vorrebbe sfarfallare di fiore in fiore se ci fosse un fiore su cui stare davvero bene? Un fiore che dà buon nettare, nutriente, dolce, succoso. Oggi è venerdì, domani ospito trenta persone a casa (mamma santa!!) e sarà una serata stupenda. Chissà se la finirò piangendo o ridendo. Come dice P., siamo 50-50.

ORMEGGI

Ciò che non può,

Non ha da essere

E vano è il tentativo

Di far sì che accada.

Molla gli ormeggi,

marinaio dell’anima!

Libera l’ancora

Di una zavorra ormai

Inutile

E lascia la tua nave

Alla deriva.

All’orizzonte

Confuse forme

Di un porto amico

Alle spalle

Il peso del passato

Nero di pece

Che lento………. si disintegra!

BUCHI

Buchi.

Nell’acqua di un brivido

A senso unico.

Buchi.

Di vuoto costante

Da riempire.

Buchi.

Nella trama di un tessuto

Difettato.

Buchi.

Spazi vuoti di silenzio

Tra le note,

Che lasci in sospeso.

Buchi.

Nelle zolle di terra fertile,

Ma ancora priva di un seme.

Buchi.

Linee interrotte della mia poesia d’amore

Mai scritta.

LENTO LENTO LENTO, IL TEMPO

Sciocca attesa

Che unge gli ingranaggi

Del desiderio!

Il tempo cola,

lento lento lento,

Goccia a goccia,

Rallentato dal cuore

Affannato,

Che spera che

Tramonto E alba

Si fondano nell’ora,

Dando luce istantanea

Al nostro giorno!

Nella mia pazzia

Osservo

Le gocce, lente lente lente.

E aspetto,

Per potermi perdere

In musica,

Tra le tue dita.

AMORE

prendi ogni centimetro di me

per poi lasciarmi scivolare

tra le dita

e volare via

sapendo che tornerò

sempre

a posarmi sulla tua mano

ARANCIA ROSSA

Sbuccio un’arancia rossa.

Pezzo a pezzo la sbuccio,

E lascio cadere i frammenti

Odorosi

Sul tappeto della vita.

Ogni pezzo un pensiero

Che mi abbandona

Senza rumore

Ogni pezzo scopre

La mia nudità

Di essere puro

Leggera, mi osservo.

Essenziale di fronte al mondo.

Pronta ad accogliere.

STAMPELLE

Taci ansia martellante!

Calmati cuore rabbioso!

Fermati mano!

Voglio restare

Nel tempo eterno.

Cullarmi nel sole,

Solo piume addosso.

Il troppo volere

Consuma i minuti

Della pacata serenità.

Ma la rinuncia

Alle mie stampelle

È ancora nascosta

Da un muro

Di rossi mattoni.

VERDE SOLITUDINE

Come la solitudine dipingerò la mia tela, verde, di un verde pastoso, pieno di lustrini stanchi, di un verde amico, che mi strizza l’occhio vedendomi triste, di un verde sporco, come la mia coscienza delusa, di un verde spento, come la mia energia svuotata. Gli occhi secchi guardano giù, nel baratro. Stanca di attendere, guardo il bianco intonso della tela. Unica amica stasera. Il suo vuoto verrà colmato da spatole affamate di colore, da dita ansiose di fondersi al colore, e presto il bianco sparirà. Come vorrei che anche il vuoto della mia anima sparisse, colmato dai colori vividi dell’amore vero. Nemmeno attendere ha più significato, ormai. Colore, lacrime, e nulla più.

SENZA VOLTO

A te vorrei scrivere

Del mio amore

Dilagante, come fiume

In piena

A te vorrei mostrare

Il cuore infinito

Dove ha un posto

Ogni tenero pensiero

A te vorrei dire

Quanto amo la vita

E la verità nel cuore

Di chi sa sorridere

A te vorrei dare

Le carezze più dolci

Scaturite da mani

Calde e amorevoli

Ma tu non hai volto,

Amor mio

E se mai ti vedrò

Tremo,

Al pensiero

Di non riconoscerti.

SENZA TITOLO

Tutto sfugge

E ogni pensiero puro si contamina.

Questo è il momento di sbarrare. Ogni porta.

Di serrare gli occhi. Di lasciarsi cadere a terra,

come un sacco di iuta inutile.

Niente consolazione. Troppa stanchezza.

Unica medicina. L’amore.

Quello degli angeli. Quello che profuma di giacinto.

Quello impalpabile che fa sorridere, e anche starnutire,

ridendo.

Nessun altro amore può dissetare

La sete ardente delle mani rapaci

Che graffiano e fagocitano ogni scampolo di cielo.

Luce abbagliante, giallo ocra. Ti chiamo urlando il tuo nome.

Inonda ogni pertugio, e satura ogni indecisione, mia salvezza.

E DOPO

E dopo

Il vuoto che

Strappa

A piccoli morsi

Ogni lustrino.

E subito

Lei, madame solitude

Mi afferra la mano

E sorride

Alle mie preghiere

D’amore.

Come scoglio

Nudo e tremante

Resto.

Tra onde di silenzio

E strascichi di nera spuma

Mentre il sipario

Inesorabile

Serra le palpebre.

VIGILIA

Dio, quante lacrime, quanta nebbia, quanta stanca paura in questa solitudine.

Anche i pensieri rallentano. Annebbiati e assonnati. Raggelati dal terrore. Intorpiditi dal sonno.

Non voglio fermare tutto, ma anche farlo, sì! Far tacere tutti. Ascoltare solo il rumore del vento e di una goccia che cade. Goccia salata, dai miei occhi arrossati. Sul mio pavimento lucidato a specchio.

Domani sarò vostra, domani mi potrete spogliare e deridere. Domani mi darò ancora una volta tutta al mondo. E di me non resterà niente. Solo lacrime asciutte, e un mucchietto di ossa e pelle secca. Che cercherà un posto dove potersi in parte ricomporre, per ricominciare la danza inesorabile degli appuntamenti.

Preda dell’autocommiserazione, solo la routine mi salva, nell’inesorabile scandirsi degli eventi inutili e vuoti che sorreggono come pilastri di cartone questa mia vita funambolica. Amen.

GIORNO FASULLO

Giorno fasullo

Che trascini arazzi sbiaditi

Lungo pareti trasparenti

Al ritmo di stanchi zoccoli

Che scalpitano nel petto

Senza direzione.

Giorno fasullo,

il dolore suona alla mia porta,

devo aprire!

Sgrana le tue ore

e concedimi un nero sonno,

per dimenticare anche il mio nome.

L’UOMO DEI FIOCCHI DI NEVE

Dove sei

Uomo dei fiocchi di neve?

Solo la pace

Conosce il tuo nome

Solo i bianchi cristalli

Vedono la tua casa

Tu solo

Sai il tuo tempo.

Un tempo amico

Di sguardi rivelatori

E parole brevi e pregne

Che gettano ponti

Che mai crolleranno.

Davanti al tuo specchio

Attendi quel tempo

Per tendere le dita,

Oltre il vetro,

Ad incontrare

Le mie.

STRASCICO

Scorre

lo strascico della rabbia

scivolando

sulle assi sconnesse

delle certezze effimere

sulla ghiaia rovente

dei pensieri ossessivi

tra le dita tremanti

che non sanno resisterle.

scorre. e passa.

sa sparire d’un tratto.

disvelando ciò che c’era

che invano

tra le pieghe rosse

si celava

e che ora punge

ancora

a sangue

l’incastro perfetto

della mia vita.

CHE FOSSE AMORE

Che fosse un bacio lento

Vorrei

Quello che mi dai

Con gli occhi

Attraverso un mare di facce

Senza volto

Che fosse una carezza

Di tenera follia

Vorrei

Quella fugace

Nel buio di una sala

Che sa di vecchi film

Che fosse amore vero

Vorrei

Quel filo che sempre

Ci lega, teso

Ma forse troppo

Fragile.

Quel filo che tengo

Ora

Tra le dita,

Spezzato.

SENZA TITOLO

Non le preghiere

che puzzano di solitudine

Non gli occhi fissi

in mute domande

Non le carezze

che si interrogano vili

Non i baci

che implorano risposta

Metterò nel mio cesto, oggi.

Oggi conduco la mia barca

al centro del lago.

E lascio

i remi

lentamente

scivolare

nelle nere voragini

gelate.

Immobile mi ricopro

Di cristalli di brina

E canto odi di sirena

Dimenticata.

TRE QUARTI

Sciocca farfalla

Vestita di nubi

Gira e volteggia

In un vaso impazzita

Conscia oramai

Di esser segnata

Da un fato oltraggioso

Che la dà per finita.

Sente lo sguardo

Di occhi curiosi

Sente l’angoscia

Frenarle le ali

Memore di albe

Di arancio infuocate

Cerca la strada

In un cielo caduto.

Come le ali

Di questa farfalla

Fluttuano i cocci,

Pensieri distratti

Nel lago salato

Sporcato di rosso,

Un rosso corposo

Che sa di sconfitta.

SENZA TITOLO

Oggi è quel giorno in cui la poesia

si posa come morbido cotone nel mio cuore dolente,

per cantargli una ninna nanna silenziosa,

che scorre nelle pagine di carta gialla.

MI SORPRENDI

Mi sorprendi

Con la tua apparente stasi

Che all’improvviso esplode

Silenziosa

Nei disegni pirotecnici notturni

Fai breccia

Nelle aspettative scontate

Scoprendo a poco a poco

Gemme ancora vergini

Dal valore inatteso.

Lentamente

Assaporo

Un tassello dopo l’altro

Rallentando

Una corsa sfrenata

Dal sapore di fuga.

Poche parole

E silenzi pregni

Per spiegarmi il senso

Del ritmo lento

Di una bossa argentina

Sfumata nel pigro indugiare

Della domenica.

Pochi gesti

Per far crollare

I miei muri di dolore.

CINEREA CONFUSIONE

Crisalide

Avviluppata

In grigi filamenti

Di energia mentale

Stantia,

La creatività

È morta!

La speranza,

Congelata!

Nello specchio

Il riflesso del nulla

Più feroce

Gioca a carte

Puntando

E perdendo

Ogni singola certezza.

Qui nessuno

Vince

Finché tutti

Non punteranno

Sulla libertà della luce.

Per ora il fumo

Confonde i contorni,

Con spietata,

Rovente

Morbidezza.

ECCOMI DI NUOVO

eccomi di nuovo a scrivere

di dolore e confusione

di incertezza e nebbia

di recinti spazzati

di muri sfondati

di sentieri perduti

di amori svaniti

di rimpiazzi trovati

poi d’un tratto gettati

eccomi di nuovo ad osservare

immagini speculari appannate

lenzuola umide abbandonate

gesti da sonnambuli diurni

occhi spenti di amanti fasulli

poi stancamente cancellati

eccomi di nuovo a non vivere

il giallo pieno dell’amore sereno

il rumore secco di un passo ardito

il sapore acre delle mani sudate

il profumo nudo della lavanda sul collo

poi inevitabilmente macchiati

oggi siamo chiusi

oggi non pensiamo

oggi la lucidità

è solo una spugna nera

che imbratta

le mie scarpe da sposa

ormai rotte

OLANDA. MUSICA. PIOGGIA. E SOLITUDINE.

<em>Eerste dag/primo giorno</em>

Mi ritrovo dopo mesi sola e lontana. Uno stato a lungo vagheggiato. Ma nella quotidianità sembra quasi impossibile fuggire anche solo due giorni dal mondo, per stare con me. E’ stato necessario comprare un biglietto. Pianificare la fuga. Arrivare allo stremo per riuscire a buttare troppe cose in valigia e salire prima sulla macchina e poi sull’aereo. Ma ce l’ho fatta. Pochi giorni ma miei. Domani fuggiro’ ancora più lontano dove non dovro’ rendere conto a nessuno se non ad una sconosciuta ospite olandese e ai miei sogni. Cosa ci faccio qui? Il richiamo e’ sempre forte. Ma non e’ più quello della famiglia adottiva. Il mio cuore ha già fatto il pieno di amore familiare nella mia terra rocciosa e fredda. E io stessa…. e’ come se riuscissi a nutrire quel vuoto incommensurabile vecchio di quasi due decenni in modo autonomo. Forse ho trovato la ricetta. Quello che mi ha spinto fin qui e’ la voglia di avventura. Di evasione dal si deve. Di ritorno alla spensieratezza di quella studentessa che apprende e che conosce la cultura del posto. Forse spensieratezza che non ho mai avuto del tutto qui in olanda. Riconosco ogni angolo ormai. E amsterdam non fara’ eccezione. Ma questa volta rincorro il sogno della musica. Del poter trovare una nuova strada di ispirazione qui nell’umido freddo olandese. Nell’illusione che qui si dia diverso peso al linguaggio artistico. Ma non e’ tutto oro quello che luccica. Forse me ne tornero’ con lo zaino colmo di delusione. O forse no. Dal momento che cerco di non nutrire aspettative troppo grandi. Vorrei pero’ tornare con la libertà scolpita nel cuore. La libertà di continuare ad esprimermi cosi’ come sono e nonostante tutto. Di chiudere la porta quando sono satura e voglio solo me. Di essere anche dolorosamente fedele a me stessa nell’attimo che fugge.

Distanza. Dal mondo. Tutto. Solo questo Sento. Nel rumore delle ali metalliche. Nei sorrisi attorno al tavolo delle feste. Nell’aria nuova e vecchia di posti lontani ma noti al cuore. Nel mio zaino di sogni. Nel mio viaggio in treno verso la città pulsante. Solo io. E le mille possibilità della vita. Sola, perché il noi qui non esiste. Non ancora.

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<em>Tweede dag/secondo giorno</em>

Passi soffocati nella moquette Scale strette da fare a memoria Sapori familiari e come sempre deliziosi nella loro eccessiva abbondanza. Eccomi nel solito posto dove poter trovare le cose ogni volta, sempre li’, come quattordici anni fa. Ma stavolta la voglia di diverso, di nuovo e’ in me. Scappo. Arrivo dove non so. Condivido con facce mai viste. Esploro canali silenziosi e fatati, bagnati qua e la’ dalla fievole luce gialla di timidi lampioni. Poi la vita notturna chiassosa. Non stasera. Stasera e’ solo un tram nella notte che sferraglia. Un’ultima passeggiata solitaria. Un letto in prestito di una rosa spagnola che forse mai vedro’. Vivo la vita dell’Irene ventenne che non ha mai osato. Mai rischiato. Casuale. Non pianificata. Dove le lingue si mescolano in una perfezione totalmente caotica ma perfettamente accordata. Dove i quadri sono sparsi ovunque. Dove si respira arte e bellezza pur nel silenzio dell’assenza. Chiudo gli occhi avvinghiata alla mia coperta. Ultimo baluardo di una sicurezza ormai inutile. Libera di decidere tutto e niente.

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<em>Derde dag/terzo giorno</em>

Sembra latte Che gocciola Attraverso le righe Delle veneziane semichiuse

Il risveglio e’ morbido. Lento. Promettente ma pigro. Un’altalena che ritmicamente ma molto lentamente alterna stasi e movimento. Fuori fa freddo. Si vede. Dai rami spogli dell’albero di fronte. Dal vento che sbatte sui vetri impolverati. La colazione aspetta dall’altro lato della strada. Conto lo sbattere di ali nella pace lattiginosa mentre la città condivide il suo sordo brontolio lontano. Tra poco….vado.

Ripercorro strade che i miei piedi già sanno. Non serve guardare la carta. I nomi sulle insegne mi accompagnano verso un lontano Natale e verso una famiglia che non c’e’ più. Ormai solo due su tre restano. E lontani. Ma i ricordi pesano come fosse ieri. E i visi. E gli occhi stretti e sfuggenti. Resta la mia voglia di pane al vapore ripieno di crema gialla e dolce e l’incapacita’ di ordinarlo perche’ non ne ho mai saputo il nome. La cena stasera e’ dolceamara. E le lacrime premono, aiutate dalle emozioni in versi francesi e olandesi assaporate in una biblioteca imponente quanto e più del palazzo della regina Trix.

Ultima notte nel caos di questa citta’ del mondo. Fiumi di folla. Occhi sgranati e sguardi allucinati per le strade. Odori forti dai coffee shop. I canali hanno perduto quella timidezza soave e io fuggo nella pace del mio rifugio in prestito. Il mio spirito rivuole silenzio e spazi aperti. Il mio essere reclama la roccia originaria. Ah….legami potenti della terra!!! Eppure disfo la tela di penelope questa notte. Per rallentare il mio rientro alla vita che corre. Al si deve. All’alterita’. Ora che ci siamo solo io e me. Ora che questo stato mi soddisfa pur nel dolore di qualche istante.

Gusto ogni istante e non temo, se non le catene del possesso.

&nbsp;

<em>Vierde dag/quarto giorno</em>

Noia? No. Ma quasi. Apatia forse. Per me equivale a sentirmi riposata. Stasi. Non mi e’ familiare. Ma ne ho bisogno. E silenzio. Quanto bisogno di entrambi? Fermati Irene. Stai. Osserva. Concediti il niente. L’inattivita’. Il vuoto. Vedrai come si riempie. Di bene. E l’amore? L’amore e’ sparito lungo i fianchi della collina. All’improvviso. E’ uscito dalla mia visuale. E qui ora ci sono solo pianure sconfinate interrotte dai pali d’acciaio di moderni mulini a vento. Che succede? Non voglio aggiungere una nuova forma alla mia ghirlanda di carta. No. Eppure ora mi appare come un gesto ineluttabile. La stanchezza pesante mi invade. Le parole scorrono prive di traccia, la puntina del giradischi continua ad incepparsi. La delusione cocente e’ in ogni nota. Manca poco ormai e la mia tela di certo non vuole compiersi. Un ultimo giorno di aria pura, poi di nuovo le catene? E di chi? E di cosa? Anche le domande si accumulano, come la polvere, nell’impalpabile solco del vinile.

&nbsp;

<em>Vijfde dag/quinto giorno</em>

Ancora umore cupo. Malessere. Incertezze e confusione. Domani rientro. E rientro col turbo. Cosa temo di quell’atterraggio? Dentro solo domande. Le risposte domani. Forse.

Wat is gebeurd Irene????? Cosa e’ successo???? Resistenze. Steccati invalicabili. Silenzio opprimente. Chiudo male. Chissà…. Wie weet? La mia terra mi chiama. Stavolta casa non e’ ovunque. O almeno non qui.

&nbsp;

<em>Sesde dag/sesto giorno</em>

Non so neppure se ho dormito. Gli occhi erano chiusi. Ma la mente….era come un disco che non smetteva di girare a vuoto. Vorticosamente. E i rumori. E il caldo. E l’aria che mancava. E i volti sgraditi dietro le palpebre. Notte agitata. In attesa del risveglio buio. Dell’addio assonnato. Delle ali metalliche del ritorno. Onrustig. Senza tregua. Un finale inaspettatamente stonato. Tagliente. Dal sapore di avocado amaro. Dal colore grigiastro. E gli amici a casa per la prima volta non sollevano l’animo. O forse, spero, non ancora. Gli occhi cercano il sonno. Ora posso chiuderli e fare tabula rasa. Posso. Se voglio.

ALI

Spicco il volo

Forte

Di ali gialle,

Umide di cera pastosa,

Intessute del tuo amore

E della nostra libertà.

Il vuoto

Si affolla di ignote mani

E dita ricurve,

Che afferrano

E imprigionano,

Avide.

Sguscio.

Sfuggo.

Scappo.

Strappo

Ogni appiglio.

Fisso lo sguardo

Nei tuoi pensieri.

Salda nel volo.

Libera nell’abbandono.

Mi fido del non-so

Che tutto avvolge

E mi libro alta nel sole.

Finalmente leggera.

NAVIGHIAMO

Poco a poco

Una pellicola di

Densa

Tempera verde

Allaga ogni spazio

Il corpo,

Nella liquidità

Appagante,

Fluttua

Ogni confine è sciolto.

Ogni pensiero ridondante.

Ogni parola muta.

Solo mani

Si intrecciano,

A sostenersi,

Sul mare di verde,

increspato dal sussurro

di un “ti amo”,

non ancora pronunciato.

Navighiamo, perdendoci.

ENCORE UNE FOIS

Due spiriti

Incrociano il sentiero

<em>Encore une fois</em>

Aggiunta una forma

Alla ghirlanda dei ricordi

<em>Encore une fois</em>

Quale il senso

Dell’accaduto e non vissuto?

<em>Encore une fois</em>

Sguardo puntato

Su nuove emozioni

<em>Encore une fois</em>

Castelli di carte

Che si sgretolano?

<em>Encore et encore…..</em>

Forme stampate a ripetizione

<em>Encore et encore….</em>

Catena di montaggio ricorrente

<em>Encore et encore……</em>

<em>ARRETEZ-VOUS !</em>

Une fois, seule.

Pour nous rendre à l’amour !

PULIZIA

Sgorgano lacrime dorate

Dagli occhi stanchi

Dello spettatore che vede e soffre

I sogni della ballerina

Di tulle rosso e bianco

Si spezzano

In un arabesque di ghiaccio

Nulla più.

Lasciatemi cadere

In un oblio dolce

Ove la corsa dei minuti

Si confonda con la foschia

Densa

Del nuovo mattino.

SENZA TITOLO

Dolce e pastoso

È l’appagamento dell’anima

Che trova il proprio sentiero.

Non chiede altro

Se non camminare

Verso una luce

Ormai

Abbagliante!

L’AMORE CHE HAI DENTRO

È bello l’amore che hai dentro

Che arrossa la pelle

Che pizzica i polpastrelli

Che abbraccia l’universo

Fino a dissolversi nel silenzio.

È dolce e sano

Come una pianta di stevia

È forte e odoroso

Come un tappeto di muschio

È leggero e dorato

Come le ali del macaone.

Timido e silenzioso

Posa un bacio di neve

Sulla mia fronte

Mentre un tremito indaco

Inonda

Ogni spazio vuoto

E sazia la fame antica

Di serena pienezza.

<h4>VORREI</h4> Vorrei poterti scrivere ogni istante per vedere spuntare un tuo messaggio

Vorrei poter sentire la tua voce che risuona nel mio corpo per calmare i battiti inarrestabili

Vorrei poterti vedere e sorriderti perché so che i tuoi occhi riderebbero imbarazzati

Vorrei poterti stare vicino, in silenzio, ascoltando il tuo silenzio, annusando il tuo lieve profumo

Vorrei poterti sfiorare con le dita e sciogliermi nelle tue mani forti

Vorrei poter accarezzare i tuoi muscoli tesi, fino a farli scivolare nel silenzio

Vorrei che le mie labbra si avvicinassero alle tue, lievi, per poterti annusare da vicino

Poi non so cos’altro vorrei. Perdermi. Questo sì. Dimenticarmi del mondo.

E avvolgermi in un intimo abbraccio con la tua anima. Due diventano uno.

Ecco cosa vorrei.

FOLGORAZIONE

Bomba.

Esplode

Spazzando via

Ogni blocco

Finalmente liberi

I cavalli dell’es

Galoppano

Trascinandomi,

Tutta

Dentro

Come fuori.

In trasparenza,

Accecante

Chi osa guardare

Il mio fulgore?

Libera

Di ballare

Nella pioggia,

Urlo di gioia.

PERDERSI

Non so più che fare

Quando il cuore corre

E vorrei stringerti

Non so più se chiedere

Le domande scomode

E la verità spigolosa

Mi trovo nella grigia

Palude

Dell’inconsistenza

E dei dubbi

Mai tanta incertezza

Ha vestito i miei gesti.

Cerco il mio faro d’amore

Tra canneti bui

E foschia densa

Ma forse

È solo il momento

Di attendere nell’oscurità.

MIE EMOZIONI

Chiedete ascolto

E negarvelo

Accresce

L’impazienza

Vi osservo

Scorrere come torrenti

Inconsulti

E mi chiedo il perché

Di tanta fretta

Eppure so

Che solo con voi

Tocco le vette dell’arte

Che solo in voi

Vedo i colori giusti

Per la mia tela

Che solo da voi

Ricevo le note

Del mio mantra segreto

E allora a voi,

mie emozioni,

mi dono ora,

in un bagno di vapore

e lacrime e risa,

che lascia gocce

luminescenti

sulla pelle umida,

come piccoli tatuaggi

da trasferire in musica.

STELLE

Lacrime che ridono

Scivolano lungo

Fianchi lattei

Pronti all’amore

Sono gioia e vento

Sono sesso e canto

Canto d’amore,

Sospinta

Dalla voglia di te

E dalle innumerevoli stelle

Di un firmamento interrotto,

Chiedendomi

Se anche questa stella

Si spezzera’ tra le dita

META

Il mio essere gioisce

Nell’appagamento più puro

Perché cio’ che e’ stato dato

Ora e’ reso, adorno

di fulgide collane di fiori

E del nero desiderio dei tuoi occhi

FUOCO

Entro nuda

Nel cerchio di fiammelle

Palpitanti

Avvolta da

Un buio di mani

Soffici

Aspetto.

Il tuo braccio

Forte

Per cingere

Il mio ventre di femminilità.

La tua bocca

Solida

Per mormorare

Sillabe che fanno vibrare la pelle arancio

I tuoi occhi

Sicuri

Per abbracciare

L’immagine della dea voluttuosa che brucia

Poi soffio e l’oscurità ci fa da fresco cuscino….

CONVERSAZIONE

Persa tra parole risonanti

e vibrazioni luminose

Sfoglio il mio dizionario

Nella tua voce.

Magia, eros. Qui ed ora.

È da tempo immemore

Che conosco

Ogni tua lettera.

È da sempre e da mai

che ti ho dentro.

Completamento

Della mia voluttuosa

Divinità.

SEI LUCE

Sei luce

E rischiari

Sei luce

E riscaldi

Sei luce

E mi guardi

E i miei occhi

Ridono di piccoli

Frammenti

Argentei .

Perché

Quando mi guardi

Brillano le mie

Vecchie lacrime

Dolenti,

Per poi evaporare,

Leggere.

Sei luce, la mia.

SENZA TITOLO

E le anime pure

Seppur lontane

Sanno trovarsi

In una cascata

Di fuochi d’artificio

Silenziosi

Siamo qui a condividere.

Emozioni.

CERTI INCONTRI

Restano sospesi

Nella condensa

Dei finestrini

Certi incontri

Recano sensazioni

Tattili mute e

tracce di materia

Indelebile

Certi racconti

Aggiungono bellezza

Alla biblioteca

Selezionata

Di anime pure

Certi sguardi

E certe parole

Lievitano

E nutrono

Fino ad unire

Due pensieri

Godiamo

Dell’incontro perfetto

All’ombra del

Gigantesco

Profilo calcareo

Del destino

CARTAPESTA

Delusa

Mi ritraggo

Nel cieco guscio

Di solitudine,

Pioggia

Di lacrime stanche

Attorno tutto

Inesorabile

Crolla,

Tessere

Del domino

Del destino

Forse per rinascere

Dal fumo di polvere?

Forse per apprendere

Nuovi schemi di gioco?

Forse per forgiare

Armature di diamante?

Attonita sto.

Senza risposta.

Una regina

Il cui regno

Si scioglie

Come cartapesta,

Al calore della fiamma

Arancione.

NO EMOZIONI

Osservo con pietà

Il sangue che filtra

Goccia a goccia

Dal labbro spaccato e dolente

Rincorro

Sciocca

Un aquilone che ormai

È senza filo

E non può essere afferrato

Lo stomaco si stringe

La nausea mi assale

Come un artiglio

Adunco

Che mi afferra alla gola

Il gusto ferrigno

Delle lacrime

Si ferma sulla lingua

Il sale rappreso sulle guance

Gli occhi spenti

Mentre l’anima pesante

Trova a fatica

Gli spazi quotidiani

Il nulla sarebbe

Un sollievo

Il buio mi darebbe

Riposo

Mi spoglierei

Di ogni strato di vita

Getterei tutto a terra

Inonderei di lacrime

L’urna di cenere

E mi lascerei galleggiare

Sul pelo dell’acqua salata

La mente vuota

Il dolore sopito

No emozioni no emozioni no emozioni

No emozioni no emozioni no emozioni

Rinuncio a tutto

Pur di trovare

Uno strappo di cielo stellato

SILENZIO

Il lamento serrato

Dei grilli

Intesse un tappeto

Infinito

Per il corpo

Dolente

I fili

di lana grezza

si annodano

ai miei pensieri

colorando

la pagina bianca

di sfumature leggere

serena

mi lascio baciare

dai raggi lunghi

del pomeriggio assolato

mentre il buio

doloroso

scivola al mio fianco

dove lo posso

semplicemente

guardare

LEGGEREZZA

La testa piena di piume

Che svolazzano lievi

E si posano nel cuore

Per poi essere

Nuovamente scosse

Come i miei pensieri

Che senza peso

Saltellano casuali

Rotolano

Disordinati

E finalmente

Quieti

Galleggiano

Sul pelo dell’acqua.

Sono la barchetta

Che serena

Attende il vento

Per spiegare le vele,

la ciliegia ancora rosea

che solo il sole

farà polposa,

il timido narciso

ancora saldamente

serrato che schiuderà

il suo aroma

inebriante.

Resto lieve

Nella leggerezza dell’attesa

Cullandomi

Nell’unico momento

FREDDO

Batte il cuore

Al vedere il tuo nome

Ma cigola

La porta dell’anima

Perché teme

La gelida indifferenza

Di cui esso

Si veste

Odiami

Colpiscimi

Con il tuo pugno

Graffiami

Con parole d’artiglio

Ma non guardarmi

Come se i tuoi occhi

Si posassero su

Un trasparente nulla

Non so perché

Ma il mio cuore,

Nido di tenero tepore,

Non merita questo freddo

Ghiaccio affilato

Che scotta la pelle

Prego l’universo

Di essere roccia

Per non cadere

Nuovamente

Frantumandomi

Ai tuoi piedi

DIN DON DAN…

È passato

Distruttivo e letale

L’uragano

Dell’emozione

Arando

Di solchi sanguinanti

L’anima

Ed ora

Resta il silenzio

Intontito

Saturo di foschia

Un nulla ovattato

Dove i suoni

Rimbalzano

Dove tutto è

Coperto

Da una pellicola

Protettiva

Qui

Ritrovo

Il contatto

Dondolando

Al suono liquido

Delle campane

Di bronzo

Che lava il dolore

E quieta le grida

Della mente

Non sento

E mi chiedo

Se vivo

Se respiro

In questo nulla

Quando invece è proprio

Questo

Il mio centro Stabile

Dove tornare

Dopo la tempesta

MOLLO

Mollo

Mollo tutto

Mollo il controllo

Mollo gli ormeggi

Mollo il peso del mondo

Mollo l’attesa

Mollo ogni aspettativa

Mollo i muscoli tesi

Mollo i tendini contratti

Mollo le emozioni tese

Mollo la lacrime salate

Mollo la voce urlata

Mollo la rabbia repressa

Mollo il dolore dimenticato

Mollo il cuore al galoppo

Mollo la corazza indurita

Mollo il bisogno di essere apprezzata

Mollo il buco nero che ho dentro

Mollo le redini dei cavalli del piacere

Mollo

Mollo tutto

Ma non mollo

La presa

Sul mio nucleo

Di silenzioso

Indomito

Amore

ECCOMI

Brucia

Il cuore

La superficie

graffiata

sento sale

sulla ferita

E un caldo dolore

Nel petto

Che martellante

Non cede.

La tristezza

Prende a morsi

I pensieri

Li fagocita

Li avvolge

In una rete oleosa

Senza via d’uscita.

Il rifiuto

Pesa

Come un blocco

Di marmo gelido

Che soffoca

Ogni alito di speranza.

L’indifferenza

Ferisce

Con la sua lancia

Appuntita

Laddove il sale continua

A bruciare.

Sono

come la foglia

Caduta dal ramo

Che volteggia nell’aria

Cupa

Sapendo

Che l’attende

Solo il buio tappeto

D’oblio

DESIDERO SENZA AVERE

Il corpo

È un fremito

Di ala di libellula

L’energia

Bollente

Scorre elettrica

Ogni cellula

Pulsa

Girando su sé stessa

I brividi

nella pelle

Come onde irregolari

Il desiderio

Mi agguanta

Mi fa sua

E mi sento schiava

Delle sue mani

Sapienti

Non posso che volere

Mani sulla mia pelle

Arrossata

Baci sulle mie labbra

Dischiuse

Dita tra i miei capelli

Spettinati

Unghie sulla mia schiena

Senza confini

Poi mi fermo

Come superficie liquida immota

Ma so che basta un attimo

Del tuo blu attonito

Per far espandere

Il mio desiderio

Fino quasi al dolore

GIOIA

Oggi la gioia mi danza nel cuore

E gli occhi brillano

Di mille pagliuzze dorate

E ridono

E osservano le cose

Come nuove

Con lo stupore

Della prima volta

Mi sento una bambina

Vestita di bianco

Che corre sulla sabbia

E si bagna i piedi nella

Schiuma salmastra

Qualche piccola conchiglia

Pizzica i suoi piedi nudi

Ma lei ride, incurante

I riccioli neri

Che ondeggiano

Come serpentelli ribelli

Che gioia indicibile

Che sereno sollievo

Nel petto.

Tutto è leggero

Tutto è possibile

Tutto sarà

Come dovrà venire

E così sarà

perfetto

AAA. PRINCIPE AZZURRO CERCASI

Aspetto colui che

con coraggio si avvicinerà

Aspetto colui che

Della passione farà la sua fiera lancia

Aspetto colui che

Con paura si interrogherà

E i suoi mille dubbi

Saprà condividere

Colui che saprà cadere

Sotto il peso delle circostanze

Per rialzarsi dolente

Ma forte perché stringerà la mia mano

Colui che saprà piangere

E ridere

Colui che mi infiammerà

Di desiderio

E colui che accanto a me

Saprà dormire sereno

Colui che vorrà

Camminare con me

Per un pezzettino di strada

Prendendomi la mano

E pur lasciandola a tratti

Saprà come trovarla

Alla cieca

Forse aspetterò invano

Ma nell’attesa

Curerò con amore

E dedizione

il mio giardino

Delle farfalle

SONO TRE DONNE

Sono tre donne

Innamorate

Fragili

Forti

Nel cuore sogni coraggiosi

Tra loro affini i desideri

Stessa lotta

Stesse cadute

Stesse lacrime taglienti

La prima si specchia

in un piccolo lago vulcanico

La superficie calma

Il nucleo che ribolle

Al contatto con

Il magma della passione

La fibra tenace

L’abbraccio come miele

L’altra è riflessa in un fiume

Che scorre

Paziente

Dolcemente fluisce

Materno accoglie

Chi giunge a lui

E dona la sua saggezza

Al mare

Sciogliendosi in un incontro

Dolce e salato

La terza e’ un fresco torrente

D’alta montagna

Che suona argentino

tra rocce appuntite

prorompente e frettoloso

Ride tra gli schizzi

Di una gioia pura

Trascina con forza i guizzi

Argentei

Infonde il coraggio

Di giungere a valle

Sono tre donne

Diverse ma

uguali

Amano sincere

Soffrono amare

Piangono mute

Si rialzano forti

Aspettano

L’amore

A fronte alta

Nuclei di speranza

In un’alba di promesse

NELL’ARIA

Il cuore

È in tumulto

perso

nei tuoi occhi

e nel pensiero di te

Il respiro è corto

I pensieri leggeri

Guizzano

in piccoli refoli d’aria

Scompigliando

I tuoi capelli

Spettinati

Provo sensazioni

Nuove

E vecchie

Dimenticate da tempo

Impolverate

Nel cuore

Sei come il sole

Che entra all’improvviso

E scaccia la polvere e il buio

Portando l’odore di buono

Il profumo dell’aria

Fresca

Dopo il temporale

Confusa

Non posso che

Avvicinarmi

A te

Come il ferro

Al magnete

Facendomi vincere

Da una dolce impotenza

MARE NOSTRUM

Filamenti del destino

Come tentacoli del polpo

Che fluttuano lenti nella luce azzurrina

Immersa nella fluidità

Del processo

Seguo gli eventi

dietro un binocolo

Ma con guizzo

Rapido

riemergo

E mi fondo alla spuma

Delle emozioni

Sbattuta qua e là

Sapendo che

In un istante

Posso tornare

Alla pace sottomarina

Ma che amo i marosi

E il vento forte

Tanto quanto

La calma azzurra del sè

SEI TU

Ti guardo da lontano

Sei tu

Stesso abito

Stessi occhi spaventati

Stessa voce incerta

Eri fuggito, nel cuore un terrore

Che nemmeno tu sapevi ammettere

Paura di me

Di vivere

Di cambiare.

Ed ero rimasta

qui

Tra le lacrime

Prima senza poter capire

Poi fingendo di dimenticare

Poi il tempo, i giorni, i mesi

Ed ora il vento ti ha riportato

E sei sempre lì, incastonato dentro

Dove sei sempre stato

anche se ne ero

A tratti

Ignara.

E la dolce nostalgia è la mia compagna

Perché il mio cuore, chiedendosi perché

Ancora

T’ama

SENZA TITOLO

Guardo

I tasselli della nostra storia

Scorrere

Domandandomi perché

Gli ingranaggi del destino

Abbiano stritolato

Il nostro soffice

Amore

Che sapeva di burro

E farina

SENZA TITOLO

Lotto con i muscoli

Perché fermino la mia mano

Lotto con i miei occhi

Perché guardino oltre

Con il cuore

Che non voli troppo alto

Per non dover cadere e

Infrangersi

Con le labbra

Che si schiudono

In un bacio non dato

Vorrei accedere

Al tuo nucleo

Ma mi sento soltanto

Un elettrone respinto

Dalla forza prorompente

Della tua, della mia paura

Che non si distinguono

E tengono separato ciò che

Per caso

Si e’ trovato

Lotto con la necessita’

Di fare, di assaggiare, di toccare

Subito. Per Paura del tempo.

Della delusione. Di restare

Nuovamente

Sola

Con i cocci di un nuovo sogno

Infranto

SENZA TITOLO

Chiusa dentro una stanza bianca

Urlo senza emettere suono

La paura di essere senza nome

Senza identità

Mi sveglio e mi sento

Cassa di risonanza della tua

Paura

LETTERE LEGGERE

Irene: Cosa si dice di nuovo da quelle parti? Marco: ho deciso di costruire un castello di sabbia per poter scrivere lettere leggere. Irene: E cosa dicono quelle lettere? Marco: Parlano dei sogni mai realizzati, delle speranze che conservo sul fondo del cassetto, delle emozioni inespresse. Irene: E cosa è successo a quelle lettere? Marco: Un passante le ha lette, poi il vento ha soffiato per diversi giorni e diverse notti, e quando sono tornato a vedere il castello di sabbia, ciò che avevo scritto si era modificato. Irene: Davvero? Marco: Sì. All’improvviso ho potuto leggere quello che sarebbe successo se io avessi realizzato i miei sogni, nutrito le mie speranze ed espresso le mie emozioni. Irene: E cosa hai provato? Marco: Ho sentito che la mia vita stava cambiando in quel momento, che il mio cuore si riempiva di speranza e che mi sentivo forte e capace di fare cose nuove e coraggiose. Irene: è una cosa bella quella che mi racconti e dona una goccia di speranza anche al mio cuore ormai seccato dal vento del deserto. Ti ringrazio! Arrivederci a presto!

LUCE

Ardente desiderio

Di luce abbagliante

Di sole muto

Di calma fluida

Fermo l’istante

Nella bolla di luce

Dove tutto è quiete

Le mani roventi d’amore puro

Non più schiava

Del divenire emotivo

Colgo il silenzio vivo

Di presenze inanimate

Mi sento invadere

Dalla luce anelata

Da sempre incastonata

Nel mio essere universo

Disfo la tessitura della rosa

Spargendone i petali

Per farne giaciglio

Di pace odorosa

Sto nell’infinito dell’essere

SILENZIO

Varco il muro

che confina con il silenzio

Scavalco ogni rumore

Grida che graffiano l’aria

Gorgoglio di motori impazziti

Ticchettio martellante di dita nervose

E penetro nel gommoso

Abbraccio del candido nulla sonoro

All’improvviso la coscienza

Si amplifica

Il vuoto si spalanca

Come nera voragine

Dal fondo dorato.

Salto spavalda e impavida,

Trapezista flessuosa

Che si lancia come freccia

Senza rete di protezione

Atterro senza posare i piedi

Accolta dall’ospite

Che riceve ed è ricevuta

E finalmente

Tutto è fermo

Nell’oscillante tepore

Della scintilla primigenia.

Mai così dolce m’è stata

La solitudine

Mai così ho goduto

Del mio nucleo pulsante

IMPRESSIONI DOPO IL CONCERTO

Nella luce soffusa del sole calante

Che bagna il bosco antico di sassi dolenti

Il richiamo nostalgico della fisa

Si confonde con il battito rapido

Del cuore leggero

E di piedi impazienti

Nella danza immobile

Acrobati sospesi nello slancio

Sculture di plastica semoventi

Colonne metalliche che toccano il cielo

Un brontolio lontano che

Saluta i presenti

E poi solo il canto della natura

E della brezza serale…gioia pura…

Un incontro inatteso risveglia

Vibrazioni sopite

Il desiderio rinato, in punta di piedi,

Svolge come gomitolo di lana

Sorrisi e sguardi sul sentiero

Socchiudendo la porta

Al pensiero ardito di baci

E tocchi leggeri

Sulla pelle resta il marchio

Dell’aroma avvolgente

Di un timido abbraccio

Di risate nuove e cose mai dette.

Resto vibrante nell’attesa

Di un non-so-che

Ormai vicino

CAPOLINEA

Amico caro,

Parlarti era come

tornare a casa.

Sostenevi

Ogni mia scelta.

Infondevi coraggio

al mio canto.

Incontravo il tuo sguardo

nelle emozioni in musica.

Avevi un pezzo di me

Nonostante i dubbi

Che avevo voluto

Spazzare via.

Ma i dubbi hanno vinto.

Il legame è spezzato.

Ogni riferimento

Perduto.

L’affetto vaga solitario

Nel cuore

Mentre le lacrime

Lavano il suo cammino

Dolente.

Questo è il prezzo

Dell’amara ma necessaria onestà.

IL SERPENTE È TORNATO

Il serpente è tornato.

Affila la sua lingua

Pronto a svolgere le spire

Per serrarmi nel

Desiderio più puro.

Annuso odori volatili

nella brezza dei ricordi

Assaggio il sapore di te

Sulle labbra ancora intatte

Percepisco i corpi vicini

Nella lontananza del tempo

Seduta sulla riva opposta

Del fiume della vita

Vedo il corpo scosso

Dai fremiti del piacere.

Solcherò presto le acque

Per unirmi a lui, lo so.

Ma la certezza di me

Resterà dall’altra parte

Del fiume

Dove posso tornare

Ad ogni istante.

SENZA TITOLO

Oh amica della sera

Sciogli le mani gonfie

Nel mio grembo di neve

Che’ il mattino ti trovi pronta

Vesti i piedi dolenti

Dei miei calzari alati

Che’ tu possa scoprire

Sempre nuovi mondi

Osservo il tuo tormento

Con gli occhi della chioccia

Che protegge e tutela

Ma non oso

Insegnare al piede

Una via per lui

Non tracciata.

IN PUNTA DI PIEDI

Sei leggero e discreto

Come la prima pioggia autunnale

Che rinfresca le brevi notti

Settembrine

Entri in punta di piedi

Nel mio castello fortificato

Scivolandovi lieve

Come piumino di pioppo

Le tue mani belle

Delicate come un tappeto erboso

Accendono pensieri arditi

Che custodisco gelosa

Nel silenzioso gioire dei fiori di tiglio

Il mio sentire è forte

E fragile al contempo

Ma contenuto,

Come dolce nettare in fondo

Alla coppa del desiderio,

Che scorgi ma che

non vuoi, ancora,

Sorbire.

CANTO DI GUERRA

Oggi ha inizio la guerra.

Trepidante affilo la lama

Medito nel silenzio

Focalizzo l’obiettivo

Non esistono battaglie semplici.

Il dolore e la fatica

Appesantiranno

La mia armatura.

La paura getterà

La sua ombra

Sul cuore

E mi farà dubitare

Del perché lotto.

Se saprò stare

Nel momento

Se saprò essere luce

Anche nel buio

Se saprò vedere

Il mio amore splendere

Se saprò tornare sempre

A casa, nella sicurezza

Della mia essenza

Allora qualunque

Sarà l’esito

Sarò una grande guerriera.

CONFUSA IDENTITÀ

Vago,

Persa nella nebbia

Delle contraddizioni

Umida raminga senza scarpe

Che conosce la strada

Ma non muove un passo

Disegno il mio profilo

Nella polvere

Per fissare

La mia identità

Ma violente pennellate bianche

Cancellano il tratto fumoso

Confondendo le linee

Chi sono? Chiedo al lamento del vento

Dove vado? E interrogo i piedi scalzi.

Non odo nessuna voce

In risposta.

E tremo

Al pensiero di una panchina vuota

In fondo all’attesa

COME IBIS

Il soffio di un alito

Di vento

Riesce a rubare

L’anima leggera

Che danza

Spensierata controluce

È come se nulla

Pesasse

È come se nulla

Contasse

I piedi si radicano

Granitici

Nell’umida terra

E il cuore si libra come ibis

Sopra il canneto,

Denso di luce.

La perfezione dondola

Sull’altalena

Dell’ assoluta incertezza

INCOMPIUTO

Che ne sarà di questo amore piccolo

Appena rinato e già consumato?

Forse tornerà nei ricordi

Proprio da dove è giunto,

Inatteso.

Forse era solo un cerchio

Che doveva essere compiuto

Una parola sospesa

Da pronunciare

Un gesto trattenuto a lungo

E mai mostrato

Resta il gusto amaro

Dell’incompiutezza,

Per me.

Ma non per te.

Altrimenti

Qui

Al mio portone

Ti vedrei, deciso.

Altrimenti

La tua voce

Sul mio cuscino

Sussurrerebbe.

Altrimenti

Le mani affonderesti

Nel blu acrilico

Della mia tela.

BASTA!!

La rabbia attraversa il corpo

Con un tam tam primordiale

Lotto per me sola ormai

Ché ciò che ha da essere sarà

Che i fili arrotolati trovino

Da soli

La strada di casa

Starò ad osservarli

Dopo che avrò urlato nel vento

Le mie ragioni

Dopo che la delusione funerea

Avrà creato chilometri

Di bianco nulla

Basta!!

Non così sciocca

Da restare con

Le mani

Che filtrano

sale di lacrima

Vivo e guerreggio

E costruisco la mia casa

Di solidi mattoni colorati

Di vita.

SEGNALI

Eventi casuali?

Non a caso

I sentieri si incrociano

Non a caso

Agiamo nella vita degli altri

Siamo pedine senza fili

Di una comune coscienza

Riceviamo bonus

Che restano

Inutilizzati

Non cogliamo

Il filo rosso che tutto unisce

Siamo ciechi

Ai miracoli dell’universo

Impegnati a scalare

I gradini della superbia

Mentre l’ascensore

Dell’umiltà

Schizza fra le stelle.

LA NOTTE DI SAN ZUAN

Sono tornata a cercare la luna

dopo i tristi canti d’amore

della notte di San Zuan

ma il cielo stasera, purtroppo,

e’ scudo impenetrabile.

Sospesa come foschia

avvolgo il cuore nella coperta

consunta

della tristezza.

INFINITO

Aspra la costa

Del promontorio

Incontra il mare

Due mondi

Uniti da antiche origini

Accennano un appuntamento

Di sguardi

Le parole sgorgano

E scivolano

Mescolandosi

Al caffè e alle campane

Del duomo

Non c’e’ inizio e

Non c’e’ fine

E siamo li’ a volere

L’eterno minuto

Concentrato

In un raggio di luce densa

Ancora e ancora

Voglio guardare

I tuoi occhi ridere

Perché sanno di me

Ancor prima di te

Altro non voglio

Se non perdermi

Con te

Nell’infinito attimo

CANTO DI STELLE

Voglia di contatto

Stasera,

Della tua voce

Di un tuo cenno.

Perché aspettare?

Come macigno

Incombe

Il rifiuto,

L’incertezza di un inizio

Forse solo mio.

Eccomi dunque

A scrivere al mondo

Cio’ che vorrei

Per te solo

Cantare.

Un canto

Di ciclamino e di ribes

Di seta e di sole

Che sale silenzioso

Nel cielo stellato

Per poi planare

Sulle rive aguzze

Del tuo mare

COME SPUMA DI MARE

Mare

Vento

Sale tra i capelli

Danza il respiro nel petto

Non apro gli occhi

Temo di vederti sparire

Sei una misura perfetta di note

Legate da una armonia unica

Che scandisce il tempo

Del mio battito

Parole, parole

È forse solo questo

Che voglio di te

Oltre alla tua presenza

Silenziosa

Al tuo capo chino

Al mare dorato dei tuoi capelli

Alle mani lievi sui tasti

Solo guardarti

Mi basta

Solo il suono di parole

Gioiose e leggere

Riesce a cullarmi

Nel mio oggi frenetico

Aspettare

Solo questo posso

Fare

E sognarti

E sperare

Che non sia solo

Il sogno

Della mente che inganna

Il mare mi porta a te

Attraverso la roccia tagliente

E in quel mare

Perdo ogni controllo

E mi sciolgo nella spuma

Della speranza

Fino ad incontrare

I tuoi piedi nudi

Ancora e ancora

PASSI

Passi lenti sull’asfalto bagnato

Nell’odore silenzioso di pioggia

Della notte estiva

Passi di amanti a ritmo di tango

Tra i filari muti

Di grappoli acerbi

Passi fieri nella casa sognata

E finalmente tua

Dopo lunghe fatiche

Passi incerti

Di chi da poco cammina

E cade, ridendo e piangendo

Passi che si incontrano

Per un abbraccio affettuoso

Di calda amicizia e intesa

Passi che echeggiano

Sulla riva di un mare vicino

Ma lontano dal cuore

Passi di vita

Su una strada difficile

Ma sempre sorprendente

Mai i miei passi si arresteranno

I piedi procederanno

Uno davanti all’altro

Oltre ogni deviazione

Sul sentiero perfetto

Che mi è stato assegnato

RITORNO AL FORTE

Dalla fortezza

Scivola la strada

Nell’incertezza del domani

Tra le fronde oscure

Del sogno incompiuto

E l’attesa di quel

Non-so-che

Che…forse tarda ad arrivare?

Echeggiano le voci,

Punti interrogativi

Sparsi

Come indizi

Di una caccia al tesoro

Dimenticata

Le lacrime premono

Ansiose

Di compiere la loro corsa

Ma l’immobilita’ vince

In ogni rintocco di campana

LA MIA ATTESA

L’attesa scotta

Come sabbia tra le dita

L’attesa brulica

Di piccoli insetti rossi

L’attesa ostenta

La sicurezza dell’eroe

L’attesa nasconde

Le incertezze sotto le scarpe

L’attesa è rossetto

Passato di nascosto sulle labbra

E’ un vestito pronto da giorni

Per essere indossato

E’ il filo di speranza sottile,

Come la pioggia

Che rinfresca

Il mio trepidante

Fermento

IL MIO FIORE

I sogni si accavallano

Rotolano uno sull’altro

Si confondono come

Immagini trasparenti

Dello stesso fiore

Stretta nell’immobile

Paura di vivere

L’allodola freme

Senza sapere

Ma lascia scorrere

Lunghi inverni solitari

Rinunciando

Al calore dell’estate

Instancabile

La rondine vola

E ricerca nuovi tetti

Per il suo nido

Ora qua, ora là

Temendo che il tempo

Le manchi

Per costruire la nuova

Famiglia

Non voglio essere allodola

Né rondine

Voglio guardare

Il mio destino

Negli occhi

E riconoscere il contorno

Definito

Del mio fiore

PARTENZA

Mi fido a metà

Ma il cuore freme

Per amare

E schiocca rapido le dita

Al pensiero di ritrovarti

Chissà se il tuo

Si aprirà all’amore

Se saprai donare

E goderne

Abbandonato fra le mie

Braccia

Ora parti

E porti

Me

Con te

Come profumo sulla pelle

Come un segno che non si cancella

Come immagine che appare ad occhi chiusi

Come certezza di presenza interiore

Parti e lasci domande

A cui hai forse già risposto

DOMENICA, ORE 20.00

Rientro sola

Al punto di partenza

Senza il coraggio

Di abbandonare

L’ultimo oggetto

Che mi lega

Al mondo esterno

Aspetto

Immobile

Lasciando che entri

Dal finestrino aperto

L’aria carica di pioggia caduta

E frinire di grilli

E note festose

Aspetto

Che il coraggio guidi

I miei passi

Nell’ascesa verso

Il mio nucleo solitario

Che stasera ho scelto

So

Che la malinconia

Mangera’ al mio tavolo

Stasera

E che le lacrime

Avranno il sapore

Di un avocado amaro

Ma accolgo il silenzio

Spezzato dai rintocchi amici

Con il coraggio folle

Di una visione audace

Di luce splendente

IL RIPOSO DEL GUERRIERO FERITO

E se stessi sbagliando?

Perché non posso saperlo ora?

Perché la tessitura del mio processo

Non può disvelarsi prima del futuro?

Ho la testa che pulsa di domande

Senza risposta.

Sono spossata, disillusa.

Stanca di lottare.

Io, la guerriera, la valchiria, ho deposto

Lo scudo e la spada.

Arriva il giorno in cui

È necessario ritirarsi

In solitudine e meditazione.

In cui la debolezza sotto l’armatura

Si mostra nella sua interezza

E ci sommerge

Facendoci sentire profondamente

Inadeguati.

Sono stanca di cercare e restare

Ferita

Ma non riesco a fermarmi.

Prego l’universo di darmi

La forza

Di stare nella stasi.

Di curare solo il mio

Giardino delle farfalle.

Di non essere rondine,

senza essere allodola.

Vorrei solo immergermi nella luce

Dell’amore e restarci.

Posso farlo. È dentro di me.

È sempre lì per me.

Non c’è nulla da cercare fuori, mi dico.

Che sia solo la mente

Che mi spinge verso l’altro,

verso la ricerca frenetica dell’amore?

Sento che è un mio bisogno intrinseco

Che non mi fa accontentare

Dell’amore meraviglioso che ho dentro.

Forse tra qualche tempo

Come per altre cose capite a distanza

Di tempo

Capirò con estrema chiarezza

Il perché

Di tutto questo.

Ora resto con le mie domande,

il mio tormento. I muscoli stanchi

del guerriero che ha lottato

e perso la sua battaglia.

Rientro all’accampamento.

Curo le ferite. Riposo. Medito. Sto.

SENZA TITOLO

La musica è la mia droga.

L’altra è l’amore.

E l’universo mi ha donato

Una finestra con vista panoramica

Su entrambi.

RITORNO A CASA

Le pareti di roccia mi guardano

sporgendosi curiose

mentre attraverso la cattedrale

sospesa sull’Adige,

Quasi ad accogliermi

Con familiare cenno

in questa terra dura

Ma pulsante.

Come in un tempio muto

riscopro le antiche radici

e saluto le montagne

della cui roccia e’ fatta la mia armatura,

E le mele rosse quasi mature

Dolci e polpose

Nel cui succo si bagna il mio nucleo.

Sono al punto di partenza.

IMMOBILI EMOZIONI

I muscoli percorsi

Da onde d’energia

Non sanno più

Contrarsi

E abbandonano il corpo

Su un letto di emozioni,

Impotente.Paure,

Pensieri,

Parole

Fluiscono con l’energia emotiva

Senza fermarsi

Seppur fissi in questa

Immobilità senza tempo.

E il cuore…. Il cuore

Si e’ ormai sciolto

Nell’impasto emozionale.

Fuori controllo

Aspetta, contando le ore,

Il momento in cui potrà

Risuonare sul tuo.

La mente tenta invano

Di capire

Frenare

Predicare

Ma si perde nel vento.

Ricerco il mio centro

Per cogliere

La segreta tonalità

Del mio desiderio.

Non voglio confondere

Nella luce incerta del crepuscolo

I segni profondi del

Mio Sentiero.

Forse un giorno,

voltandomi,

Scorgero’

I segni dei tuoi

Passi

Accanto ai miei

E sentiro’ la tua mano

Che cinge il mio fianco

DIARIO DI UNA VACANZA SOLITARIA

<em>14 agosto</em>

Il mare e’ meraviglioso. Aspetto che il rumore delle onde rimanga l’unico suono udibile mentre il sole pomeridiano cala lentamente oltre la penisola, baciando il lato a me ignoto. Forse domani andro’ a scoprirlo. Forse no. Il mio coraggio di cose nuove e’ come un tubetto di dentifricio quasi finito. Ma forse decidero’ di spremerlo bene e di cercare nuovi luoghi silenziosi nella confusione del ferragosto. Stasera restero’ a lungo nella pineta. Ad ascoltare le onde ed i grilli. Il mare di pomeriggio e’ la carezza del sole sulle onde fresche. E’ il momento più bello.

Prendimi per mano sirena delle onde

Portami dolcemente oltre quel mare che

Scorge il mio sguardo

Su un promontorio

Dove il tempo non esiste

Dove posso immergermi

Nell’assoluta bellezza

E nel silenzio del momento

Eterno

Il meriggiare e’ pigro

E ha il rumore delle onde

Che si accalcano contro le rocce

Tormentate

Ha il sapore del sale

Che chiazza irregolare la pelle,

Come farina.

Ha l’odore della resina ricca

E degli aghi di pino

È il ricordo di stagioni passate

E il rimpianto di un abbandono,

Mai vissuto,

Che con dolce insistenza

Sbatte contro la riva

Della mia anima.

La solitudine

Siede a un tavolo

Con la tovaglia a scacchi

Bianchi e rossi.

Beve da un calice

Acqua di fonte

Osserva con distacco

Gli sguardi persi

Nel vuoto

Di chi ha poco

Da dirsi

Accarezza amorevole

I gesti di un bimbo

Che gioca intento

Accompagna

Pacata

Il mio lento desinare

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<em>15 agosto</em>

Non ho mai visto premantura cosi’ affollata. Cosi’ ho deciso di scegliere un pezzo di scoglio inspitale e battuto dal vento e da onde arrabbiate, disturbate dai motoscafi dei cosiddetti sportivi. Unica compagnia qualche silenzioso bagnante nudista. Il sole e’ abbacinante. Non c’e’ riparo dai suoi raggi bollenti come ferro liquefatto. Dietro di me la pineta aspetta, pronta ad accogliermi in un riposo ristoratore. Stamattina allo specchio ho visto un viso disteso. Sereno. Il mio sonno e’ stato lungo e dolce. Mi sento come se ogni parte del mio corpo fosse stata forgiata con questa terra rossa e ricca, con questa roccia aguzza e grigia, con questo mare freddo e trasparente. Mi sento tutt’uno con questo posto e mi lascio risucchiare dalla corrente nel suo nucleo.

Ecco l’oleandro fucsia

Si staglia contro il crepuscolo

Mentre le vecchie canzoni

Si diffondono stanche

Coprendo il tintinnio

Di molteplici cene.

Si accendono le luci

Le risate crescono

Ma nel mio cuore

Silenzio

Calma

Come mare piatto.

Dov’e’ quell’amore

Che rincorro senza posa?

Aspetto la luna,

E una risposta.

Stasera la mia cena era una tovaglia a scacchi arancioni e salmone. Mi sono viziata. Pesce. Ora il gelato di un gelataio dongiovanni. Una sigaretta. Due passi per guardare la gente e il paese dalle strade strette e dalle case addossate l’una all’altra. Il turismo lo ha invaso. Ma i miei occhi vedono oltre il fiume umano e si posano sulle pietre consunte del campanile, per riposare un attimo e cercare il loro silenzio, che mi parla.

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<em>16 agosto</em>

Il vento. Vento dell’est. Fresco, quasi freddo per me che sto all’ombra della pineta. Vento ingannatore che attenua il calore dei raggi. Vento purificatore che scaccia le nubi e riporta il sereno. Vento saggio che porta via il superfluo. Ciò che resta sono solo le colonne della vita e noi nudi, davanti alla verità, non possiamo più nasconderci.

Sto per lasciare queste fronde profumate di resina, questo scorcio amato del porticciolo, questo mare perfetto. So che inevitabilmente tornerò perché questo luogo mi aspetta. Ma questa volta c’eravamo solo noi, e ci siamo sentiti profondamente. Arrivederci Premantura, tornerò presto!

Passata a Parenzo per un’iniezione di mosaici nella basilica eufrasiana. Capossela mi accompagna nell’infinito serpente di macchine. Incredibile come i suoi versi siano evocatori di ricordi tristi e lieti e anche mai vissuti.

Finisco il mio viaggio solitario con un senso di familiarità’ e dolcezza. E’ stato (forse inaspettatamente?) bello stare in compagnia della persona più’ importante della mia vita.

In effetti si puo’ essere a casa ovunque.

ADIEU!

Il ricordo brucia

Nella ferita

Ancora non chiusa

La testa

Gira

Come instancabile

Ballerina

Mentre le tue parole

Acuminate

Fluttuano

Nel silenzio

Assordante

Dell’assenza

Voglio solo

Richiudere

Il grande libro

Della memoria

E tornare

All’inconsistente vuoto

Di bianco cotone

In cui ero immersa

Adieu!

FINE E INIZIO

Le lettere di cemento gelido

Non hanno saputo

Cancellare

La bellezza

La perfezione

E l’unico coinvolgimento

Del tempo

Che fu nostro

Ora colleziono incontri

Come ghirlande

di omini di carta

trafitti dallo spago

E addossati

In un’unica forma

Lentamente

il tuo volto svanirà

dal quaderno

del cuore

piano piano

lasciando fra le righe

bianche

tracce di zucchero

amaro

voglio essere

di nuovo

vestita di nuvole

baciata da gialle labbra

per volare con ali

impastate di cera

e di vero amore

PIOGGIA

Pioggia che scende

Con rumore amico

Tutt’uno con

Il respiro

Pioggia che sbatte

Decisa e costante

Sugli abbaini trasparenti

Del cuore

Mi sento sicura

Avvolta nella tenda

Bagnata

Che circonda i muri alti.

Il cuore colmo

Di silenziosa liquidita’

Passeggia

Tra una pozzanghera e l’altra

Saltellando

Tra schizzi di gioia e fango.

La quiete riposa

Sul cuscino

Intessuto di pioggia

OCCHI

Occhi bordati da ciglia di velluto

Occhi che ridono di mille pagliuzze

Occhi che si perdono nel nero baratro della voluttà

Occhi chiusi che annegano nel sapore di baci immemori

Occhi tristi se colpiti repentinamente nella loro fragilità

Occhi….i tuoi. E io tremo di desiderio.

CONDIVISIONE

Chiuse le strade delle parole?

Forse la gioia rende muti?

O forse è solo la coscienza

Che fa assaporare ogni istante

Vissuto come l’ultimo fiato

Di una strada in salita

Fra timidi fiori di montagna

E morbido silenzio?

Divido l’anima in mille

Frammenti brillanti

Da lanciare in aria

Perché ciascuno

Ne raccolga

Uno.

NUOVE STAGIONI

Il tuo dolore

Trafigge i pensieri

Pesa sul respiro

Scivolando

Come lacrima non versataPerché accettare?

Perché non urlare

L’ingiustizia

Al cielo plumbeo

Che piange indifferente?

Perché tutto ha

Inizio

e

Fine.

La nuova stagione è carica

Del tempo della propria morte.

Lascia che i tuoi occhi

Umidi

Si volgano

Verso orizzonti vergini

Con il coraggio

Di nuova vita,

Le mie mani calde

Posate

Sul tuo cuore.

CARPE DIEM

Sono sabbia

Carezzata

Da dita di onde

Orlate di bianco merletto

Sono mare

Abbracciato

Dall’occhio avido

Di eterni fuggiaschi

Sono fili d’erba

Calpestati

Da piccoli piedi liberi

Che giocano rotolando

Sono pura energia

Assorbita

Da corpi esausti

Che ritrovano un perché

Afferrami! Stringimi!

Per non perdere

Il tempo del cambiamento

LA MIA RABBIA

Ulula tra porte

Che sbattono

E piatti che si

Frantumano

Contro muri di

Risentimento

La mia rabbia.

Prorompe in grida

Che rimbalzano

Su giostre impazzite

E scaraventano

Buonsenso

Oltre il parapetto

Dell’autocontrollo

La mia rabbia.

La osservo,

Fluido che riempie

I tortuosi alambicchi

Pensanti.

So che

In un dato attimo

Evaporerà

In una nube nerastra,

Perdendosi

Tra gli alti cipressi.

ISOLAMENTO

Tra lacrime

E polvere

Affannata sollevo

Il ponte levatoio

Dell’anima

Mai come oggi

Comprendo

Che il dolore

Mi ha reso

Faro solitario

E che ci sono

Palizzate

Invalicabili

Per chi non conosce

L’amarezza

Circola nelle vene

Ammorbando

I fluidi vitali

Ma

Mi guardo

Mi ascolto

E so chi sono

E mi basta

FRAGILE

Fragile

Basta un tocco

Per spezzare

Il guscio vitreo

Delle certezze

Denudando

L’immensa fragilità

Del nucleo

Basta una mano

Per raccogliere

I frantumi dolenti

Delle paure

Ricucendo

L’indomita forza

Della valchiria

Siamo persi

Nella spirale misteriosa

Della vita

Per ritrovarci

Unicamente

Uomini

TI SCRIVO…

Sei inaspettata

Come ali di farfalla

Che solleticano il nasoProrompente

Come onde sulle rocce

Nelle notti rabbiose

Morbida

Come la nuova pelle

Guarita dal tormento del fuoco

Ma

Troppo dolore

Vedo brillare nel

baratro scuro

dei tuoi occhi

E

troppa rincorsa

Di amore e sensi

Vedo evaporare dalla

Buccia

Del tuo desiderio

Non posso rischiare

di perdermi

nell’abisso

del tuo amore

VUOTO

Riempio

Il vuoto

Insaziabile

E so

Che è non-fine

Nutrimento

Apparenza

Amore

Tutto sparisce

Ingurgitato

Ciò che resta

È ancora lui

Nemico invisibile

Specchio riflettente

Compagno costante

Baratro infinito

E ancora mi

Perdo

Tra i suoi umidi gradini

Foderati di muschio

E lacrime.

RAGNATELA

Al centro

Di una fitta rete

Di raggi di energia,

Ragno della coscienza,

Diffondo luce

E suono

Spengo

Il divenire

E mi adagio

Nella tenue alcova

Del tutto

Né domande

Né risposte

Solo pace

Sgocciolante

INNOMINATA

Arranco

Su un ponte infinito

Coperto di neve

E sangue

E scarpe troppo grandi

Incespicano

Su assi

Di legno insensibile.

La bufera rabbiosa

Cela il destino

E i cristalli acuminati

Feriscono

Un cuore ormai

Trasudante

Dolore.

Persa, vago.

Solo nulla bianco.

DI NUOVO

Sei di nuovo

Ovunque

Come il sole che allaga

La stanza

Chiusa di sogni

Sei la mano

Che alza d’improvviso

Il lenzuolo bianco

Dell’oblio

E soffia essenze

Cancellate ma incancellabili

Come posso scalzare

La pietra lucente

Dall’incastonatura?

Forse fuggo, forse sogno

Ma confusa, attendo.

DOMANDE

Sembra

Che la verità

Bruci come

Olio bollente

Sembra

Che la trasparenza

Sia una strega

Da cancellare sul rogo

Sembra

Che la forza d’animo

Graffi arcigna

Anime troppo sensibili.

Ma non è forse

Il coraggio

Che è scomparso

Davanti ad un muro

Di mantelli ululanti

Color grigiofumo?

NOTTE SILENTE

Il peso del silenzio dilatato

Opprime il respiro

E schiaccia i muscoli,

Stancamente all’erta.

Intesso filamenti

Di pensieri foschi

Senza saper cogliere

Il senso ultimo e saggio

Di questa solitaria tenzone.

NEL TUTTO

Infinite ragnatele

Tessono trame

D’unione

Tra palpiti di

Quarzo e opaleCuori diversi

Rintoccano all’unisono,

Un’unica linea scarlatta

A scioglierli

Assieme

Poche lucciole di coscienza

Che ammiccano

Nel buio immenso

Del disordine….

Stille di coraggio!